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L’erosione del potere d’acquisto

Per molte persone la soglia del dolore è già ampiamente superata. La Svizzera ha un chiaro problema di potere d’acquisto. I salari reali stagnano, le pensioni del 2° pilastro sono in calo, anche se i contributi sono in aumento. E l’onere dovuto ai premi dell’assicurazione malattia raggiunge spesso livelli intollerabili sui redditi medio-bassi. L’Unione sindacale svizzera (USS) propone un catalogo di misure.

In Svizzera sempre più famiglie fanno fatica a sbarcare il lunario: le fatture da pagare si trasformano in un incubo. Escludendo la spesa sanitaria, il consumo pro capite sta diminuendo e il potere d’acquisto continua inesorabile la sua erosione. «Anche in Svizzera le condizioni sociali stanno peggiorando – osserva il presidente dell’USS Pierre-Yves Maillard– cosa che attualmente viene sottaciuta. I contrasti sono sempre più forti: da una parte la situazione dei salariati e delle salariate è peggiorata, soprattutto negli ultimi due anni, con un aumento della pressione e dello stress sul posto di lavoro. Le nuove rendite del secondo pilastro – continua Maillard – diminuiscono e molte persone che lavorano o hanno lavorato una vita intera, rischiano la povertà». L’USS fa inoltre notare l’altra faccia della medaglia, ossia che il capitale cresce: Confederazione e cantoni chiudono i conti con attivi miliardari, la Banca nazionale svizzera (BNS) ha riserve per 170 miliardi di franchi, tre volte di più rispetto a pochi anni fa. E le grandi imprese gratificano lautamente i loro azionisti.

«Detto in parole povere – osserva ancora Maillard – il potere d’acquisto nel nostro Paese sta diminuendo, anche se da anni siamo in una fase di boom economico: si tratta di una situazione senza precedenti, ingiustificata e preoccupante, se pensiamo a ciò che potrebbe accadere nel momento in cui arriverà una recessione». Per risolvere questi problemi,. l’USS ha proposto dieci misure: aumenti salariali sostanziali; lotta contro le disparità di stipendio fra i sessi e un miglioramento significativo della situazione professionale delle donne (ad esempio ampliando i servizi di cura dei bambini); tredicesima in busta paga per tutti coloro che sono assoggettati ai Contratti collettivi di lavoro (CCL) e in aziende quali saloni di parrucchieri e call center. L’USS chiede anche più CCL con buoni salari minimi e maggiore tutela dei lavoratori e delle lavoratrici, un rafforzamento dell’AVS attraverso una tredicesima mensilità, un migliore rapporto prezzo/prestazioni per le casse pensioni, la limitazione dell’onere dei premi dell’assicurazione malattia al 10% del reddito disponibile, come previsto da un’iniziativa del PS. Infine, il versamento all’AVS di una parte dell’utile della BNS e un aumento degli assegni familiari. «Il nostro decalogo – conclude il presidente dell’USS – è una sorta di programma per la nuova legislatura, si tratta di proposte molto pragmatiche. Di battaglie che vogliamo combattere nel corso dei prossimi anni».

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