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Previdenza vecchiaia

AVS a 65 anni? Donne contro

Non c’è peggiore sordo di chi non vuole sentire. Poco meno di due mesi fa, accettando la RFFA (riforma fiscale e finanziamento dell’AVS), i cittadini e le cittadine di questo Paese hanno dimostrato l’importanza che attribuiscono all’AVS. La stabilità finanziaria di quest’ultima è ora garantita per i prossimi anni. Nemmeno un mese fa, le donne di questo paese hanno poi dato un chiaro segnale con lo sciopero delle donne - il più grande evento politico della nostra storia recente - chiedendo di compiere progressi reali sulla parità di genere, non uno pseudo egualitarismo con l’età pensionabile. Già la Previdenza vecchiaia 2020 era naufragata alle urne per questo motivo.

Gli orientamenti principali della riforma AVS 21 decisa lo scorso 3 luglio dal Consiglio federale, dimostrano che quest’ultimo rifiuta di vedere queste realtà. Invece di affrontare il problema reale dell’esiguità delle pensioni, il governo continua a concentrarsi sull’innalzamento dell’età pensionabile delle donne. L’Unione sindacale svizzera (USS) ritiene che, su entrambi i punti, questo atteggiamento sia inaccettabile e minacci inutilmente il lavoro di riforma. I/le delegati/e dell’USS lo hanno ribadito nell’ultima assemblea di fine maggio e hanno espresso chiaramente la loro opposizione all’innalzamento dell’età di pensionamento delle donne.

Stanche di essere penalizzate

Le misure di compensazione proposte non rappresentano una soluzione per i problemi reali delle donne. Non soltanto compenseranno solo un terzo del contributo che le donne darebbero alla riforma con l’aumento dell’età di pensionamento, ma va anche ricordato che, a causa delle rendite del secondo pilastro, i livelli pensionistici complessivi delle donne sono molto più bassi rispetto a quelli degli uomini nell’attuale sistema previdenziale.

La Confederazione ha recentemente confermato che le prestazioni del 2° pilastro per gli uomini andati in pensione nel 2017 sono state circa il doppio di quelle ricevute dalle donne nello stesso anno. Le pensioni delle donne sono spesso così basse da non consentire loro di vivere dignitosamente in pensione. Il compromesso sulla LPP presentato dalle parti sociali (crf box accanto), correggerà certamente questa situazione in futuro, ma il livello delle pensioni femminili rimarrà senza dubbio nettamente inferiore a quello degli uomini per molto tempo a venire. Pertanto, il Parlamento deve trarre le giuste conclusioni per quanto riguarda il progetto di riforma dell’AVS.

Una questione di rispetto

Per l’USS è chiaro che, in primo luogo, rimane tempo sufficiente per attuare una riforma dell’AVS nell’interesse dell’intera popolazione. In secondo luogo, la Svizzera, che sta diventando sempre più ricca, può e deve permettersi una pensione di vecchiaia di qualità e ben finanziata. Non solo questo è un mandato costituzionale. Ma permettere di vivere decentemente una volta in pensione, è anche una questione di rispetto nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici.

USS/frg

Due o tre cose da sapere sulle pensioni delle donne

Altro che aumentare l’età di pensionamento delle donne! Lo studio «Differenza delle rendite in Svizzera» realizzato un paio di anni fa dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali e dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo conferma una realtà consolidata: in Svizzera le rendite delle donne sono mediamente inferiori del 37 per cento rispetto a quelle degli uomini, il che equivale a circa 20 000 franchi l’anno. Questo studio mette per la prima volta in evidenza il divario pensionistico di genere (gender pension gap, GPG). Divario che l’USS ha più volte denunciato, sottolineando i diversi fattori che determinano questo divario: divisione dei ruoli nelle coppie e nelle famiglie, posizione professionale delle donne, cambiamenti intervenuti nel sistema previdenziale e tempo parziale. Un altro recente studio commissionato dalla Conferenza svizzera delle delegate alle pari opportunità sul sistema previdenziale in relazione al tempo parziale, ha inoltre confermato che sono spesso le donne a dovere pagare il prezzo più alto. L’impatto di periodi prolungati di lavoro a tempo parziale può infatti pesare molto sul livello delle prestazioni per la vecchiaia, essenzialmente l’AVS e il 2° pilastro. La consistenza delle rendite del 2° pilastro delle donne è nettamente inferiore rispetto a quella degli uomini, ragion per cui il capitale vecchiaia delle donne è spesso davvero misero. E le donne spesso si trovano a dover fare i conti con situazioni di povertà. Quindi invece di innalzare l’età delle pensione delle donne, occorre piuttosto migliorare le loro rendite AVS. E puntare a rafforzare il primo pilastro.

Commenti

  • Rowin

    Rowin13/07/2019 14:42:31

    Wieso ist das in der heutigen Zeit immer noch ein Tabu, ein gleiches Rentenalter zu haben?
    Wie wär‘s mit konsequenter Gleichberechtigung & Fairness, für was Gewerkschaften normalerweise einstehen?
    Ich finde das als Mann echt unfair und kann diese Haltung nicht nachvollziehen, vorausgesetzt es werden die gleichen Löhne bezahlt. Zudem werden Frauen laut Statistik älter als Männer...

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