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L’11.ma revisione ripropone lo smantellamento dell’AVS

Rendite AVS: da difendere con le unghie e con i denti

La scorsa settimana, i sindacati hanno manifestato due volte davanti a Palazzo federale contro i peggioramenti previsti dall’ 11.ma revisione dell’AVS.

Le donne del sindacato d'avanti al palazzo federale

Il 16 maggio 2004, due terzi dei votanti hanno espresso un netto rifi uto all’11.ma revisione dell’AVS, dando ragione ai sindacati e alla sinistra che avevano combattuto il progetto basato sull’aumento dell’età pensionistica delle donne a 65 anni, sul peggioramento delle rendite per vedove e orfani e sul rinvio della compensazione del rincaro.

Come contropartita, la revisione prometteva rendite sicure sino al 2015. Sono ormai passati 5 anni e i Parlamentari tornano a chinarsi su questa 11.ma revisione, riproponendo peggioramenti nell’ambito di un progetto che, per dirla come Anita Fetz, consigliera agli Stati di Basilea, «manca completamente di capacità di risolvere i problemi», in quanto evita di affrontare le gravi lacune della previdenza di vecchiaia.

Giù le mani dall’AVS

I sindacati sono scesi in strada due volte, settimana scorsa, per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa situazione altamente insoddisfacente e sui peggioramenti previsti. Martedì a mezzogiorno sono stati distribuiti oltre 100’000 volantini in tutta la svizzera per denunciare come, ancora una volta, si speculi a spese delle donne, la cui età AVS verrebbe «corretta» in 65 anni e si intenda rimettere in discussione l’indice misto, ciò che comporterà un peggioramento delle rendite AVS.

Le donne si alzano presto

A questa manifestazione, che ha avuto luogo in 12 città principali della Svizzera, ha fatto seguito un’altra più silenziosa, svoltasi il mercoledì mattino presto sulla Piazza federale.

Le donne si sono appostate con i loro striscioni all’entrata di Palazzo federale ed hanno atteso l’arrivo dei Deputati che avrebbero discusso il progetto di revisione per consegnare loro dei volantini, il cui testo diceva: «questa revisione è un progetto di smantellamento a spese delle donne, che guadagnano tutt’ora il 19 per cento in meno degli uomini, che hanno prospettive professionali nettamente più limitate e che, di conseguenza, devono spesso fare i conti con una copertura sociale insuffi ciente. L’ulteriore aumento dell’età pensionistica delle donne non è compensato in alcun modo. Per questi motivi, le donne sindacalizzate intendono combattere questo progetto».

I sindacati stanno seguendo con grande attenzione l’evoluzione di questo progetto ed intendono opporsi ad ogni peggioramento. La decisione del Consiglio degli stati ha generato una divergenza con il Consiglio nazionale, che dovrà di conseguenza tornare ad esaminare la questione, ma tutto lascia credere che, per contrastare la decisione fi nale, i sindacati dovranno ricorrere di nuovo al referendum.

pan/Gi

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