| Intervista

La segretaria dell’USS Doris Bianchi analizza l’esame della riforma Previdenza vecchiaia 2020

Gonfiatura del 2° pilastro

Inaccettabile: eccome Doris Bianchi si esprime sullo stato dei lavori che riguardano la riforma «Previdenza vecchiaia 2020» che, con le decisioni del Nazionale, diventa penalizzante per i lavoratori e le lavoratrici. Si chiedono maggiori contributi per le casse pensioni, ma non per l’AVS che assicura il maggior numero di rendite. E per finanziare l’AVS si pensa di portare l’età di pensionamento a 67 anni.

contatto.sev: Come il Consiglio degli Stati, anche il Consiglio nazionale vuole ridurre il tasso minimo di conversione dallo 6,8% al 6%. Riduzione che si farà sentire sulle rendite al momento delle pensione. Questa contrazione delle rendite, pari a circa al 12%, il Nazionale la vuole compensare solo nella previdenza professionale (2° pilastro), mentre la Camera alta la pensa diversamente: i senatori avevano infatti deciso di aumentare le rendite AVS di 70 franchi al mese e di elevare il tetto delle rendite per le persone sole dal 150% al 155%. Il Nazionale ha rifiutato. Che cosa ne pensi?

Doris Bianchi: Perlomeno il Nazionale vuole mantenere il livello delle rendite, ma gonfiando la previdenza professionale. Coloro che guadagnano più di 21’150 franchi saranno assicurati per l’intero salario, poiché viene soppressa la deduzione di coordinamento di 24’675 franchi. Se qualcuno guadagna 30’000 franchi, pagherà i suoi contributi alla cassa pensione su 30’000 franchi invece che su 5’325. Ma chi guadagna meno di 21’150 franchi rimane escluso dalla previdenza professionale. Inoltre, il tasso di contribuzione per la fascia di età 25-45 anni passa dal 4% al 9%. Dall’età di 45 anni scende un po’ ma, come detto, i contributi aumenteranno dato che cade la deduzione di coordinamento. Su un salario di 70’000 franchi si pagherà in futuro circa 1’500 franchi di contributi supplementari alla cassa pensione.

Che cosa significa per l’assicurato/a?

Lo stipendio netto sarà sottoposto ad una massiccia riduzione e i datori di lavoro saranno chiamati a pagare di più, anche se in alcuni settori come l’artigianato o la gastronomia, hanno poco spazio di manovra. Tutto questo porterà ad un sensibile aumento degli oneri sociali: in tutta la Svizzera aumenteranno di oltre 1%. È sorprendente vedere che i partiti che propongono questa soluzione sono gli stessi che di solito rifiutano gli aumenti del costo del lavoro. Le deduzioni salariali aumentano anche per le casse pensioni che assicurano parti sovra obbligatorie, come la Cassa pensioni FFS, perché anche in questo caso aumenta la parte obbligatoria.

Un tale aumento dei contributi può davvero garantire il mantenimento del livello attuale delle rendite?

È difficile perché il capitale delle casse pensioni produce solo utili miserabili in questo momento. Nella situazione attuale con tassi di interesse così bassi, un franco di contributo versato all’AVS è molto meglio investito rispetto alla cassa pensione. Anche economisti, come Heinz Zimmermann dell’Università di Basilea, ne sono convinti. Una politica pensionistica ragionevole dovrebbe mirare ad investire in modo efficiente ogni franco di contributo.

Tuttavia il Consiglio nazionale vuole rafforzare il 2° pilastro. A chi giova?

L’aumento dei contributi versati alle casse pensione riempirà ulteriormente le pance di quelli che guadagnano soldi in questo modo: banche, assicurazioni, amministratori di casse pensioni, esperti di investimento, broker e altri ancora. Finora, più di un bilione di franchi è già stato accumulato nel 2° pilastro. Solo le assicurazioni sulla vita, per esempio, possono incassare ogni anno più di 600 milioni di franchi su utili garantiti.

Il Consiglio federale voleva limitare tali benefici attraverso prescrizioni più severe...

Sì, ma il Consiglio nazionale ha rifiutato normative più severe e ha fatto di tutto affinché gli assicuratori possano continuare a guadagnare: maggiori contributi alle casse pensioni e un tasso di conversione più basso, ossia rendite più basse. Il Consiglio nazionale vuole persino permettere alle assicurazioni di addebitare agli assicurati contributi supplementari con la scusa che un tasso di conversione del 6% non basta a coprire le perdite sulle pensioni. Già oggi tali contributi vengono estorti agli assicurati nella forma nascosta di premi di rischio troppo alti, perché sono ben al di sopra delle prestazioni effettivamente versate. Il Consiglio federale vorrebbe fermare questo tipo di abuso, ma il Consiglio nazionale non ne vuole sapere. Con questi nuovi contributi supplementari, gli assicuratori potrebbero in futuro rinunciare ai premi di rischio eccessivi.

Il 40,6% dei voti a favore di AVSplus non è stato sufficiente per indurre il Nazionale a rafforzare l’AVS. Secondo un sondaggio, molti hanno bocciato la proposta perché temevano che l’aumento delle pensioni non sarebbe stato finanziabile. In effetti la generazione del babyboom si sta incamminando verso la pensione. L’AVS non rischia di sprofondare?

No, ma ha bisogno di una percentuale supplementare di IVA per controllare l’aumento dei/delle nuovi/e pensionati/e. E per la Svizzera è sostenibile. Il Consiglio Nazionale, tuttavia, vuole mettere a disposizione dell’AVS solo lo 0,6% in più di IVA: nel 2018 lo 0,3% finora destinato all’AI e un altro 0,3% nel 2021. È troppo poco per finanziare l’AVS fino al 2030. Ci vuole un ulteriore 0,4% altrimenti l’AVS sarà in una situazione di sotto copertura. Ma è proprio questo che vuole la destra: affamare l’AVS con una politica delle casse vuote per portare l’età di pensionamento a 67 anni. Ciò avverrà automaticamente se si prevede che il livello del Fondo di compensazione AVS scenderà al di sotto dell’80 per cento delle uscite di un anno dell’assicurazione. Ed è solo con un aumento dell’età di pensionamento dell’AVS che il Consiglio Nazionale concederà il mancante 0,4% dell’ e solo nel 2035 e 2038.

Il Consiglio nazionale ha dunque pre-programmato l’età pensionabile a 67?

Esattamente e sarà pure automatico. Il popolo, insomma, non avrà più voce in capitolo poiché non sarà più possibile lanciare un referendum. Siamo di fronte alla tecnocrazia pura e semplice ed è così che si governa in Europa. Ma in Svizzera, abbiamo una tradizione di democrazia diretta: vogliamo continuare a votare su temi così importanti come l’età di pensionamento.

Il Consiglio degli Stati voleva assicurare l’1% dell’IVA all’AVS prima del 2030 e il Consiglio federale l’1,5%. Ma il Consiglio nazionale ha affermato che un aumento troppo elevato dell’IVA era anti-sociale...

Infatti, l’IVA colpisce anche i bassi salari. Ma se viene utilizzata per finanziare le pensioni non è più antisociale perché sono soprattutto i bassi salari a beneficiarne e riguarda la stragrande maggioranza delle persone. E siccome anche i figli del babyboom che vanno in pensione pagano l’IVA, il sistema è giusto.

Il Consiglio nazionale ha anche accettato una mozione tesa a depoliticizzare il tasso di conversione minimo e il tasso d’interesse minimo della previdenza professionale. Di fatto la mozione vuole sottrarre questi tassi al diritto di referendum. Che cosa significa?

È difficile dirlo. Il tasso di conversione minimo deve essere fissato dal Consiglio federale? Oppure da un qualsiasi organo di esperti o dalle stesse casse pensioni sulla base di una formula matematica? Ciò significherebbe che le casse non dovrebbero più rispettare alcun obbligo e che l’assicurato non avrebbe più diritto a una prestazione definita. Se così fosse, non ci sarebbe più alcuna previdenza professionale obbligatoria. Ma nei fatti, la Costituzione federale esige che le rendite dell’ AVS e delle casse pensioni permettano di «mantenere in modo appropriato il livello di vita precedente». Dobbiamo dunque attenerci scrupolosamente a questo obiettivo indipendentemente dalle formule tecniche.

Entrambe le Camere vogliono fissare l’età pensionabile delle donne a 65 anni...

Se si vuole l’uguaglianza dell’età pensionabile, dobbiamo prima garantire che le pensioni delle donne non siano più inferiori del 37% rispetto a quelle degli uomini, come succede oggi. Ciò è attribuibile ai salari più bassi versati alle donne e alle lacune nei contributi versati alle casse pensioni a causa della educazione dei figli sulle spalle delle donne. Per queste ragioni, l’aumento dell’età pensionabile delle donne non è una forma di uguaglianza, ma una misura di risparmio sulle spalle delle donne, molte delle quali faticano già ora a lavorare fino a 64 anni.

Il Consiglio nazionale vuole peggiorare la vedovanza, contrariamente al Consiglio degli Stati ...

È scandaloso eliminare le rendite di vedovanza alle persone i cui figli sono cresciuti, su pretesto che potrebbero lavorare. Spesso, si dimentica che, durante tutto il tempo consacrato alla cura e all’educazione dei figli, non hanno avuto alcun reddito. Questo dimostra come alcuni deputati vivano su un altro pianeta.

Il Consiglio nazionale vuole flessibilizzare l’età di pensionamento a 70 anni. Dovremo davvero lavorare più a lungo per ricevere una pensione accettabile?

Vedo un grande pericolo con questo orizzonte. Le casse pensioni stanno riducendo sempre di più i loro tassi di conversione. Potrebbero dire ai loro assicurati: «Se vuoi un buon tasso di conversione, devi lavorare fino a 68 o 69 anni». Già oggi esiste questa pressione e molti sono costretti a lavorare più a lungo per avere una rendita sufficiente.

Dovremo lavorare di più perché viviamo più a lungo?

L’età pensionabile ha meno a che fare con l’aspettativa di vita che con il mercato del lavoro. Se le persone di oltre 50 hanno difficoltà a trovare lavoro e a partire da 55 anni sono decisamente fuori dal mercato, non ha senso puntare ad un generale aumento dell’età pensionabile. È una questione di posti di lavoro e oggigiorno non tutti possono lavorare senza problemi fino a 65 anni. C’è una piccola quantità di persone che lavora al di là dei 65 anni, ma sono medici, avvocati, manager. Coloro che vogliono lavorare più a lungo possono farlo se il datore di lavoro offre questa possibilità, ma deve rimanere un’eccezione. Spesso le aziende sono felici di vedere i loro collaboratori più anziani andare in pensione. Ci sono anche giovani che hanno difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro e sono ben felici se si liberano dei posti. Nella nostra società, inoltre, sarebbe una buona cosa impiegare i/le pensionati/e in attività di volontariato per la comunità. Non dobbiamo dimenticare che oltre un terzo delle persone con più di 60 anni hanno problemi di salute e che già oggi per loro è difficile resistere fino a 65 anni.

Quali correzioni dovrebbe fare la Camera alta per rendere accettabile la riforma della previdenza vecchiaia ?

Le rendite del 1˚ e del 2˚ pilastro dovrebbero essere sufficienti per una pensione decente. Il Consiglio nazionale ha nettamente mancato questo obiettivo, perché con il progetto proposto tutti passano alla cassa e le pensioni non saranno migliori. È l’AVS che occorre rafforzare. L’aumento automatico dell’età di pensionamento non sarà mai accettato dall’USS, tantomeno un progetto che peggiora le condizioni di pensionati e pensionate e che va a gonfiare il 2˚ pilastro.

Markus Fischer

Bio

Doris Bianchi (41) è cresciuta a Reinach (BL) . I suoi genitori sono originari dell’Umbria. Ha studiato Diritto all’Università di Basilea, dove ha consegutio un dottorato o dove si è impegnata politicamente. Lavora da 12 anni presso l’Unione sindacale svizzera (USS) ed è responsabile del dossier delle assicurazioni sociali. Ha due figli e vive con la famigia a Berna. Ama molto la lettura, a cui si dedica nel suo tempo libero.

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