| Attualità / giornale SEV

Rendite di vecchiaia: divario di genere di 37% ufficialmente confermato

Per le donne l’AVSplus rappresenta un aiuto estremamente solido e sicuro

Lo studio «Differenza delle rendite in Svizzera» realizzato dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali e dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo conferma una realtà purtroppo già nota, oltre che consolidata: in Svizzera le rendite delle donne sono mediamente inferiori del 37% rispetto a quelle degli uomini, il che equivale a circa 20 000 franchi l’anno. Solo un miglioramento delle rendite AVS può contribuire alla soluzione del problema, poiché tutte le donne vi sono assicurate, anche chi non lavora e indipendentemente dal grado di occupazione.

Il nuovo studio mette per la prima volta in evidenza il divario pensionistico di genere (Gender Pension Gap). Divario che l’USS ha più volte denunciato, sottolineando i diversi fattori che determinano questo divario: divisione dei ruoli nelle coppie e nelle famiglie, posizione professionale delle donne, cambiamenti intervenuti nel sistema previdenziale e tempo parziale.

Un recentissimo studio commissionato dalla Conferenza svizzera delle delegate alle pari opportunità sul sistema previdenziale in relazione al tempo parziale, ha inoltre confermato che sono spesso le donne a dovere pagare il prezzo più alto. L’impatto di periodi prolungati di lavoro a tempo parziale può infatti pesare molto sul livello delle prestazioni per la vecchiaia, essenzialmente l’AVS e il 2° pilastro.

Lavori domestici, figli, genitori anziani: le donne continuano a compiere più lavoro non remunerato rispetto agli uomini e guadagnano pure meno in caso di lavoro retribuito. Tutto ciò malgrado il diritto ad un salario uguale per un lavoro di pari valore, come garantito dalla Costituzione federale! Il lavoro a tempo parziale, le interruzioni di carriera e i salari bassi, hanno pesanti conseguenze sull’indipendenza finanziaria delle donne, tanto durante la vita professionale, quanto durante la pensione. Occorre inoltre tenere conto che le pensioni delle donne sono più esigue: 38% delle pensionate hanno solo l’AVS per vivere, rispetto al 19% degli uomini. La consistenza delle rendite del 2° pilastro delle donne è nettamente inferiore rispetto a quella degli uomini. Soltanto nell’AVS le donne e gli uomini ricevono in media quasi la medesima rendita pensionistica. Ecco perché per le donne il primo pilastro, cioè l’AVS, è fondamentale. Ecco perché specialmente per le donne l’AVSplus – iniziativa popolare sui cui andremo a votare il 25 settembre – rappresenta un aiuto estremamente importante, solido e sicuro. Diciamolo ad alta voce alla manifestazione del 10 settembre a Berna.

Françoise Gehring, segretaria sindacale e redattrice contatto.sev

Previdenza vecchiaia: grandi disparità di genere evidenziate in uno studio

Finora in Svizzera le differenze tra le rendite di vecchiaia degli uomini e delle donne (il cosiddetto divario pensionistico di genere) non sono mai state analizzate in modo sistematico e completo. Nel dibattito politico del Paese ci si pone quindi giustamente la domanda su quale sia l’entità di questo divario e su come ridurre le disparità. Lo studio dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali e dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna giunge a conclusioni simili a quelle formulate da altre ricerche europee: le rendite di vecchiaia delle donne sono inferiori in media del 37% (ovvero di 20000 franchi) a quelle degli uomini. Il divario di genere in Svizzera si colloca dunque leggermente al di sotto del tasso medio dei 27 Stati membri dell’UE, che è pari quasi al 40%.

Dallo studio sono emersi diversi fattori che incidono su questo dato in Svizzera. Mentre le rendite di vecchiaia dell’AVS delle donne e degli uomini presentano una differenza esigua, pari al 3 percento circa, nell’ambito della previdenza professionale il divario di genere di oltre il 60 percento riflette in pieno la divisione dei ruoli all’interno delle coppie di coniugi e delle famiglie della generazione di beneficiari di rendite presa in esame. Analisi più dettagliate hanno inoltre mostrato che i fattori di influenza determinanti per tale divario sono la divisione tradizionale dei compiti tipica di questa generazione e, in stretto collegamento con essa, la posizione delle donne sul mercato del lavoro nonché l’impostazione dell’AVS e della previdenza professionale. Grazie ai fattori considerati nel modello di stima a variabili multiple applicato, il divario di genere ha potuto essere spiegato nella misura dell’81 percento.

Le differenze dei ruoli

Poiché i fattori determinanti per l’ammontare delle prestazioni previdenziali individuali sono la durata e l’entità dell’attività lucrativa su tutto l’arco della carriera professionale, la divisione tradizionale dei compiti tra l’uomo, che provvede al sostentamento della famiglia lavorando a tempo pieno, e la donna, che non esercita alcuna attività lucrativa o lo fa solo in misura ridotta occupandosi della casa e dei figli, ha portato a grandi divergenze tra i rispettivi diritti pensionistici soprattutto nella previdenza professionale. Va inoltre considerato che fino al 1995 le donne potevano prelevare il proprio capitale di previdenza al momento del matrimonio, il che ha contribuito a ridurre ulteriormente le loro rendite nel gruppo statistico analizzato sul piano demografico.

Maggiore divario nelle coppie

Di conseguenza, il divario di genere più elevato (47%) è stato riscontrato tra le coppie di coniugi svizzeri. Esso è ancora del 28 percento nel caso delle persone divorziate e vedove, mentre è trascurabile per le persone non sposate. Sussistono inoltre differenze in base alla cittadinanza: la rendita complessiva delle donne e degli uomini svizzeri presenta un divario del 38 percento, mentre nella popolazione straniera esso è pari al 29 percento. Lo studio guarda necessariamente al passato: sono state analizzate le rendite delle persone che negli anni tra il 1957-1967 e il 2002-2012 erano in età lavorativa. È però possibile trarre alcune conclusioni anche per la previdenza per la vecchiaia delle attuali generazioni di lavoratrici e lavoratori.

La custodia dei bimbi

e le misure da adottare

Per permettere alle coppie con figli e relativi obblighi educativi di costituire rendite di vecchiaia individuali più elevate tramite l’attività lucrativa, è fondamentale predisporre un’offerta sufficiente e abbordabile di servizi di custodia di bambini complementare alla famiglia, nonché provvedere a un’organizzazione del lavoro aziendale che favorisca la conciliabilità tra vita professionale e compiti di custodia o assistenza. Le imprese, i Cantoni e i Comuni devono tenere presenti le ripercussioni della mancata adozione di misure in questo senso: quasi due terzi del lavoro non retribuito nelle economie domestiche e nelle famiglie sono a carico delle donne. È altrettanto importante valutare con cura e attenzione la divisione dei ruoli e dei compiti tra uomini e donne. Entrambi devono rendersi conto che un ritiro parziale o completo dall’attività lucrativa incide notevolmente sui loro futuri diritti pensionistici individuali.

Testo ripreso dalla premessa dello studio «Differenze delle rendite in Svizzera»

Commento dalla parte delle donne

Lo studio sulle differenze di genere nella previdenza vecchiaia conferma purtroppo un dato arcinoto: le disparità tra donne e uomini nel mercato del lavoro si ripercuote anche sulle rendite vecchiaia. Gli uomini godono di rendite chiaramente più alte, mentre a pagare il prezzo maggiore delle disuguaglianze sono le donne divorziate o vedove (28% di differenza) e le donne sposate (47% di differenza).

Due sono i fattori principali che determinano questo scarto: le disparità dei sessi nel mondo del lavoro e le interruzioni nella carriera professionale delle donne legate spesso alla maternità. Il messaggio dello studio è chiaro: al momento della pensione le donne non hanno margini di manovra. Non deve perciò stupirsi se le pensionate devono ricorrere alle prestazioni complementari due volte di più rispetto ai pensionati. Prestazioni necessarie per permettere loro di sbarcare il lunario.

Se quasi tutti le donne ricevono una rendita AVS al momento della pensione, solo la metà possono contare sul secondo pilastro, le cui rendite sono inferiori nella misura del 63% rispetto a quelle degli uomini. Un’enormità! È perciò scioccante proporre nel progetto «Previdenza vecchiaia 2020» l’aumento dell’età di pensionamento delle donne da 64 a 65 anni. Sarebbe invece piuttosto urgente rimediare al deficit che colpisce le pensioni delle donne. Tra l’altro il miglioramento della copertura del secondo pilastro non porta un granché alle donne anche perché l’effetto si espleta solo in là negli anni. Le donne prossime alla pensione non possono in alcun caso colmare le lacune previdenziali. Solo un miglioramento delle rendite AVS può contribuire alla soluzione del problema, poiché tutte le donne vi sono assicurate, anche chi non lavora e indipendentemente dal grado di occupazione. Rafforzare l’AVS è la sola via per un minimo di giustizia: è esattamente ciò che si chiede con l’iniziativa AVSplus, su cui andremo a votare il prossimo 25 settembre.

frg

Commenti

  • RAFFI

    RAFFI31/08/2016 08:46:42

    "Bei ledigen Personen ist der Gender Pension Gap bedeutungslos". Typisch asoziales familienbevorzugungs-Propaganda Gequatsche! Ledige arbeiten 100%, machen 100% Haushalt, bezahlen 600% Steuern und bezahlen 100% AHV, können aber keine Leistungen wie Wittwen- oder Waisenrenten beziehen, folglich sollten sie weniger bezahlen. Zu den armen Frauen, pro Kind 3 Monate bezahlten Urlaub beziehen, mit AHV/EO Beitragsfinanzierung, und dann sich noch beschweren, sie ziehen den Kürzeren, Sorry aber gehts noch?!?

Scrivi commento