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Personale TPG sul piede di guerra

Aria di sciopero

I dipendenti non ne possono più. Dopo consultazione, si sono pronunciati massicciamente per una giornata di sciopero, rinnovabile. Il preavviso è per il 21 marzo. Lo sciopero è temporaneamente sospeso poiché la direzione ha adito la Camera delle relazioni collettive del lavoro.

Carte sul tavolo alla conferenza stampa.

I dipendenti dei Trasporti pubblici di Ginevra (TPG) e del subappaltatore RATP sono stufi del deterioramento delle loro condizioni di lavoro. Lo hanno reso noto pronunciandosi in maniera massiccia per un giorno di sciopero, prolungabile, dal 21 marzo. In occasione di una consultazione promossa dai sindacati, l’80-90% dei dipendenti della regia pubblica ha optato per una astensione sospensione del lavoro.

Giovedì 8 marzo, il fronte sindacale che riunisce il SEV, il transfair e l’ASIP, ha presentato un avviso di sciopero per il 21 marzo sulla base di rivendicazioni che riguardano le condizioni di lavoro in tutti i settori dell’azienda. Le maestranze di uno dei tre subappaltatori dei TPG (RATP Dev) è pronto ad aderire all’astensione dal lavoro.

In occasione della cella conferenza stampa dell’8 marzo, il fonte sindacale si è mostratodeterminato: «Nonostante una serie di progressi, riteniamo di trovarci in una situazione di profondo disagio che non ci lascia altra scelta se non lo sciopero. Tutti i settori dell’azienda sono preoccupati: conducenti, tecnici e amministrazione», ha sottolineato Valérie Solano, segretaria sindacale del SEV. «Le condizioni di lavoro alimentano i tassi di assenteismo», ha aggiunto. I/le dipendenti sono esausti/e e arrabbiati/e a causa della cattiva gestione, della mancanza di informazioni e di ascolto da parte della direzione».

Il suo richiamo alle condizioni di lavoro di lavoro è implacabile: «Per anni si è fatto di più con meno, è stata spinta la produttività che presso i TPG si traduce in più corse, più passeggeri trasportati, maggiori servizi per gli utenti, ma anche più usura sui veicoli, più incidenti, più stress. Il problema è che il personale non è cresciuto e l’azienda ha promosso soluzioni fai-da-te».

Il vicepresidente della sezione TPG del SEV, Jerome Fay, ha anche evidenziato ampiezze orarie di più di 13 ore: «Dobbiamo ridurre la fascia giornaliera fino a dieci ore al massimo, con periodi di lavoro di quattro ore di guida invece di cinque». «Vogliamo più regolarità negli orari - spiega Valérie Solano – perché attualmente le persone lavorano per ore con in mezzo enormi pause. Quindi abbiamo bisogno di regolarità altrimenti le condizioni di salute vengono inevitabilmente danneggiate».

L’annuncio del preavviso di sciopero, senza data, nel 2016, aveva favorito l’assunzione di 50 persone. Ma dal cambio orario di dicembre, le condizioni di lavoro sono peggiorate ulteriormente. Secondo i calcoli della direzione stessa, ci vorrebbero 120 persone per far fronte al fabbisogno. «Questo è possibile solo assumendo personale. Ci vogliono 70 posti supplementari alla guida per normalizzare la situazione», ha dichiarato Vincent Leggiero, presidente della sezione SEV/TPG. Altre assunzioni sono necessarie anche a livello amministrativo. Il fronte sindacala chiede anche il rispetto per la pausa di 5 minuti al capolinea.

Le rivendicazioni del sindacato riguardano anche la gestione dell’assenteismo e la necessità di un organismo indipendente per la medicina del lavoro (intanto il responsabile della salute è ... in congedo per malattia). I molti problemi di interruzione del lavoro, gli incidenti alla guida e il ripetersi di problemi di salute, spinge il fronte sindacale ad auspicare una medicina lavoro indipendente, in grado di dare una diagnosi delle malattie professionali. Per Valérie Solano, «le mele nei corridoi non sono misure di protezione della salute»!

Il Fronte sindacale sostiene inoltre la creazione di una commissione consultiva statutaria che si occupi, tra l’altro, delle questioni relative alla legge sulla durata del lavoro. Ciò consentirebbe di cercare una soluzione congiunta tra sindacati e la direzione e premunirsi contro o i rischi delle critiche dell’Ufficio federale dei trasporti (UFT). È richiesto anche un rincaro dell’1,1%.

Questi problemi riguardano anche i subappaltatori dei TPG, come la RATP. Pierre Delias, delegato del subappaltatore RATP Dev, ha ritenuto che la sicurezza dei passeggeri fosse in pericolo: «La scorsa settimana, ci sono stati quattro incidenti». I delegati del personale RATP Dev hanno pertanto dichiarato di essere pronti a seguire lo sciopero. Denunciano condizioni di lavoro ancora peggiori che mettono a rischio, come detto, la sicurezza dei passeggeri. I sindacati hanno affermato che anche i servizi tecnici sono colpiti dalla mancanza di informazioni, in particolare sull’organizzazione del lavoro nel futuro deposito a Chardon; la stessa nebulosità circonda la messa in servizio del CEVA. In termini di amministrazione, è stato evidenziato un altissimo assenteismo. Sono perciò richiesti trasparenza, informazioni e una gestione del personale meno aggressiva.

Il 28 febbraio ha avuto luogo un incontro con il ministro Luc Barthassat e la direzione dell’azienda. Il Consigliere di Stato ha incaricato i TPG di discutere con i rappresentanti dei dipendenti. Per il fronte sindacale, l’interlocutore rimane la direzione dell’azienda, da cui si aspetta invano un miglioramento delle condizioni di lavoro. Lo sciopero è un modo per essere ascoltati. La direzione TPG, come era facile immaginare, ha respinto le accuse e denunciato la presentazione di nuove rivendicazioni. Ha pertanto adito la Camera delle relazioni collettive di lavoro per una conciliazione. «Una mossa - ha concluso Valérie Solano - che equivale ad un’ammissione di impotenza».

Yves Sancey/frg

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