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Sulle orme di...

Pierre Délias, conducente di bus

Conducente bus di una ditta in subappalto: stesso mestiere ma non stesse condizioni di lavoro.

Pierre Délias è autista di bus presso la RATP Dev, una delle ditte in subappalto per i TPG. Molto impegnato nel sindacato SEV, ha vissuto un 2018 sfibrante, ma che ha permesso di ottenere qualche miglioramento.

Pierre Délias è un personaggio che ispira grande calma. Incontriamo questo giovane prestante di 33 anni nei locali del SEV a Ginevra, dove ci racconta della sua professione e del suo percorso di vita, ripercorre gli ultimi mesi di mobilitazione e ci spiega le ragioni del suo impegno sindacale. La sua esposizione è precisa e chiara, come i suoi occhi azzurri. Ammette di essere piuttosto timido, ma in lui si avverte una profonda determinazione, che permette di essere compreso e convincente senza dover alzare la voce. Quando guida il suo bus dai colori dei trasporti pubblici di Ginevra, è quasi impossibile distinguere la sua condizione da quella degli altri autisti dei TPG, dato che anche lui percorre tutte le strade della città di Calvino. Il suo datore di lavoro non è però la regia pubblica di Ginevra, ma una società privata, ossia la filiale svizzera della RATP. Come la maggior parte degli impiegati di questa azienda, è frontaliere ed abita in Francia, a circa trenta minuti di auto dal confine. Sono circa 300 gli autisti, compresi quelli che lavorano per Globe Limo o Genève-Tours, che lavorano in subappalto sulla rete TPG.

Solo i passeggeri più attenti si rendono conto delle differenze, rivelate da piccoli dettagli: il logo del suo datore di lavoro sulla giacca e la scritta sul retro del bus che indica che il servizio è prestato da RATP Dev Svizzera SA. Vi sono però anche differenze molto più sostanziali con la regia pubblica, che riguardano il salario, la sua progressione, gli orari e le condizioni di lavoro. All’assunzione, i salari di RATP sono pressoché equivalenti a quelli dei colleghi TPG. Questi ultimi, però beneficiano di aumenti regolari col passare degli anni, mentre presso la RATP la paga marcia sul posto. Dopo qualche anno, la differenza può risultare dell’ordine di 1500 franchi. Anche l’organizzazione e la ripartizione dei piani di lavoro sono molto differenti: «noi dobbiamo limitarci a fare quello che ci dicono. Non abbiamo alternative» spiega Pierre. «Ai TPG vi è una pianificazione annuale, salvo che per i rimpiazzanti, mentre a RATP abbiamo una pianificazione mensile, che riceviamo dieci giorni prima».

Questo aspetto complica non poco la vita sociale, pur senza pregiudicarla del tutto. «Io sono scapolo. La mia vita risulta quindi un po’ meno difficile di quella dei colleghi che hanno famiglia. Del resto, mi sono sentito spesso ripetere che è più facile trovar moglie prima di iniziare questo mestiere». Il tempo libero, Pierre ama trascorrerlo facendo escursioni a piedi o in rampichino.

Pierre e i suoi colleghi hanno trascorso un 2018 molto faticoso. A fine 2017, la TPG ha adottato nuovi orari e, con essi, nuovi turni di lavoro per gli autisti. «Ci siamo resi conto immediatamente che non funzionavano. Richiedevano orari di presenza molto estesi, con lunghe pause in mezzo. Ciò ha generato stanchezza, malattie e assenteismo e i miei colleghi erano irritati, arrabbiati, ma anche solidali. Con il sostegno di Valérie del SEV, abbiamo promosso una mobilitazione». La sessantina di salariati dell’azienda hanno rivendicato orari di lavoro meno impegnativi, indennità per i pasti, salari in linea con quelli dei TPG e locali di pausa muniti di servizi igienici. In giugno è giunto un primo accordo, insufficiente ma che ha permesso di ridurre un po’ la durata del servizio. La mobilitazione ha inoltre evidenziato le conseguenze di turni di lavoro troppo esigenti e la mancanza di autisti che ne può derivare. I nuovi orari, applicati per il 2019, sono ora molto migliori.

Ma da dove viene questo impegno sindacale? «Penso che devo averlo un po’ nel sangue» scherza Pierre, ricordando come sua nonna fosse già stata delegata sindacale e contribuito ad organizzare uno sciopero a Ginevra. «Vi è anche un certo legame con il mio percorso professionale». Pierre ha svolto numerosi lavori, da giardiniere paesaggista a orticoltore, per poi svolgere una formazione di muratore in Svizzera e infine lavorare in un macello, dove però si è trovato male a causa dei metodi utilizzati dal grande gruppo proprietario, tesi unicamente al profitto. Ha poi fatto la patente di guida dei mezzi pesanti per lavorare cinque anni come camionista e approdare infine alla RATP DEV Svizzera. Nel 2014, viene coinvolto dalla lotta sindacale in occasione della minaccia di sciopero a sorpresa e si rende conto dell’operato del SEV. La questione del subappalto di TPG – con la destra che vorrebbe aumentarne la quota dal 10 al 15%, mentre la sinistra critica il dumping salariale – sarà al centro di un dibattito che si prospetta molto acceso al Gran Consiglio di Ginevra, il prossimo 28 febbraio. Il 5 marzo, vi sarà una prima riunione di trattative e Pierre, naturalmente, sarà chiamato a rappresentare i suoi colleghi.

Yves Sancey

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