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Bilancio sull’efficacia delle misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone Svizzera-UE

Anche nei trasporti pubblici si devono fare i conti con il dumping salariale

Sono passati dieci anni da quando l’accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’Unione europea è entrato in vigore. Il dumping salariale e sociale è combattuto grazie alle misure di accompagnamento. Per ora il dumping salariale nel settore dei trasporti pubblici sembra sotto controllo, grazie alla vitalità dei contratti collettivi di lavoro. Tuttavia non mancano i casi e occorre tenere alta la guardia.

E’ soprattutto attraverso i CCL che il SEV cerca di saltare l’ostacolo del dumping salariale e sociale.

La Svizzera, con il suo tasso di disoccupazione del 2,8%, attrae la manodopera in provenienza dall’Unione europea, dove il tasso medio di disoccupazione è di circa il 12%. L’accordo sulla libera circolazione delle persone facilita l’arrivo di manodopera straniera nel nostro Paese. La nostra economia ne ha grande bisogno. Ma questo afflusso genera rischi di pressione verso il basso dei salari a scapito dei lavoratori già stabiliti in Svizzera. I sindacati si sono battuti affinché la Confederazione introducesse misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone, per contrastare il dumping salariale e sociale.

Misure di accompagnamento: Punti di riferimento utili

  • Gli accordi bilaterali sono stati accettati il 21 maggio 2000 con il 67,2% di sì
  • L’accordo sulla libera circolazione delle persone è progressivamente entrato in vigore dal 1° giugno 2002
  • Le prime misure di accompagnamento sono state introdotte il 1° giugno 2004 e rafforzate nel 2006; il loro obiettivo è quello di evitare che l’allentamento dell’accesso al mercato del lavoro svizzero per i lavoratori stranieri, conduca ad abbassare i salari e le condizioni di lavoro in Svizzera (dumping salariale e sociale)
  • Le misure di accompagnamento ruotano attorno a cinque regole: 1. Legge sui lavoratori distaccati; 2. estensione facilitata dei contratti collettivi di lavoro; 3. contratti tipo di lavoro che stabiliscono salari minimi vincolanti; 4. commissione tripartita (autorità, datori di lavoro, sindacati); 5. commissioni paritetiche dei contratti collettivi di lavoro
  • Dall’entrata in vigore dell’accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone, 370 mila persone provenienti da un paese dell’Unione Europea si sono stabiliti in Svizzera, circa la metà di loro (47%) provenivano dalla Germania, il 20% dal Portogallo, l’11% dalla Francia e il 5% dalla Gran Bretagna
  • Nel 2011, circa 32’500 aziende (18’000 aziende svizzere e 14’500 dell’UE che distaccano lavoratori in Svizzera), sono state monitorate. Il 14% delle aziende europee e il 9% delle aziende svizzere praticavano il dumping salariale. Le condizioni di lavoro e salariali di più di 140 mila persone sono state esaminate.

AC

Abuso

Mercoledì 3 ottobre l’Unione sindacale svizzera ha organizzato a Berna una giornata di studio per verificare l’efficacia di tali misure. «L’aspetto positivo – ha dichiarato Daniel Lampart, capo economista dell’USS – è che ora tutti i Cantoni hanno le strutture che permettono di individuare il dumping salariale e combatterlo. Gli strumenti esistono, ma devono essere utilizzati». Infatti nonostante i controlli, nei cantoni gli abusi persistono. Il presidente dell’USS Paul Rechsteiner ha recentemente denunciato una serie di pesanti abusi, come quelli che riguardano, ad esempio, i dipendenti dell’ impianto di incenerimento dei rifiuti di Winterthur, che ricevono solo 8,45 franchi all’ora invece dei 22,70 franchi garantiti dal contratto collettivo di lavoro. Renzo Ambrosetti, co-presidente di UNIA, ha ricordato che «anche nel nostro Paese ci sono persone che lavorano per meno di 2000 franchi al mese. Questo è scandaloso! Ecco perché è necessario – sottolinea Ambrosetti – introdurre dappertutto contratti collettivi di lavoro o, perlomeno, fissare un salario minimo obbligatorio”.

Anche il SEV è confrontato con casi di dumping salariale, in particolare dovuti alla catena di subappaltatori delle compagnie di autobus. Inoltre, il nostro sindacato vigila sul reclutamento di manodopera al di fuori dei nostri confini da parte delle aziende di trasporto pubblico, così come lo fanno le FFS (vedi pagina 10). In questo caso preciso, ha precisato il SEV, «i salari di assunzione possono essere inferiori del 10% rispetto ai salari minimi iscritti nel CCL per un periodo di 2 anni». Ricordiamo che la scorsa primavera le offerte di impiego delle FFS avevano destato polemiche finite su giornali nazionali. Ma, come ha sottolineato nella intervista qui a fianco Daniel Lampart, il mondo dei trasporti pubblici è relativamente ben protetto contro il dumping salariale grazie, in particolare, ai buoni contratti collettivi di lavoro.

Sfida cruciale

I partecipanti alla giornata di riflessione dell’USS auspicano vivamente che la recente decisione del Consiglio degli Stati – quella cioè di introdurre la responsabilità solidale della ditta generale che subappalta i lavori – sia presa anche dal Consiglio nazionale il mese prossimo. La lotta contro il dumping salariale è una questione di vitale importanza non solo per il mondo del lavoro, ma anche per la coesione nazionale. Il tema del dumping salariale sarà certamente al centro del dibattito in occasione della prossima votazione sull’ estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia e sulle iniziative «contro l’immigrazione massa » dell’Udc e «Stop alla sovrappopolazione » dell’associazione «Ecologia e popolazione».

AC

Le FFS reclutano fuori dalla Svizzera

Volendo trarre vantaggio dalle opportunità offerte dall’accordo sulla libera circolazione delle persone, le FFS si muovono attivamente per reclutare fuori dalla Svizzera.

Gli scorsi 20 e 21 settembre, l’ex Regia federale si è presentata con uno stand al Forum dell’impiego transfrontaliero organizzato a Annemasse, cittadina francese subito fuori Ginevra. Sono state in particolare illustrate professioni come agenti commerciali, responsabili della circolazione dei treni, costruttori di binari. Non è la prima volta che le FFS pescano oltre frontiera per assumere personale. «Già nel 2010 – ha detto la portavoce delle FFS Patricia Claivaz – abbiamo attivamente cercato in Francia agenti del treno per la nostra filiale Lyria. Le FFS non assumono solo personale in Francia, ma anche nella vicina Germania».

La preoccupazione del Parlamento federale

Questa politica di assunzione al di fuori dei nostri confini ha suscitato grande dibattito in Parlamento. «Gli svizzeri e le svizzere incapaci di lavorare presso le FFS?» È stato il titolo dell’atto parlamentare del consigliere nazionale vallesano Yannick Buttet (PPD), presentato al Consiglio federale il 28 febbraio di quest’anno. Nella sua risposta, il governo ha precisato che «più di 80 nazionalità sono rappresentate nelle FFS. La politica di assunzione è aperta e non discriminatoria, le condizioni di assunzione e i salari sono gli stessi per tutti, svizzeri e stranieri ». Nel 2011 le FFS hanno assunto più di 1’000 nuovi dipendenti, tra cui frontalieri in provenienza da Francia, Germania e Italia. Patricia Claivaz conferma e ripete che «le FFS non approvano in alcun modo il dumping salariale. Le condizioni di lavoro sono rigorosamente le stesse per tutti».

DB in Francia

Le FFS non sono gli unici operatori ferroviari ad assumere all’ estero. La Deutsche Bahn ha usato mezzi meno eleganti, cercando di assumere ferrovieri francesi direttamente dal sito Intranet della compagnia ferroviaria francese SNCF. Un modo di procedere che ha provocato le ire di Guillaume Pepy, CEO di SNCF: «Invece di pagare una società di cacciatori di teste, la DB è entrata nel nostro Intranet. Questo è illegale!» Se nel contesto della liberalizzazione delle ferrovie vengono imposte le regole di interoperabilità per forzare i treni provenienti dai paesi limitrofi a rispettare le regole della circolazione in Svizzera, lo stesso deve valere per le persone: le condizioni di lavoro «svizzere» devono essere rispettate.

AC

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