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Colpi di diritto

Dente rotto: chi mi paga le spese?

Erica si rivolge al team dell’assistenza giuridica del SEV per sottoporgli il suo caso: bevendo da una bottiglia di vetro si è scheggiata un incisivo. Lei ha segnalato l’avvenimento all’assicurazione infortuni, che si è però rifiutata di assumere il caso, contestando che si tratti di un infortunio. Erica adesso vuole capire sino a che punto l’assicurazione abbia il diritto di negare le sue prestazioni.

L’assicurazione infortuni è tenuta ad assumere un danno a un dente, nella misura in cui sia la conseguenza di un infortunio. La definizione di infortunio è specificata dalla relativa legge federale e l’obbligo di copertura sussiste solo in presenza di tutte le condizioni per considerarlo tale. Secondo la definizione giuridica, è considerato infortunio qualsiasi «influsso dannoso, improvviso e involontario, apportato al corpo umano da un fattore esterno straordinario che comprometta la salute fisica, mentale e psichica o provochi la morte.

Nel caso di un danno a un dente, ad assumere un’importanza particolare è il criterio della straordinarietà del fattore esterno. Non è infatti sempre facile definire quali fattori vanno considerati come straordinari. In particolare, i denti sono regolarmente esposti, per di più in modo volontario, a influssi importanti, ma che non possono essere ritenuti straordinari. Se un dente non resiste a queste sollecitazioni, ai sensi della legge, non siamo necessariamente in presenza di un infortunio e viene pertanto a cadere l’obbligo da parte dell’assicurazione di erogare le proprie prestazioni.

Erica ha dichiarato all’assicurazione infortuni di essersi rotta un incisivo semplicemente bevendo da una bottiglia di vetro. Nella fattispecie, occorre quindi valutare se il movimento di bere può essere considerato un fattore esterno straordinario, partendo dal presupposto che portare una bottiglia, sia pure di vetro, alla bocca per bere sia un’attività corrente, che non può quindi in alcun modo essere considerata straordinaria. Ma come si può considerare la questione in presenza di un urto involontario della bottiglia con un dente?

Secondo la costante giurisprudenza, non è insolito colpire un dente con una bottiglia di vetro mentre si beve, nemmeno se ciò avviene con una certa intensità. Si tratta di un avvenimento abbastanza comune e quotidiano. Secondo i tribunali delle assicurazioni, un urto con un dente può essere qualificato come straordinario solo in presenza di un altro fattore di disturbo (inciampo, spinta o scivolata) che ostacola il movimento ordinario.

In base a questa giurisprudenza, la valutazione del caso di Erica porta a concludere che non vi sia stato alcun influsso esterno straordinario, ma che il fatto si sia prodotto in un ambito quotidiano o abituale, nonostante l’intensità dell’urto. Straordinarie sono state solo le conseguenze di questo avvenimento. Il criterio della straordinarietà deve essere però soddisfatto dal fattore esterno e non dalle sue conseguenze sul corpo umano. Ne deriva che, ai sensi di legge, non siamo in presenza di un infortunio e non sussiste quindi un obbligo da parte dell’assicurazione infortuni di riconoscere le proprie prestazioni.

La valutazione giuridica del caso di Erica deve quindi concludersi qui. Possono per contro restare in sospeso le valutazioni sull’opportunità della distinzione tra fattori ordinari e straordinari, operata dalla legge.

Team dell’assistenza giuridica SEV

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