Salario minimo: Qual è il prezzo della dignità?
Mentre il salario minimo è al centro dell’attualità nel Cantone di Vaud, la Scuola universitaria di lavoro sociale e della salute di Losanna ripercorre la storia di questa misura in Svizzera e ne analizza gli effetti in una pubblicazione collettiva. La Scuola universitaria di lavoro sociale e della salute di Losanna ha dunque ppena dato alle stampe un libro sulle politiche del salario minimo in Svizzera. Intervista ad Alessandro Pelizzari, co-direttore della pubblicazione.

A quale esigenza risponde il salario minimo? Qual è il suo impatto sul mercato del lavoro? Chi ne beneficia? Quale ruolo hanno svolto i sindacati in questo ambito? Queste e altre domande vengono approfondite nel libro in francese Le prix de la dignité. Les politiques du salaire minimum en Suisse (Il prezzo della dignità. Le politiche del salario minimo in Svizzera). Pubblicato dalla Scuola universitaria di lavoro sociale e della salute di Losanna (HETSL), questa pubblicazionr a più voci esamina nel dettaglio il salario minimo e la sua storia, analizzandone gli effetti sulla base di esempi concreti: i Cantoni di Neuchâtel, Ginevra, Giura e Ticino, così come diverse città, hanno fatto ricorso a questo strumento. Ne parliamo con Alessandro Pelizzari, direttore della HETSL e co-responsabile del libro insieme a Marlene Carvalhosa Barbosa.
Perché aver pubblicato questo libro e a chi è indirizzato?
Inizialmente, l’iniziativa rispondeva a una richiesta di UNIA che desiderava ripercorrere i 25 anni di campagna sindacale a favore del salario minimo, dal 1998 al 2023. Alla luce dell’attualità, caratterizzata dalle votazioni che si terranno sulla questione nei Cantoni di Vaud e del Vallese, ma anche della discussione in corso in Parlamento sul primato dei Contratti collettivi di lavoro (CCL) rispetto ai salari minimi cantonali (mozione Ettlin), il progetto si è rapidamente ampliato. In questo contesto, abbiamo ritenuto utile realizzare, in un linguaggio accessibile, un’opera basata su un fondamento scientifico che potesse contribuire al dibattito e mostrare le reali conseguenze del salario minimo alla luce delle esperienze cantonali.
Qual è la definizione di salario minimo legale?
Si tratta di un salario minimo al di sotto del quale non è possibile scendere. Sia i trattati internazionali, sia il Tribunale federale parlano di un diritto fondamentale a un salario «dignitoso» che consenta di coprire un «minimo vitale adeguato», senza tuttavia specificare né l’importo del salario minimo, né chi debba garantirlo: autorità, datori di lavoro o parti sociali. La politica ha quindi la libertà di definire le regole e di stabilire quello che potremmo chiamare il prezzo della dignità. Abbiamo individuato due modi per calcolare tale importo. Se il salario minimo viene inteso come una misura di lotta alla povertà, esso si allinea ai livelli minimi di sostegno sociale necessari a coprire i bisogni primari. Se si pone l’accento sul concetto di giustizia redistributiva e sulla partecipazione alla vita sociale, ci si orienta generalmente verso una soglia di riferimento pari al 60% del salario mediano. In questo caso, il 10% della popolazione avrebbe diritto a un salario minimo.
Quali sono le persone interessate al salario minimo?
In Svizzera, circa tre quarti di loro sono donne, con una forte componente migratoria e senza qualifiche riconosciute, che dispongono di minori risorse per negoziare il proprio salario. Queste lavoratrici sono generalmente attive in settori essenziali per la società, in particolare nella filiera alimentare, dall’agricoltura al commercio, passando per la distribuzione e la ristorazione. Sono presenti in numero consistente anche nei settori dell’assistenza, dei servizi domestici, delle pulizie e dell’acconciatura.
Spetta allo Stato o ai partner sociali intervenire?
È proprio questo il nocciolo della questione, che probabilmente sarà oggetto di un dibattito democratico, se la mozione Ettlin verrà approvata e se i sindacati lanceranno un referendum [come deciso dall’Assemblea dei delegati dell’USS il 5 giugno, ndr]. Tra i salari bassi, alcuni sono regolati da Contratti collettivi din lavoro (CCL). Quasi la metà dei lavoratori e delle lavoratrici dei settori sopra citati è soggetta a un CCL. Al di là delle cifre, la questione riguarda soprattutto il principio stesso della determinazione dei salari: la si considera una questione privata, negoziata attraverso contratti individuali o collettivi, in cui i sindacati occupano spesso un ruolo subordinato, soprattutto nei settori a basso salario, oppure la si apre a un dibattito democratico su cosa debba essere un salario dignitoso?
Un numero consistente di salariati e salariare deve ricorrere alle prestazioni sociali per riuscire ad arrivare a fine mese. Un salario minimo cambia le cose?
Tutto dipende dal suo importo e dalle eccezioni previste. Se si parte dal presupposto che spetta al datore di lavoro garantire ai propri e alle proprie dipendenti di poter vivere del proprio lavoro e non alla collettività sovvenzionare i datori di lavoro, un salario minimo riduce logicamente il ricorso all’assistenza sociale. Non si tratta di una soluzione miracolosa per sradicare la precarietà, ma di una misura efficace per combattere la povertà lavorativa.
Chi si oppone al salario minimo ritiene che questo strumento costituisca una minaccia per l’occupazione. Un timore infondato?
Questo era quanto sostenevano gli economisti negli anni ’80 e ’90 sulla base di modelli teorici e astratti. Da allora, la realtà ha smentito questa teoria. L’introduzione di un salario minimo in Germania e nel Regno Unito, nonché le esperienze cantonali in Svizzera, dimostrano che non si è verificato alcun aumento della disoccupazione, anzi. Qui come altrove, l’aumento dei salari è stato assorbito senza problemi. A Ginevra, ad esempio, non si è verificata alcuna soppressione di posti di lavoro, nonostante un aumento delle retribuzioni che per alcune categorie di dipendenti.
Le prix de la dignité. Les politiques du salaire minimum en Suisse, Cahiers de l’HETSL, 2026, 312 p., 35 franchi. Versione online disponible : www.hetsl.ch/laress/publications/detail/publication/le-prix-de-la-dignite.
Sonya Mermoud, estratto di un articolo apparso su « L’Événement syndical », no. 10, del 5.6.2026
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