| Intervista

Aroldo Cambi, amministratore delle finanze SEV e membro del consiglio di fondazione della cassa pensioni FFS

Milioni e pensioni

Le SEV ha perso due seggi nel consiglio di fondazione della cassa pensioni FFS. AroldoCambi, membro uscente brillantemente rieletto, ci parla delle sfide che aspettano l’istituto, del ricorso control’elezione viziata da irregolarità (vedasi a pag.2 e 3) e della situazione finanziaria del SEV, il cui preventivo 2017 è stato approvato il 14 ottobre scorso.

Aroldo, il SEV, nonostante la tua brillante rielezione, trae un bilancio amaro da questa elezione del consiglio di fondazione, in cui ha perso due seggi, …

Da un punto di vista politico, la perdita di due dei quattro seggi che avevamo, è certo un colpo molto duro. A me preoccupa a causa dell’importanza dei temi che saremo chiamati ad affrontare a breve. Negli ultimi anni, abbiamo investito moltissime energie nei gruppi di lavoro incaricati di analizzare la situazione ed elaborare possibili soluzioni per migliorare lo stato di salute della cassa pensioni. Abbiamo creato un’ottimo spirito di collaborazione in seno alla delegazione del personale, ma anche con i rappresentanti dei datori di lavoro, nonostante tra noi e loro vi fossero punti di vista molto distanti, persino diametralmente opposti. Nell’ultimo anno, questa coesione era palpabile, soprattutto nell’affrontare i temi più importanti.

Quali sono questi temi di particolare importanza per gli assicurati?

In primo luogo, i provvedimenti per ovviare al crollo dei tassi di interesse, ormai vicini allo zero. È inoltre noto a tutti che la cassa pensioni FFS soffre il fatto di avere circa il 60 percento di pensionati a fronte di un 40% di attivi, mentre una struttura ideale dovrebbe avere un numero di attivi superiore a quello dei beneficiari di rendita. Da ultimo, vi è poi il percorso storico della cassa pensioni FFS, costellato da risanamenti e perseguitato dalla sottocopertura.

Ci stai dicendo che gli assicurati saranno chiamati ancora una volta a contribuire …

Temo sia purtroppo inevitabile. È ormai solo una questione di tempo, a meno che vi sia un cambiamento radicale nella situazione dei mercati finanziari. Attualmente, non si trova però un solo analista che preveda un simile cambiamento e un aumento dei tassi d’interesse nei prossimi 4 o 5 anni.

Da parte dei rappresentanti del personale, dobbiamo quindi batterci per contenere le ripercussioni negative di questi provvedimenti.

La cassa pensioni FFS sarà anche chiamata ad esaminare misure che il SEV giudica scandalose, come quelle indicate dal progetto RailFit 20/30, ossia la disdetta della convenzione sull’invalidità professionale e la ripartizione del premio di rischio, che per il personale comporterà un maggior onere dello 0,8% dello stipendio. Che posizione hai come membro del consiglio di fondazione?

Penso sia importante tener presente che queste misure di risparmio non vengono dalla cassa pensioni, ma dalla direzione delle FFS e che, se applicate, non miglioreranno in alcun modo la situazione dell’istituto. Come rappresentanti del personale, siamo chiaramente contrari a queste proposte, sulle quali il consiglio di fondazione sarà chiamato a decidere il prossimo 9 dicembre.

Torniamo all’elezione del consiglio di fondazione. Il comitato SEV ha aspramente criticato il regolamento delle elezioni, in particolare il fatto che si potesse votare solo in forma elettronica. I rappresentanti del personale, compresi quelli del SEV, avrebbero così accettato un regolamento che danneggia proprio il personale FFS?

Il regolamento non impone una forma di voto, ma lascia alla direzione della cassa la facoltà di definirla. Nella fattispecie, essa ha senz’altro sottostimato le conseguenze della sua scelta per le categoria professionali che non lavorano costantemente con un computer. Secondo me, un assicurato deve avere la facoltà di esprimere il suo voto sul posto di lavoro, se del caso anche in forma scritta. Ho sentito che vi sono state circa 500 persone che hanno voltato per iscritto, ma non so di che settore fossero. Rimane comunque questa disparità di trattamento che ci è risultata sfavorevole, dato che siamo ben rappresentati proprio nelle categorie che non hanno necessariamente un accesso continuo ad un computer sul loro posto di lavoro. Questo argomento è stato discusso anche alla seduta del 24 ottobre.

Il comitato ha anche criticato la condizione del regolamento d’elezione che prevede la rappresentanza obbligatoria di tre sindacati nella delegazione del personale. Senza questa clausola, il SEV avrebbe ottenuto un seggio in più. Accettare questo punto del regolamento non è stata una specie di autorete?

Il rispetto delle minoranze, sostenuto anche dai sindacati, comporta però anche passi come questo, che erano oltretutto caldamente auspicati anche dalla delegazione dei datori di lavoro. La formulazione del regolamento offre anche chiari vantaggi, come la possibilità, tutt’altro che scontata, di avere professionisti del SEV nel consiglio di fondazione. L’elevato tasso di sindacalizzazione del SEV dovrebbe inoltre permettere di evitare conseguenze negative del regolamento, a patto di poi avere la capacità di mobilitare i nostri membri, che in questo frangente è venuta meno e a patto di evitare che vi siano candidati che fanno ricorso a mezzi illeciti per farsi propaganda.

Veniamo quindi a questo punto: il SEV ha deciso di presentare ricorso e la competenza per una decisione in merito spetta proprio consiglio di fondazione a dover decidere. Cosa ne pensi?

Il ricorso è stato dettato dalla consapevolezza di essere in presenza di elezioni viziate da irregolarità gravi, in quanto è vietato far capo alla banca dati degli indirizzi professionali di posta elettronica, come invece è stato fatto dai candidati della lista 3 che hanno poi finito per essere eletti. Siamo quindi del parere che queste irregolarità abbiano chiaramente influenzato il risultato finale, anche a causa del tasso di partecipazione particolarmente basso, di poco superiore al 15 percento. Il consiglio di fondazione ha discusso il ricorso del SEV e ha preso una decisione in merito, che verrà però pubblicata solo venerdì 29 ottobre.

Come ogni autunno, l’amministratore del SEV deve presentare il preventivo per l’anno seguente del nostro sindacato. Il preventivo 2017 è stato accolto all’unanimità, nonostante un disavanzo previsto di circa 200 000 franchi. Sei soddisfatto?

Sono soddisfatto di come il comitato abbia preso atto degli sforzi fatti negli ultimi anni per mantenere in pareggio i conti del SEV. Un gruppo di lavoro ha definito i possibili provvedimenti di risparmio e abbiamo potuto vendere l’albergo Brenscino, cancellando di conseguenza la garanzia del disavanzo. Penso quindi che il comitato abbia realizzato che è stato fatto tutto il possibile. Il margine di manovra che ci resta è quindi limitato, anche perché il gruppo di lavoro ha voluto risparmi che non andassero ad intaccare le prestazioni. D’ora in poi, rispettare questa condizione sarà più difficile.

Quando si parla di finanze, vengono facilmente evocate anche le misure di risparmio. D’altra parte, le quote dei membri rappresentano l’82 percento degli introiti. Nel 2012 ti eri impegnato a non aumentarle nei cinque anni seguenti, ossia sino al 2017. Cosa dobbiamo aspettarci per il 2018?

Vi sono due possibilità per evitare di rivedere le quote o intaccare le prestazioni. La prima deriva da un aumento degli interessi riconosciuti dai mercati finanziari. Interessi tra il 2 e il 3 percento ci procurerebbero circa mezzo milione in più all’anno, ma purtroppo ciò non dipende dalla nostra volontà. L’altra possibilità, nella quale dobbiamo assolutamente credere e far si che si materializzi, è data dal reclutamento e dal conseguente rallentamento del calo del numero di membri.

Quali limiti si pone il SEV nella ripartizione dei suoi investimenti?

Abbiamo un regolamento ben preciso, che per contenere i rischi non permette di avere più del 30 - 35 percento in azioni. Il resto deve essere in obbligazioni o titoli simili.

Il SEV ha recentemente venduto la metà delle sue azioni della banca Coop, che rappresentavano il 10 percento del suo portafoglio. Come ha reinvestito questi soldi?

Va anzitutto precisato che queste azioni non sono state vendute in quanto rappresentavano un rischio intrinseco, ma solo per rispettare il regolamento che limita al 5% del totale le azioni di un medesimo titolo, in modo da contenere i rischi legati ad una diversificazione insufficiente. I proventi sono stati reinvestiti in fondi svizzeri, per evitare rischi legati alle valute.

Pensiamo che un sindacato dovrebbe pero evitare certi investimenti.

Le nostre direttive escludono investimenti nel campo delle armi, del tabacco e degli alcolici.

E per finire come valuti la situazione finanziaria generale del SEV?

Penso sia solida, priva di importanti crediti bancari che potrebbero indebolirla. Siamo tuttavia dipendenti dai nostri membri e la piramide delle età deve preoccuparci. Per mantenere l’equilibrio, dobbiamo continuare nel rigore della gestione delle spese, investendo solo in modo molto mirato. Abbiamo introdotto il coaching delle sezioni e apriamo il segretariato di Olten, ma non possiamo operare massicci investimenti e avere costi di gestione ordinaria che non siano sostenuti da introiti adeguati.

Vivian Bologna

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