| Focus.SEV

Per combattere le discriminazioni, finalmente misure concrete per i datori di lavoro

Parità: salari alla lente

Il Consiglio federale, dopo aver discusso su come procedere per contrastare la discriminazione salariale, ha deciso di imporre per legge ai datori di lavoro di svolgere periodicamente un’analisi dei salari, supervisionata da terzi. Allestirà entro metà 2015 un progetto da porre in consultazione.

Se fossero stati gli uomini ad essere discriminati, la legge sarebbe già stata applicata da un pezzo...

Il Consiglio federale aveva annunciato a varie riprese che, concluso il dialogo sulla parità salariale, avrebbe esaminato l’eventualità di adottare misure statali per imporre la parità salariale sancita nella Costituzione. Il progetto impostato sull’arco di cinque anni si è concluso a fine febbraio 2014 e da allora sono stati valutati i risultati. Prendendo spunto da tale valutazione e da due studi sulla parità salariale, oggi il Consiglio federale è giunto alla conclusione che soluzioni facoltative non consentono di raggiungere l’obiettivo e che per concretare il diritto costituzionale alla parità salariale occorrono ulteriori misure statali.

Obbligatoria una periodica analisi aziendale dei salari

Il Consiglio federale propone di imporre ai datori di lavoro che impiegano più di 50 collaboratori di svolgere periodicamente un’analisi aziendale dei salari, supervisionata da terzi. La supervisione può essere affidata, a scelta dei datori di lavoro, ai partner sociali, a un ufficio di revisione o a un organismo di valutazione ufficialmente riconosciuto. L’esito di questa supervisione va inoltre indicato nel rapporto annuale. I datori di lavoro non saranno tuttavia tenuti a pubblicare l’eventuale disparità salariale riscontrata.

Se si constatano discriminazioni salariali e i datori di lavoro non vi pongono rimedio, i lavoratori possono, come finora, far valere in giudizio la parità salariale. Il Consiglio federale valuta inoltre l’opportunità d’introdurre un obbligo di comunicazione sussidiario per l’ufficio di revisione o l’organismo di valutazione ufficialmente riconosciuto, nel caso in cui l’impresa non dia seguito alle raccomandazioni ricevute.

Comunicato stampa del Consiglio federale

Scrivi commento