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Vincent Brodard risponde

Protezione e anonimato

© SBB CFF FFS

Marco voleva rendere anonimo il suo distintivo da macchinista per evitare di essere identificato dai clienti con cattive intenzioni, ma le FFS hanno rifiutato. La giustizia ha appena deciso. Cosa pensa il SEV del verdetto?

La situazione di Marco, che abbiamo aiutato legalmente, può essere interessante per tutti i ferrovieri. Nel 2016, aveva chiesto alle FFS di poter rendere anonimo il suo badge perché riteneva che, in caso di problemi con i clienti, il distintivo fosse un mezzo per essere identificato ed esporlo ad attacchi.

L’azienda ha rifiutato, sostenendo che l’anonimizzazione del badge era ammissibile solo in casi specifici. Sfortunatamente, il Tribunale amministrativo federale ha deciso contro Marco. Secondo i giudici, Marco avrebbe dovuto avere un’esperienza negativa a causa del badge identificativo per avere diritto ad una deroga; avrebbe in ogni caso dovuto sporgere una denuncia penale. Fondamentalmente, quindi, bisogna aspettare di essere in difficoltà per avere il diritto di proteggersi.

Questo ragionamento è preoccupante allorché l’azienda è responsabile della salute del suo personale e tanto più che gli/le agenti del treno sono già molto esposti alla violenza. E il problema è diventato più acuto con Internet. Sta infatti diventando sempre più facile trovare i dettagli di contatto dei dipendenti.

Per noi, il caso non è chiuso. Faremo tutto il possibile per migliorare la pratica alle FFS. Ci appelleremo anche all’incaricato federale della protezione dei dati, che ha già espresso dubbi sulla pratica delle FFS. In Germania, per esempio, è da tempo possibile rendere anonimo il proprio badge o usare uno pseudonimo.

Vincent Brodard è segretario sindacale presso il servizio di protezioni giuridica. Hai qualche domanda per il SEV? Scrivici a

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