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Cassa pensioni FFS: no a misure di stabilizzazione senza contropartita

Il SEV negozia una soluzione

Oltre alle imminenti trattative sul prossimo contratto collettivo di lavoro, la Conferenza CCL del 2 novembre ha anche discusso possibili misure di stabilizzazione della Cassa pensioni FFS. Affinché le stesse non abbiano a sfociare in dolorosi tagli delle future rendite, la Conferenza ha chiesto un contributo sostanziale delle FFS ai provvedimenti di attenuazione e approvato alcuni punti fondamentali in vista di una intesa. Da allora vi sono stati vari abboccamenti con le FFS che però, alla chiusura di questo numero, non avevano ancora portato a un accordo.

Per quale motivo il Consiglio di fondazione della CP FFS valuta l’adozione di nuove misure di stabilizzazione? La ragione è che a causa dei tassi d’interesse stabilmente bassi sui mercati dei capitali e della crescita della speranza di vita dei pensionati l’istituto – come tutte le altre casse pensioni del nostro Paese – ha difficoltà a coprire l’onere per le rendite attraverso i ricavi sugli investimenti (manca il cosiddetto «terzo contribuente»).

In seguito ai massicci tagli di personale operati dalle FFS nel corso degli ultimi due decenni, la CP FFS si ritrova oltretutto con una quota di beneficiari di rendite più alta di altri istituti di previdenza: a fine 2016 il 47 percento dei 54 861 affiliati era costituito da pensionati che, a differenza degli assicurati attivi, non pagano più alcun contributo di risparmio. Un numero destinato a salire ulteriormente con la riduzione dei posti di lavoro prevista dal programma di risparmi «Railfit 20/30», e che aumenterà la pressione sulla Cassa pensione.

In verità, già in passato la CP FFS ha adottato a più riprese misure di stabilizzazione. L’ultima volta all’inizio del 2016, quando ha abbassato la promessa d’interessi sul capitale di previdenza delle e dei pensionati dal 3 al 2,5 percento, e ridotto il tasso sugli averi di vecchiaia degli attivi dall’1,75 all’1,25 percento. Al contempo ha adottato le tavole generazionali, con le quali si specificano, per ogni anno di nascita, l’aspettativa di vita e il tasso di conversione.

Nondimeno, e nonostante il relativamente buon rendimento del 3,4 percento sull’attivo fisso (rispetto all’1,5% del 2015), nel 2016 vi è stata nuovamente una eccedenza di costi di 114 milioni di franchi (- 236 mio nel 2015). Sempre nel 2016, il grado di copertura tecnico è calato dell’1,1 percento, fissandosi al 104,6 percento. Benché il rendimento sia stato finora soddisfacente, per il 2017 si prevede nuovamente una eccedenza di costi. E così negli anni a venire – anche senza una crisi finanziaria.

Ora il SEV chiede che la CP FFS finanzi le misure di ammortizzazione e che le FFS garantiscano il versamento di fondi nell’istituto di previdenza, qualora lo stesso, proprio per essersi assunto i costi di attenuazione delle conseguenze, si ritrovi in una situazione di sottocopertura.

Come contropartita, il nostro sindacato sarebbe disponibile a discutere un aumento paritetico dei contributi di risparmio e a concedere alle FFS, a determinate condizioni, la stipula di un numero maggiore di contratti secondo CO. Al momento le FFS possono concludere contratti CO con al massimo il cinque percento di collaboratori.

Fi

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