Commento Urs Huber
Vogliamo soltanto lavorare!
Tornano a infierire, i massimi quadri delle FFS. Non possono proprio farne a meno, è così. Chiaramente perché non hanno ancora capito qual è la missione principale del loro lavoro: offrire alla clientela prestazioni per quanto possibile adeguate ed efficienti, magari anche con un occhio al personale. No, si ha piuttosto l’impressione che siano interessati unicamente a ristrutturare, trasferire, tagliare e poi rimettere insieme. Nel piccolo, quasi a ritmo mensile, ma ora tocca anche alle strutture più grandi: Sviluppo Traffico viaggiatori (WEP) e Infrastruttura 2.0 ecc. Hanno sempre pronta una buona ragione. Peccato che raramente il tutto non duri che pochi anni, poi subentra di nuovo una ristrutturazione, naturalmente anche qui sostenuta da ottime motivazioni.
A fare le spese di questa mania riorganizzatrice è il personale, e spesso anche la clientela. Ed è proprio questa combinazione di effetti nefasti che più addolora le ferroviere e i ferrovieri. Sono loro a dover pagare i costi di queste continue ristrutturazioni, che troppe volte non recano alcun giovamento né ai clienti né all’azienda.
L’attuale fragilità del sistema non sembra nemmeno turbarli più di quel tanto. I vertici massimi parlano sempre e solo di 4.0, di ferrovia del futuro e amenità varie, dimenticando troppo spesso che per arrivare al futuro bisogna prima affrontare il presente! Che le FFS vadano incontro a una grave carenza di personale specializzato lo hanno capito anche alcuni quadri superiori. Poi però, all’atto pratico si cancellano volutamente preziose conoscenze tecniche, perché ogni ristrutturazione comporta sempre una perdita di know-how, gli specialisti in gamba lasciano l’azienda, altri vanno in pensione prima o cadono vittima della rassegnazione.
Le solite lamentele da sindacalista, si dirà. Ma le prove di quel che affermo sono lì, nero su bianco: i valori emersi dal sondaggio tra il personale. La fiducia nella dirigenza continua a calare.
Noi non siamo contrari al futuro: il mondo cambia, anche il mondo della ferrovia. Ma a cosa serve riempirsi la bocca parlando di un avvenire ancora lontano, se non potremo sopravvivere al presente?
Ho voluto esprimere queste mie idee contro la smania di ristrutturazione dei massimi vertici aziendali a nome di tutti i collaboratori e le collaboratrici che giorno dopo giorno danno il meglio per la ferrovia, per le loro FFS e per i loro clienti, nutrendo dubbi nei confronti di chi li guida. Da loro giunge una semplice richiesta, che i capi delle FFS farebbero bene a prendere sul serio a Natale: vogliamo solo lavorare!
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