Votazione del 24 settembre sulla previdenza vecchiaia 2020

«Un sì alla PV 2020 é indispensabile»

A 81 anni, Michel Béguelin non ha perso nulla della sua verve nel difendere lavoratrici e lavoratori. L’ex consigliere agli Stati vodese socialista e ex vicepresidente del SEV commenta senza giri di parole il progetto «Previdenza vecchiaia 2020» e lancia un appello a deporre un doppio SI nell’urna ad un progetto che migliora sensibilmente le rendite delle classi salariali inferiori, prime fra tutte le donne, nonostante proprio a loro verrà aumentata l’età di pensionamento da 64 a 65 anni.

Michel, sei stato ferroviere e sindacalista. Perché ora sostieni in modo così convinto il progetto di previdenza vecchiaia 2020?

Dopo il rifiuto del progetto «AVSplus» promosso dalla sinistra, «Previdenza Vecchiaia 2020» costituisce il miglior compromesso possibile, considerate due realtà incontestabili: da una parte, le forze politiche in campo e, dall’altra, la necessità di adeguare le norme all’evoluzione del mercato del lavoro. Assistiamo al dilagare del lavoro a tempo parziale, ma anche alla trasformazioni di impieghi un tempo retribuiti correttamente in «lavoretti» sottopagati e alla «uberizzazione» del lavoro. Questi sono fattori che penalizzano i futuri beneficiari di rendite ed è quindi fondamentale che le rendite delle famiglie e, in modo particolare, delle donne vengano rivalutate in termini reali.

Quindi, secondo te, bisogna votare Si perché dopo la sconfitta di AVSplus non si può ottenere di meglio ...

Dobbiamo essere consapevoli degli attuali rapporti di forza in Svizzera, dove una certa destra, composta da PLR e UDC svizzero-tedeschi attaccano continuamente l’AVS. Solo il PPD ha dimostrato di aver capito la posta in palio. Gli altri continuano a far leva su presunte «perdite catastrofiche» dell’AVS nei prossimi venti anni, riprendendo questa affermazione sbagliata che ha però permesso loro di silurare AVSplus. PV 2020 consolida le rendite attuali e future, rivalutando in franchi la situazione delle categorie meno fortunate e migliorando nettamente la copertura del lavoro a tempo parziale nell’ambito del secondo pilastro. Con l’attuale aumento dei working poors, il ricorso al lavoro a tempo parziale non è solo una scelta. Siccome il 60% delle donne lavorano a tempo parziale, saranno proprio loro a beneficiare maggiormente di questo miglioramento. Ricordiamoci che le redite del secondo pilastro delle donne sono del 63% più basse di quelle degli uomini.

Hai esempi concreti?

Una donna che oggi ha 24 anni e guadagna 3500 franchi al mese, riceverà un aumento delle sue rendite AVS e LPP di 255 franchi al mese, rispettivamente 3060 franchi l’anno. Una donna di 44 anni nella stessa categoria riceverà invece 2136 franchi in più. E le rendite di tutte le donne che ricevono un salario di 5200 franchi al mese saranno superiori a quelle odierne.

L’AVS verrà rafforzata, ma il tasso di conversione LPP per la parte obbligatoria scenderà dal 6,8 al 6%. Non è una contraddizione di migliorare l’AVS e iniettare soldi nel secondo pilastro? 

Il secondo pilastro però è una realtà, voluta dal popolo a complemento dell’AVS, della quale bisogna tener conto, che lo si voglia o no.

A sinistra si alzano però molte voci critiche verso la riforma proprio perché tocca sia il 1° che il 2° pilastro.

Si, ma devo ripetere che il secondo pilastro esiste e dovrebbero ammetterlo anche coloro che 40 anni fa vi si erano opposti. Oggi, quel che conta per le e i salariati è l’ammontare totale delle loro rendite negli anni futuri. Non dobbiamo confondere le lotte: i tempi per immaginare di fondere i due pilastri non sono maturi.

Siamo in una fase di transizione, in cui dobbiamo ottenere il massimo possibile e perseverare nella lotta a lungo termine. PV 2020 permette in primo luogo di stabilizzare le rendite ed esaminandola con attenzione i nostri membri potranno constatarne un certo tornaconto finanziario. Dobbiamo poi chiederci quali vantaggi potrebbe portare un suo rifiuto. Resteremmo allo status quo, ma la destra riproporrebbe immediatamente le sue ricette, come l’aumento dell’età di pensionamento a 67 anni per tutti e il freno all’indebitamento per l’AVS. Un No a PV 2020 verrebbe infatti considerato come un trionfo della destra. E cosa potrebbero guadagnarci salariate e salariati? Evidentemente nulla, anzi votare no significa letteralmente tirarsi la classica zappa sul piede.

Però negli ultimi anni la sinistra ha ottenuto alcuni bei successi contro il peggioramento della previdenza vecchiaia. Perché su questa base non si potrebbe costruire un’alternativa a PV 2020?

Abbiamo vinto alcuni referendum, ma perso la battaglia fondamentale di AVSplus. PV 2020 è frutto di un compromesso aspramente combattuto alle camere, in cui i miglioramenti sono preponderanti rispetto agli aspetti negativi, tra i quali vi è l’aumento dell’età pensionistica delle donne.

E il santo vale questa candela?

Oltre agli aumenti per chi lavora a tempo parziale, vi sono gli aumenti delle rendite AVS per le coppie, il cui limite viene portato dal 150 al 155 percento. Tradotto in franchi, questo aumento può raggiungere i 2712 franchi, ossia il 6 percento. Non sono proprio bruscolini. Questo rafforzamento dell’AVS va a beneficio soprattutto delle donne, dato che 500000 di loro vivono della sola AVS. Vi è inoltre anche un progresso che va oltre ai miglioramenti individuali. Viene infatti rafforzata la solidarietà in seno all’AVS ed è proprio questo aspetto che provoca attacchi permanenti da parte della destra, che critica che l’AVS venga versata a tutti, anche a chi non ne ha bisogno. Questo innaffiatoio, però, non è una fatalità inevitabile. Le 466000 economie domestiche milionarie, senza tener conto degli immobili, potrebbero rinunciare all’AVS senza tante formalità, dando una prova coerente di solidarietà e diminuendo di conseguenza anche le loro imposte da pensionati. Sarebbe un progresso sociale fantastico per tutti, un esempio di lotta contro le disparità. Cosa aspetta la destra ad agire in tal senso?

I pensionati attuali non riceveranno però alcun aumento dell’AVS. In queste condizioni, si può davvero parlare di successo?

Il fatto è che il popolo l’anno scorso ha respinto l’aumento generalizzato del 10% proposto da AVSplus. Nel valutare questa riforma, dobbiamo considerare che permette di consolidare il finanziamento dell’AVS sino al 2030 e di evitare la soppressione delle rendita di vedovanza. Inoltre, coloro che si ritrovano in disoccupazione dopo i 58 anni, potranno restare alla loro cassa pensioni e non dovranno più ritirare il capitale, perdendo così il diritto alla rendita. Non è un miglioramento di poco conto, se pensiamo a quanti ultra cinquantenni si ritrovano confrontati con la disoccupazione. Nel complesso, si tratta comunque di un successo, sia pure solo parziale, che dovremo però completare alle urne il prossimo 24 settembre.

La campagna in vista della votazione sarà breve, ma si prospetta molto intensa, specie in Romandia, dov’è stato raccolto il 75 percento delle firme. Che valutazione fai?

In Romandia, il referendum si concentra contro l’innalzamento dell’età pensionistica delle donne. Non dobbiamo però perdere di vista la portata delle misure compensative, che porteranno chiari miglioramenti a tutte le donne che guadagnano 30000 franchi l’anno, oppure alle casalinghe, che potranno anche andare in pensione anticipata a 64 anni senza perdere un franco. Il tasso di riduzione scenderà infatti dal 6,8 al 4,1%. Per le rendite AVS sino a 1700 franchi mensili, la perdita verrà compensata dall’aumento di 70 franchi. Questa riforma va quindi valutata nel suo complesso, valutandone gli aspetti concreti per tutte le famiglie, di tutte le generazioni. I nonni di oggi danno un contributo per i loro figli, che a loro volta fanno uno sforzo per i nipoti.

Né dobbiamo sbagliare bersaglio delle nostre critiche, che non possono concentrarsi sul consigliere federale Alain Berset. Sono gli ambienti dell’economia e i partiti che vi gravitano attorno che vogliono smantellare l’AVS, ultimo baluardo di una vera solidarietà nazionale e privilegiare il secondo pilastro che loro hanno voluto e promosso.

Nel secondo pilastro, però, tutti i rischi sono trasferiti sui salariati a livello individuale, condannandoli a pagare sempre di più per ricevere sempre meno.

Per continuare questa lotta, sarà fondamentale votare SI alla Previdenza Vecchiaia 2020 il prossimo 24 settembre!

Referendum

Il comitato «NO all’aumento dell’età di pensionamento! NO alla riduzione delle rendite» ha consegnato giovedì 6 luglio oltre 70000 firme contro la riforma PV 2020. «Abbiamo vinto la scommessa, dimostrando che vi è un’opposizione popolare a questo progetto» ha commentato.

Il 24 settembre, il popolo dovrà quindi votare, oltre che sull’aumento dell’IVA, anche sul contenuto della riforma.

Vivian Bologna

I miglioramenti principali di PV 2020

  • Aumenti di 70 franchi al mese delle rendite AVS per i nuovi beneficiari e sino a 2712 franchi l’anno per le coppie. Il limite per le rendite di coniugi passa da 150 al 155 percento.
  • Introduzione della possibilità di rendite parziali.
  • Chi perde il posto di lavoro a 58 anni potrà rimanere assicurato alla propria cassa pensioni.
  • L’aumento delle rendite LPP per il lavoro a tempo parziale. Oggi, le rendite delle donne sono inferiori del 63% a quelle degli uomini.

Avete un commento o una domanda sull’articolo? Inviate un’e-mail all’autore/autrice oppure a