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Sondaggio SEV VPT

Sulla salute degli autisti il peso dello stress

Il Sindacato del personale dei trasporti (SEV) lancia un allarme sulla salute dei conducenti dei mezzi pubblici: la metà di loro afferma di soffrire di stress e si è constatato un aumento significativo dei disturbi del sonno, dell’appetito e dell’apparato digestivo. È quanto risulta da un’analisi comparativa tra i risultati raccolti nel 2010 e nel 2018. Il sondaggio, svolto su mandato della VPT, non ha la pretesa di fornire dati scientifici o di carattere medico, ma è altamente rappresentativo sulla natura del vissuto individuale nelle tre regioni linguistiche.

Due bus, in fondo, avanzano lentamente nel caos cittadino.

Giovanni* guida i bus. Ha mal di schiena, ha superato i 60 anni e in qualche modo ha imparato a convivere con lo stress e i dolori. Il suo lavoro gli piace, per cui va avanti anche con qualche acciacco. Pure Alessandra* guida i bus. Da 20 anni trasporta passeggeri che non sempre sono educati. Anzi: dal momento che la società oggi è più conflittuale, anche gli utenti della strada mostrano maggiori segni di impazienza e aggressività. «Fa parte del nostro mestiere. Ma a volte - ci racconta - questa rabbia ce la portiamo a casa e sono un po’ come delle tossine che ci restano addosso e non ci fanno dormire sonni tranquilli». Reto* è un giovane ottimista, ha quasi sempre il sorriso sulle labbra e tende sempre a vedere il lato positivo delle cose; ciononostante si lamenta dei turni lunghissimi: nastri di 15 ore per fare 8 ore effettive di lavoro. Pause troppo lunghe che allungano il turno; così invece di favorire il riposo finiscono per creare ulteriore stress. E questa mancanza di attenzione gli fa perdere a tratti il sorriso. Solo chi non guida può pensare che siano turni sostenibili e persino salutari.

La pratica dimostra infatti il contrario e anche il recente sondaggio del SEV. In base alle 500 risposte ricevute, un autista su due dichiara di soffrire di stress, mentre in base allo Job Stress index 2018, si lamenta di stress un salariato su quattro. Risultano particolarmente frequenti sintomi quali ansietà, irritabilità e stanchezza, le cui cause sono attribuite all’aggressività di automobilisti, ciclisti e passeggeri turbolenti. La situazione è peggiorata negli ultimi anni. Nel 2010 solo il 12% dei conducenti di mezzi pubblici tra i 56 e i 65 anni affermava di avere problemi di sonno, mentre ora sono il doppio. Contemporaneamente è aumentato anche il numero di incidenti che hanno visto coinvolti bus: secondo i dati della Confederazione nel 2011 erano 416 e nel 2017 ben 737, con un incremento dell’80%. Due casi su tre erano da imputare agli altri utenti della strada, quali automobilisti, ciclisti e pedoni.

La salute nella fascia di età 46-55 anni

Christian Fankhauser, segretario sindacale SEV titolare del settore bus, ammette che l’indagine, cui hanno partecipato 497 dei 2500 autisti interpellati in Svizzera, non ha la pretesa di fornire né dati «scientifici» sulle condizioni di vita e di lavoro, né dati «medici» su questi argomenti; vuole piuttosto informare sulla natura e la frequenza della percezione individuale. Del resto il sondaggio risponde ad un preciso mandato del Comitato VPT del settore bus, che ha voluto di nuovo sondare la situazione della professione, che sta perdendo attrattività. «Nonostante salari e condizioni di lavoro corrette garantite anche dai CCL - osserva infatti Fankhauser - la professione di conducenti di autobus ha perso di attrattività: a pesare negativamente sulla scelta il lavoro a turni e orari di lavoro atipici, ossia 7 giorni su 7, 22 ore su 24, giorni festivi, giornate lunghe e faticose. Tutto ciò difficilmente consente di conciliare famiglia e lavoro. In questo settore, inoltre, il tempo parziale viene usato per far fronte a problemi di pianificazione o per sgravare conducenti troppo stanchi. Pensato e usato bene - continua il sindacalista del SEV - il tempo parziale potrebbe essere una risposta per alleviare le fatiche del mestiere e per favorire anche l’assunzione delle donne, fermo restando che prima occorre predisporre vestiari e strutture sanitarie separate. Per ora, insomma, il conducente di bus resta fondamentalmente un mestiere di uomini. Ma attenzione. Constatiamo pure che la popolazione dei conducenti invecchia. Le aziende, del resto, faticano a reclutare personale competente a causa della scarsa attrattività del mestiere». Giovanni*, che ha cominciato a guidare bus all’ età di 25 anni, riconosce che adesso il mestiere è molto più faticoso rispetto a quando ha iniziato; c’era meno traffico e c’erano anche meno turni e non così faticosi.

Gli intervistati valutano i giorni lavorativi come più di dieci ore.

Analizzando accuratamente i dati raccolti dal SEV emerge per esempio che il lavoro notturno appare meno faticoso nel 2018 rispetto al 2010. «In qualche modo - annota Giovanni* - ci siamo abituati; posso però anche dire che sul mio benessere qualcosa si risente». La fatica, insomma, si esprime attraverso altri canali. «Di fatto - commenta Fankhauser - si constata un processo di interiorizzazione dello stress che si esprime anche attraverso un aumento significativo delle malattie legate all’appetito e all’apparato digestivo, in tutte le fasce di età. Sono pure aumentati i disturbi del sonno». Fattori stressanti, quali l’aggressività dei passeggeri e di altri utenti della strada - come ci ha del resto detto Veronica* - incidono in modo significativo nell’esercizio della professione di conducente di bus. Ciò spiega indubbiamente l’aumento dei disturbi del sonno. «In questo quadro - sottolinea ancora Fankhauser - pesa anche la gestione dell’assenteismo portata avanti dalle aziende; spesso viene vissuta come una forma di pressione. Se un terzo del personale ha detto di aver lavorato senza essere nel pieno delle proprie capacità, recandosi al lavoro da malato, deve interpellare le aziende, anche in merito alla sicurezza dell’utenza. A volte può bastare un forte raffreddore e qualche riga di febbre per incidere sullo stato di salute generale dell’autista che si mette al volante».

Notte + stress + febbre = ? (foto: pxhere.com)

Forte di queste constatazioni, il SEV continuerà ad intervenire presso le aziende per migliorare gli orari di lavoro. Si tratta sostanzialmente di ridurre lo stress sul posto di lavoro. «Bisogna evitare i nastri giornalieri di più di 10 ore. L’80% dei sondati giudica infatti faticoso un nastro che oltrepassa le 10 ore». È ciò che pensa anche Reto*, che vorrebbe guidare il bus fino alla pensione, tanto è appassionato. Ma affinché ciò sia possibile, è indispensabile che nella pianificazione dei turni si mettano davvero al centro le esigenze degli autisti. «Turni di 10 ore - sottolinea Reto* - ci permettono anche di avere una vita da vivere, fondamentale per il nostro equilibrio tra famiglia e lavoro, tra lavoro e vita sociale. Nastri di 14-15 ore sono davvero improponibili e penalizzanti».

Parola di autista.

* Le persone sono reali, i nomi sono stati attribuiti dalla redazione.

Françoise Gehring

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Nuovo comitato bus

Lo scorso 19 febbraio a Olten, è stato rinnovato il comitato bus, così composto: Peter Bernet, Lugano; Elisabeth Küng, Thun; Vicent Leggiero, Ginevra; Carmelo Scuderi, Losanna; Jacques Leipzig,Friburgo. Il nuovo eletto per il comitato bus, e membro sostituto per il comitato centrale VPT, è Marcel Betschard, Zugo. Il comitato ha lanciato un appello per migliorare il reclutamento. Tutti sono stati invitati ad essere attivi in occasione del Tour de Suisse del bus del centenario; un’occasione per avvicinarsi ai membri e al pubblico.

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