Quando devono risparmiare, i vertici FFS non danno certo un buon esempio
Predicare bene non basta!
Ai pensionati «normali» tagliano i Rail Check, ma continuano ad attribuirsi un AG di prima classe a vita. Non c’è che dire, i dirigenti delle FFS danno un bel-l’esempio.

La questione è stata denunciata dalla Basler Zeitung, lo scorso 29 aprile, in cui ha pubblicato che i massimi dirigenti delle FFS beneficiano di un abbonamento generale di prima classe a vita, dopo il loro pensionamento. Per contro, va ricordato come i comuni mortali in pensione dopo una vita alle FFS si sono visti stralciare i 100 franchi di Rail Check, quale contributo al programma di risparmi RailFit 20/30. «Sui piccoli tagliano, mentre i grandi mantengono i propri privilegi. Non è una questione che grida vendetta al cielo?», ha chiesto la BaZ a due membri della commissione trasporti del Consiglio nazionale e agli Stati. Joseph Dittli, senatore urano liberale, è categorico: «è un comportamento ingiusto nei confronti di dipendenti come macchinisti, capitreno e manovristi. Le maggiori responsabilità dei dirigenti sono già compensate dal loro stipendio». Non vi sono quindi motivi per i quali dovrebbero ricevere anche questo abbonamento a vita.
Natalie Rickli, consigliera nazionale UDC di Zurigo e presidente della commissione trasporti, la vede nello stesso modo e aggiunge: «i vertici delle FFS mancano di sensibilità, tanto più che i loro elevati salari vengono già criticati in Parlamento, dove vi sono ancora delle proposte in sospeso». La BaZ ha ricordato come nel 2016, il CEO Andreas Meyer abbia ricevuto 1,052 milioni e precisato che, secondo le FFS, gli aventi diritto a questo AG a vita sarebbero 75. A 6300 franchi l’uno, rappresentano la non trascurabile cifra di 472000 franchi l’anno.
La BaZ cita poi il vicepresidente del SEV Manuel Avallone: «per me, questo dei massimi quadri è un comportamento meschino e un ulteriore esempio di come interpretano la loro funzione». A contatto.sev, Avallone aggiunge: «in questi tempi, in cui sbandierano le necessità di risparmio dell’azienda, ci si aspetterebbe dai vertici che dessero il buon esempio, applicando alle misure di risparmio su sé stessi la stessa creatività che dimostrano verso i dipendenti». Avallone critica pure che, dopo aver deciso lo stralcio dei Rail Check ai normali «pensionati», i dirigenti li abbiano invece mantenuti per sé, oltre all’AG di 1a classe.
In un’epoca di risparmi questo argomento viene trattato nel- l’incontro del 17 maggio tra il Consiglio di amministrazione, Manuel Avallone e il presidente del SEV Giorgio Tuti. La competenza di regolare i benefici ai massimi dirigenti compete infatti al CdA.
Cosa consiglierebbe Avallone in questi termini ai quadri? «Vi sarebbero anche altre possibilità di risparmio, per esempio sull’AG gratuito per le e i loro partner. Ma soprattutto, potrebbero risparmiare sui premi che si attribuiscono quando raggiungono i loro obiettivi a spese del personale».
Per Avallone, non è nemmeno normale che i membri del CdA continuino a ricevere un AG di prima classe quattro anni dopo il termine del loro mandato. «Sarà anche vero che il potenziale di risparmio sui privilegi dei quadri è tutto sommato ridotto, rispetto ai 1,2 miliardi che le FFS intendono risparmiare entro il 2020. E però una questione di principio: i capi non possono continuare a predicare bene e razzolare male».
Markus Fischer
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