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Il traffico combinato ha di nuovo uno sbocco a sud di Chiasso

Via libera per Monte Olimpino

12 aprile, ore 4.04. Il treno 51493 per Castelguelfo lascia il fascio C della stazione di Chiasso verso sud, tornando a percorrere, dopo 16 mesi di interruzione, la galleria di Monte Olimpino 2.

Aperta nel 1989, poco dopo la nuova cabina centrale elettronica di Chiasso, la galleria di Monte Olimpino 2 ha permesso al traffico merci di compiere un autentico balzo di produttività.
Essa congiunge infatti direttamente Chiasso con la stazione di Bivio Rosales, evitando la deviazione attraverso Como San Giovanni e, quel che più conta, la salita tra Como e Albate, che limitava fortemente il peso dei treni merci.
Inoltre, la galleria risolve uno dei problemi principali del traffico merci per ferrovia, legato alla progressiva crescita delle dimensioni dei carichi, permettendo in particolare il trasporto di contenitori e carri di quattro metri di altezza.

Problemi geologici
Purtroppo, l'esercizio della galleria è stato ostacolato dall'insorgere di problemi di carattere geologico, derivanti dall'innalzamento del livello della falda freatica che ha generato infiltrazioni tali da pregiudicarne la percorribilità.
Il traffico era stato quindi già chiuso una prima volta dal novembre 2002 al maggio 2003 e poi alternativamente su uno dei due binari per permettere lavori di impermeabilizzazione.
Questi si sono però rivelati insufficienti e l'aumento delle infiltrazioni ha reso necessari nuovi interventi, iniziatisi nel giugno 2007 e che hanno richiesto la chiusura totale della galleria, dal dicembre 2008 allo scorso 12 aprile.
Il progetto dell'intervento è stato curato dallo studio Basler e Hofmann di Zurigo ed eseguito a cura di RFI, per un investimento globale di 48 milioni di Euro (72 milioni di franchi)

Uno sbocco fondamentale
Le sue caratteristiche e della linea vecchia rendono la Monte Olimpino 2 indispensabile. Se chiusa, il traffico deve essere dirottato su Luino o attraverso l'asse del Sempione.
In questi lunghi mesi di chiusura, tutti i servizi della stazione di Chiasso hanno sofferto di questa realtà, i cui effetti sono poi stati amplificati dalla crisi economica che ha comportato un caldo della domanda di trasporto.
In questi giorni, il sollievo degli addetti ai lavori per la riapertura della galleria, a lungo apparsa come un miraggio, è palpabile.
"La nostra pianificazione prevede un numero maggiore di treni, anche se per tirare un primo bilancio occorre comunque attendere qualche settimana", ci ha indicato il capostazione di Chiasso Smistamento, Ivano Realini, le cui indicazioni trovano conferma presso FFS Cargo. "Noi abbiamo circa una quarantina di treni a settimana nelle due direzioni che ritrovano la via di Chiasso" ci ha detto Eros Crivelli, capo piattaforma di Chiasso.
Dal canto suo, Hupac ci ha confermato il ritorno via Chiasso di due coppie di treni al giorno, effettuati da BLS Cargo.
Anche gli altri operatori presenti a Chiasso (vedi anche art. a pag. 10) dovrebbero poter presentare evoluzioni analoghe.
Effetti occupazionali mitigati
Gli investimenti fatti a Chiasso SM, in particolare con l'apertura del fascio U, servito sull'arco delle 24 ore per il transito di treni Nord-Sud, limiteranno però le ripercussioni occupazionali della riapertura, in quanto verranno a mancare gli spostamenti dei treni al fascio di partenza a cura della manovra locale.

Nuove nubi sul trasferimento
Da diverse fonti, siamo poi venuti a conoscenza di nuovi problemi sul fronte del traffico ferroviario.
A seguito della sciagura di Viareggio, Trenitalia sta verificando tutte le norme di trasporto per le merci pericolose e ciò ha portato alla chiusura di alcuni scali per questi tipi di merci, per esempio quello di Brescia, e alla conseguenze soppressione di alcune relazioni ferroviarie.
Inoltre si pensa di inasprire altre norme per queste merci. Se da una parte, queste esigenze sono comprensibili e pienamente condivisibili, negli addetti ai lavori sorgono diverse perplessità sul futuro del trasporto. Quello su ferrovia è senz'altro uno dei più sicuri e deve mantenere queste caratteristiche. Anche gli altri vettori dovrebbero però rispondere alle stesse esigenze. Limitarsi ad inasprire le norme per la ferrovia rischia di ottenere solo l'effetto contrario, ossia di riversare i trasporti su vettori meno controllati e, di conseguenza, meno sicuri.
 Pietro Gianolli

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