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Sulle orme di...

Hanny Weissmüller, macchinista

In un mondo ideale, non lo noteremo nemmeno. Una donna che guida un treno, cosa c’è di più normale? Bene, è ancora eccezionale. Le cose sono ovviamente cambiate dal 1991, quando le prime macchiniste sono arrivate alle FFS. L’era delle pioniere ferroviarie è passata, ma rimane «un mondo di uomini» come cantava James Brown.

Hanny Weissmüller davanti alla locomotiva dei 100 anni del SEV, che accoglie alla stazione di Saint-Maurice. Foto: Céline Ribordy

Con il suo percorso atipico e l’immancabile senso dell’umorismo, Hanny Weissmüller ha trovato il suo posto in questo mondo dei macchinisti, al punto da dichiararsi candidata alla presidenza della sottofederazione del personale di locomotiva (LPV) nel giugno 2020. E una prima. E forse anche una piccola rivoluzione in una professione in cui le donne sono ancora una piccolissima minoranza.

Incontro Hanny a Saint-Maurice, la stazione a cui è legata, il giorno in cui l’autobus e la locomotiva per il centenario del SEV, ridipinti con i colori del sindacato, si erano dati appuntamento. L’ondata di calore è soffocante. Ma Hanny è piena di energia e non si risparmia.

Professione declinata al femminile

Chiede una femminilizzazione della sua professione, «per creare un equilibrio nei gruppi. Tutto è molto maschile e progettato da e per gli uomini. Ciò pone problemi, ad esempio, per quanto riguarda i tempi di pausa e l’accesso ai servizi igienici. Chiediamo condizioni migliori che in definitiva sono più piacevoli anche per gli uomini che alla fine si rivelano pure soddisfatti»!

Le aziende di trasporto vogliono reclutare più donne? Hanny sottolinea gli ostacoli: «Partiamo dall’inizio con i nostri abiti da lavoro! Ne abbiamo alcuni uguali a quelli degli uomini. Anche la taglia è tagliata su misura per gli uomini… io, una volta indossata, potrei volare via. E poi non ci sono pantaloncini da donna».

Hanny ha sognato questa professione, che adora, per molto tempo. Era immersa in un mondo familiare dove le locomotive occupavano un posto molto grande: «Mio nonno produceva già trasformatori per locomotive. E mio padre mi raccontava sempre del suo lavoro e dei suoi incontri con i macchinisti. Morivo dalla voglia di guidare una locomotiva».

Quattro formazioni e quattro figli

Quando parla della sua scelta professionale, i ricordi vanno all’adolescenza. Suo padre, ingegnere di locomotive presso la Brown Boveri – che conosceva bene il mondo della meccanica– la scoraggia dicendole che non è per lei. All’epoca c’era una sola macchinista alle FFS. Prende così un’altra strada. All’età di 20 anni, lascia un lavoro che non le interessa e lascia la campagna argoviese di Baden, dove ha avuto un’infanzia felice con le sue due sorelle e suo fratello. Punta verso Ginevra dove impara il francese. Colleziona impressionanti formazioni tecniche: diploma di programmatrice, diploma federale di gerente di casse pensioni. Con due figli, le giornate di 15 ore di lavoro l’hanno costretta a trovare un lavoro più adatto. Così Hanny ottiene un certificato federale come formatrice per adulti e come mediatrice economica. Altri due figli e un divorzio più tardi. Avrebbe potuto davvero fermarsi. Invece no.

Meglio di un sogno

«Me lo ricordo ancora molto bene oggi. Quando avevo 40 anni, una mattina mi sono svegliata e mi sono detta: perché sto facendo questo e non ciò che ho sempre voluto fare? Così ho inoltrato la mia candidatura presso le FFS e ha funzionato benissimo».

Con il senno di poi, questa professione è stata davvero all’altezza del suo sogno d’infanzia? «È addirittura meglio di quanto immaginassi. Mi sto divertendo un sacco».

Si è impegnata nel SEV, nell’USS e in politica nelle fila del PS, per poter agire: «Naturalmente, se sono nel sindacato, è anche perché ci sono cose che devono essere migliorate e sono sensibile alle ingiustizie contro le donne. L’ambiente maschile è difficile sia in termini di gerarchia, sia di colleghi. È difficile essere ascoltate. I capi e i colleghi non sempre capiscono che, con i bambini, c’è bisogno di un’organizzazione del lavoro che sia pensata anche per le madri. Gli uomini hanno spesso una moglie a casa». Ai macho che sono sorpresi dal suo lavoro, risponde con malizia: «Dato che ci sono così tanti macchinisti, ho pensato che fosse un lavoro facile»! Con una notevole forza interiore e con spiccate capacità comunicative, Hanny scioglie i pregiudizi come neve al sole.

Yves Sancey

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