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Colpi di diritto

Non voglio finire in tribunale!

Il segretario del SEV deve far ricorso a tutte le sue risorse per calmare Maria, prima di riuscire a capire i motivi della sua telefonata: il caposervizio le ha appena comunicato di sospettarla di essere all’ origine della scomparsa di soldi dalla cassa del caffè, posta nel locale pausa. Il capo le ha quindi ingiunto di rimpiazzare l’importo mancante, una cinquantina di franchi, pena una denuncia. Se poi lei osasse contestare la denuncia, allora «ci vedremo in tribunale» aveva aggiunto.

Lei però non ha fatto nulla di male, men che meno sottratto soldi dalla cassa. Ma ancora meno vorrebbe finire in tribunale, anche se non è d’accordo di risarcire i soldi, di cui del resto ha bisogno per far fronte alle spese delle imminenti festività natalizie.

In un altro caso, Giorgio chiede un colloquio confidenziale al suo presidente sezionale, per spiegargli che nell’ultimo mese ha accumulato 18 ore supplementari. Due sono venute dal fatto che ha aiutato volontariamente il suo capo in Officina, un’altra volta ha aiutato a sgomberare un locale dopo il suo orario di lavoro e le altre ha semplicemente dovuto sopperire alla mancanza di personale, dovuta alle vacanze e a un congedo di maternità. Il suo capo gli ha però comunicato di non essere disposto a riconoscere tutte queste ore, ma di permettergli di compensarne al massimo 10. Per questo chiede se il presidente sezionale ha la possibilità di intervenire sul capo, in quanto lui non vorrebbe rivolgersi ad un tribunale. A 59 anni, ha paura di essere licenziato.

Rodolfo si rivolge invece all’ assistenza giuridica del SEV per lettera, dopo aver dimissionato dal suo posto di lavoro. La sua decisione non ha posto problemi, salvo la formulazione del certificato di lavoro che potrebbe rivelarsi molto penalizzante per la ricerca di un nuovo impiego una volta terminata la formazione che sta seguendo. Secondo Rodolfo, il certificato risulta «codificato» ma il datore di lavoro ha respinto il rimprovero, sfidandolo a farsi avanti presso il tribunale del lavoro. Lui però non se la sente di affrontare questo processo, dovendo concentrarsi sulla formazione.

Pur comprendendo le motivazioni di Maria, Giorgio e Rodolfo, siamo di parere diverso: adire in tribunale, indipendentemente se in qualità di denunciato o di denunciante, può essere spiacevole, ma rappresenta comunque la miglior soluzione.

Nelle procedure civili, di cui fanno parte diversi campi del diritto, come quello del lavoro, vige un procedimento a due livelli. Dapprima vi è un arbitrato, volto alla ricerca di un accordo bonale, che presuppone una certa disponibilità delle parti a fare delle rinunce in favore di una soluzione di compromesso. Alla fine, vi è una dichiarazione in cui le parti confermano di veder tacitate tutte le loro pretese.

Nelle vertenze del diritto del lavoro sino a 30000 franchi, ossia nella maggior parte dei casi, il procedimento è gratuito. Se non viene raggiunto un accordo, la parte attiva ha il diritto ad erigere una causa, a seguito della quale il tribunale deve stabilire i fatti, rispettivamente raccogliere tutte le prove possibili. La parte che riceve torto può essere chiamata a regolare le spese di avvocatura della controparte.

In ogni caso e per ogni vertenza, val la pena di far capo all’assistenza giuridica del SEV, i cui specialisti, grazie alla loro esperienza, sono ingrado di valutare la plausibilità delle rivendicazioni e l’opportunità di ricorrere al tribunale. Se del caso, il segretariato può anche attribuire l’assistenza di un legale. Un’ultima considerazione da tenere sempre presente: anche i datori di lavoro sono spesso reticenti a ricorrere al tribunale. Non bisogna però speculare su questa reticenza pensando di poter ottenere in ogni caso un accordo bonale.

Assistenza giuridica SEV

Nota bene: i dipendenti delle FFS sono assoggettati al diritto pubblico, le cui procedure sono diverse da quelle descritte.

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