Emergenza sanitaria
Coronavirus: diritti e obblighi

La diffusione del Coronavirus (Covid-19) ha portato o può portare a restrizioni nella vita quotidiana e nel lavoro. Quali sono le conseguenze per i/le dipendenti? Risposte ad alcune domande sulla gestione dell’orario di lavoro.
Se l’impatto del Coronavirus sulle persone e sull’economia dovesse diventare più grave e prolungato, le aziende potrebbero essere tentate di scaricare le conseguenze del calo di attività sulle spalle del personale. Come? Chiedendo loro di lavorare di meno compensando gli straordinari, recuperando il saldo del tempo variabile o prendendo ferie non retribuite. Altre aziende possono essere tentate di far lavorare maggiormente il loro personale in salute se i loro colleghi dovessero ammalarsi in massa. Riflettori sui diritti dei dipendenti in questi due scenari.
Ridurre il tempo di lavoro?
Lo sviluppo del Coronavirus ha un forte impatto su alcuni settori economici. Ad esempio, le aziende che si occupano di trasporto merci internazionale, come BLS Cargo o SBB Cargo International, o di attività turistiche (aeree, ferroviarie o navigazione sui laghi) subiscono o subiranno un forte rallentamento delle loro attività. Queste aziende possono essere tentate di scaricare sui loro dipendenti il calo dell’attività, costringendoli a lavorare di meno.
In caso di pandemia si può ordinare ai dipendenti di compensare le ore straordinarie? No dice la SECO, conformemente all’articolo 321c capoverso 2 CO: in linea di massima un datore di lavoro non può costringere un lavoratore a compensare le ore straordinarie. La compensazione del lavoro straordinario mediante un congedo presuppone il consenso del datore di lavoro e del lavoratore. Essi devono accordarsi sul principio della compensazione, sul momento esatto e sulla durata del congedo. Il datore di lavoro deve poter dimostrare l’assenso del lavoratore.
Lo stesso vale per il recupero del saldo del tempo variabile che, quando i giorni di compensazione sono isolati, richiede il consenso del dipendente. Vi consigliamo di mantenere l’attuale pianificazione, in modo da poter appoggiarsi, se necessario, alla mora residua del datore di lavoro alla fine del periodo di conteggio.
Un datore di lavoro può obbligare i dipendenti a prendere le ferie con (brevissimo) preavviso? No. Ai sensi dell’articolo 26 capoverso 8 dell’Ordinanza sulla Legge della durata del lavoro (OLdL) le ferie sono fissate nella ripartizione annuale e non possono quindi essere modificate o spostate senza il consenso del personale.
In caso di pandemia si può ordinare ai dipendenti di prendere un congedo non pagato? No, aggiunge ancora la SECO: non si può costringere i lavoratori a prendere un congedo non pagato. Se non è in grado di offrire lavoro a un dipendente o di offrirgli lavoro a sufficienza, il datore di lavoro è in mora nell’accettazione del lavoro e rimane tenuto al pagamento del salario.
Vale la pena ricordare che, secondo l’articolo 324 CO, è il datore di lavoro ad assumersi il rischio operativo e commerciale. E non il lavoratore.
Aumentare l’orario di lavoro?
Un secondo scenario potrebbe presentarsi in aziende dove alcuni dei dipendenti sarebbero colpiti dal virus. Con una parte del loro personale assente per malattia o in quarantena, la tentazione potrebbe essere grande per le aziende di far lavorare più a lungo i dipendenti restanti in grado di lavorare.
Il datore di lavoro può obbligarmi a fare ore supplementari se scoppia una pandemia? Sì, in certe circostanze, dice la SECO: conformemente all’articolo 321c capoverso 1 CO, il lavoratore può essere tenuto a prestare un tempo di lavoro maggiore di quello previsto nel contratto quando le circostanze lo giustificano. Se la pandemia provoca una perdita considerevole di manodopera, il fatto che i lavoratori prestino ore suppletive è giustificato. Occorre tuttavia prendere in considerazione la loro situazione personale, e in particolare le loro responsabilità familiari.
In caso di carenza di personale sano a causa del coronavirus, l’azienda potrebbe ridurre la durata dei periodi di riposo per compensare le assenze? Per i nostri colleghi assoggettati alla Legge sulla durata del lavoro (LdL), l’articolo 18 della relativa ordinanza (OLdL) consente eccezioni e permette di ridurre il turno di riposo a nove ore, invece che a 12, in caso di carenza di personale dovuta a malattia. Tuttavia ciò è possibile, precisa l’OLdL, solo in accordo con i lavoratori o i loro rappresentanti. In caso di carenza di personale a causa di malattia, l’azienda potrebbe anche estendere eccezionalmente la durata del turno a 15 ore in base all’articolo 15, paragrafo 3, dell’OLdL, previo accordo con i lavoratori o i loro rappresentanti. Se l’orario massimo di lavoro è fissato a 10 ore nella Legge sul lavoro, essa prevede tuttavia eccezioni all’articolo 5 in caso di motivi impellenti.
In caso di dubbi sui vostri diritti, non esitate a contattare il segretariato regionale.
Yves Sancey
Richieste dell’USS-TI
Alla luce della situazione legata alla diffusione del Coronavirus, il comitato esecutivo dell’USS- Sezione Ticino e Moesa comunica di ritenere che la priorità debba continuare a restare quella della protezione della salute di tutte e tutti, anche se ciò dovesse comportare delle conseguenze di natura economica. A fronte di questa situazione, l’USS-TI ha deciso di scrivere all’autorità federale per chiedere un intervento finanziario straordinario nelle zone colpite dall’emergenza, come la Svizzera italiana.
In particolare, l’USS-TI chiede:
- adattare il più rapidamente possibile le norme della legge federale sulla disoccupazione, in particolare quelle concernenti il lavoro ridotto, all’attuale situazione di emergenza. L’obiettivo deve essere, in tutti i settori professionali, quello di mantenere le capacità produttive e di prevenire in particolare il rischio povertà delle fasce di lavoratori e lavoratrici più precarie;
- predisporre un fondo straordinario per sostenere in modo mirato il mercato del lavoro a fronte di questa emergenza economica. In particolare, questo fondo dovrà permettere di assicurare il pagamento dei salari da parte delle aziende a tutti i lavoratori e le lavoratrici che fossero impediti di recarsi al lavoro, e di garantire in generale il reddito a tutte e tutti, anche lavoratori e lavoratrici indipendenti e/o su chiamata che dovessero essere impediti a svolgere la loro attività a causa dell’emergenza sanitaria. Anche questo strumento permetterà di mantenere le capacità produttive oltre la crisi e prevenire il rischio povertà nelle regioni particolarmente colpite.
Infine, l’USS-TI esprime piena solidarietà a tutto il personale al lavoro con grande professionalità e impegno straordinari, in particolare in ambito sociosanitario e in altri ambiti sotto pressione nella gestione della situazione.
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