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Futurologia

E se... tutti gli oggetti fossero connessi

© Gerd Altmann / Pixabay.com

Il quotidiano cattolico progressista francese «La Croix» si è immaginato un mondo in cui tutti gli oggetti sarebbero collegati. Mentre nel 2019 sono già apparsi i primi oggetti collegati, il giornale si è proiettato nel 2034. Ecco alcuni passaggi scelti.

«Ciao, Lea. È il 22 luglio 2034. Fuori ci sono 33 gradi. Sono le 6 e 19, è ora di svegliarsi. Ieri hai mangiato troppo, non hai fatto sport. Ti ho programmato 41 minuti su una bici ellittica. Buona giornata Lea». Ecché cavoli! Susanna - questo è il piccolo nome che ho dato alla mia assistente vocale personale - è spietata. Con il mio orologio collegato, la macchinetta del caffè, l’ha ovviamente informata che, ieri sera, è vero, ho sostituito la sessione sportiva con qualche dolcetto.

Rassegnata, inforco la mia bici. Non è forse per il mio bene? Il dottor Haladjian, il mio medico a distanza che riceve ogni giorno le mie variabili di salute da lei, è molto soddisfatto di me: la mia aspettativa di vita è aumentata.

Questa non è l’unica cosa che la rivoluzione d’Internet degli oggetti (Ido) ha reso possibile. Nel 2023, nei paesi occidentali dotati di tecnologia 5G, è stata superata la media di 500 oggetti collegati per economia domestica. Collegati a Internet, questi oggetti, dotati di sensori, in grado di trasmettere dati e di analizzarli, potrebbero presto essere in grado di guidarci in tutti gli ambiti della nostra vita quotidiana. Cominciando dalla casa. Già nel 2022, gli anziani che volevano restare a casa invece di andare nelle case di riposo, hanno dato vita alla generazione così massicciamente equipaggiata. Ormai, quasi tutte le famiglie sono ultra-connesse. A casa Susanna comanda tutti gli apparecchi con il pugno di ferro. Caylou, il cane virtuale, funge da compagno di giochi, ma anche da babysitter e precettore per i bambini. Marmito, il frigo-cucina collegato, ordina e poi prepara ogni giorno prodotti biologici adattati al mio metabolismo e consegnati dal corriere- drone.

In effetti, il nostro intero universo è ora connesso. Nelle città, sensori posti nell’illuminazione, bidoni della spazzatura, asfalto o cartelloni pubblicitari, consentono alle città intelligenti di autoregolamentarsi. L’inquinamento urbano è notevolmente diminuito. In realtà, le persone non si spostano più in auto nelle aree urbane. Nel 2028 la rete di trasporto parigina - metropolitana, autobus o drone-taxi - è diventata completamente autonoma. Se voglio viaggiare e l’itinerario proposto non supera la tariffa massima per passeggero al minuto, posso naturalmente anche noleggiare un’auto Tesla autonoma. Gli ingorghi sono scomparsi.

Va detto che quotidianamente si viaggia sempre meno. Grazie agli oggetti collegati, il telelavoro è diventato la norma. Il mio lavoro, che consiste nel supervisionare l’estrazione di tungsteno nella Repubblica democratica del Congo, mi occupa due ore al giorno. Comunico con i robot operai grazie all’ultimo modello professionale di Neuralink, una grande innovazione (...).

Ma tutto questo non si spinge troppo oltre? Forse, a 47 anni, sono invecchiata, e sempre più spesso me lo chiedo. A volte non sopporto più Susanna. Certamente, consigliandomi sulle decisioni più rilevanti dal punto di vista degli algoritmi, Susanna mi ha fatto compiere notevoli progressi in termini di salute, di impronta di carbonio, di decisioni professionali e di educazione dei miei figli.

Ma a volte mi sento alienata. I robot hanno occupato così tanto spazio nelle nostre interazioni con il mondo che sentiamo sempre meno il bisogno di incontrare altri esseri umani (...). La maggior parte degli appuntamenti sono stati presi con gli occhiali collegati.

Dal 2034, il diritto alla disconnessione è diventato un diritto costituzionale, e tutti i cittadini che sono in regola con i loro contributi sociali hanno diritto a un’ora di tempo incontrollato al giorno (....).

All’inizio del 2028, il governo ha avuto la tentazione di fare come in Cina, che scruta il comportamento dei suoi cittadini attraverso milioni di telecamere per il riconoscimento facciale e prende nota della reputazione sociale di tutti. Per diversi mesi sono scoppiate rivolte molto violente. Giovedì 12 luglio 2029, conosciuta come Giovedì Nero, è stata una giornata di pirateria gigantesca (.....).

Cosa fare allora? «Riprendete il controllo sulla tecnologia», dice un opuscolo che Susanna - che mi conosce a memoria - mi ha posato sugli occhiali collegati. Si tratta di partecipare a un «campo estivo a bassa tecnologia». Per quindici giorni impariamo, insieme, a realizzare oggetti utili e durevoli, con tecnologie molto semplici, di cui tutti possono appropriarsi, con semplicità. Non sono ammessi assistenti personali. Sono molto interessata, penso che mi iscriverò.

Nathalie Birchem, «La Croix», 22.07.2019

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