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Le FFS hanno presentato il loro programma di risparmi «Railfit 20/30»

Tagli massicci di posti e prestazioni sociali

Le FFS vogliono ridurre le loro spese annuali di 1,2 miliardi entro il 2020. 500 milioni verrebbero tagliati dalle spese del personale sopprimendo 1400 posti di lavoro e riducendo di 30 milioni i costi salariali supplementari.

Il CEO Andreas Meyer ha motivato il programma di risparmi con la necessità di stabilizzare, o persino di ridurre, i prezzi dei biglietti e le indennità versate da Confederazione e cantoni, nonché di salvaguardare la concorrenzialità delle ferrovie nei confronti dell’automobile, dei bus a lunga percorrenza e dell’autocarro. Gestire la crescita delle esigenze di mobilità richiede spese ingenti: le sole FFS investiranno 22 miliardi dal 2016 al 2020 nell’acquisto di nuovo materiale rotabile; nell’ampliamento e la manutenzione dell’infrastruttura; in miglioramenti richiesti dell’offerta, come la ricezione della telefonia mobile e in nuove offerte di gastronomia ferroviaria e di canali di vendita.

Le FFS vogliono quindi ottenere di più con meno mezzi, riducendo i costi amministrativi, aumentando la produttività nell’esercizio e nella manutenzione dell’infrastruttura, migliorando i processi e acquistando a costi inferiori.

500 milioni di risparmio solo sulle spese di personale

Nel novembre 2015, le FFS hanno quindi comunicato di aver commissionato, nell’ambito di Railfit 20/30, un’analisi alla McKinsey. Sono stati analizzati 400 provvedimenti, di cui ne sono stati ritenuti 300 che entro 2020 dovrebbero portare a 1,2 miliardi di risparmio, così suddivisi:

  • 470 milioni sulle spese del personale;
  • 30 milioni sui costi salariali supplementari (tagli sulle prestazioni sociali);
  • 400 milioni sulle spese per manutenzione, materiale, informatica, ecc.;
  • 300 milioni sugli investimenti ricorrenti, per esempio semplificando gli standard e collaborando in misura maggiore nel settore e con i committenti.

Secondo il comunicato stampa delle FFS, le spese operative si ridurranno di circa 900 milioni di franchi, di cui 365 con effetto sul risultato, il che consente maggiori investimenti. I restanti 535 milioni mitigano l’aumento dei costi legato al potenziamento dell’offerta per Confederazione e Cantoni, permettendo di rispettare la convenzione sulle prestazioni 2017-2020.

1400 posti minacciati

I previsti tagli di posti di lavoro riguardano:

  • 500 posti all’amministrazione e ai livelli dirigenziali;
  • 250 nella direzione della circolazione treni e la gestione degli eventi;
  • 165 la manovra;
  • 220 la vendita (in particolare P, ma anche Cargo);
  • 35 l’accompagnamento dei treni;
  • 90 la guida dei treni, in particolare Cargo;
  • 140 altri settori.

Nel contempo, verranno creati però anche 200 nuovi posti:

  • 60 presso il personale treno;
  • 80 di macchinisti, soprattutto presso P;
  • 60 di pulitori e artigiani.

Entro fine 2016, gli effettivi delle FFS dovrebbero contare circa 32000 unità.

Smantellamento di prestazioni sociali

I contributi di rischio della cassa pensioni (invalidità e decesso) erano sin qui coperti integralmente dalle FFS, che ora vorrebbero ripartirli pariteticamente. Ne conseguirebbe un aumento dello 0,8 percento delle trattenute, applicato, secondo gli intendimenti delle FFS, già dal 1.1.2017. Questa decisione compete però al consiglio di fondazione della cassa pensioni, composto in modo paritetico. Le FFS vogliono inoltre risparmiare 5 milioni l’anno sull’invalidità professionale ed hanno disdetto la relativa convenzione con la cassa pensioni, che permetteva ai dipendenti con oltre 50 anni di età e 10 anni di servizio di beneficiare di una rendita in caso di inidoneità medica a svolgere il proprio lavoro. Ciò nonostante, per le FFS queste misure sono solo un «avvicinamento al livello di mercato, continuando a farsi carico di una quota molto elevata di prestazioni sociali» come recita il comunicato stampa.

Per completare il quadro, dal 2017 verrà stralciato il Railcheck di 100 franchi ai pensionati.

Fi

Editoriale

Eliminare 1400 posti di lavoro. Le intenzioni delle FFS sono ancora più brutali rispetto a quelle abbozzate durante l’annuncio del progetto RailFit 20/30, lo scorso mese di novembre. Insistono, tra l’altro, sulle modalità: tutto sarà fatto dolcemente, tramite pensionamenti, fluttuazioni naturali, insomma come se fosse una tranquilla passeggiata. Per poi passare velocemente sugli aumenti di produttività, sul fatto che non sono esclusi licenziamenti anche se l’eccellente CCL – sindacati, SEV in testa, grazie! – protegge dal licenziamento coloro che lavorano almeno da quattro anni per l’azienda. Si tratta di un vero e proprio smantellamento – peraltro inaccettabile – del servizio pubblico. La crescente disumanizzazione la vediamo nelle stazioni, sui treni. La vedono e la criticano anche gli utenti, attaccati a un servizio pubblico di qualità. Invece di rispondere a queste richieste, la direzione delle FFS vuole far credere che sia possibile fare meglio con meno. Unica nota positiva, l’aumento sostanziale del personale di pulizia. Per il resto, nonostante il previsto aumento del traffico nei prossimi anni, la filosofia aziendale non cambia di una virgola.
E, colmo del cinismo, la direzione si è presa il lusso di dire che la motivazione del personale è un elemento chiave del successo del progetto RailFit 20/30! Certo, perché il personale soffre di schizofrenia, tanto da applaudire a piene mani gli attacchi in piena regola contro i salari e il CCL. Così, «il bene più prezioso dell’azienda», che è sempre stato il personale, ora finisce ai piedi della scala come male necessario. Dell’azienda con un’ affermata responsabilità sociale resterà solo il ricordo? La direzione vuole che a livello di prestazioni sociali le FFS si avvicinino al mercato attuale. Detto altrimenti: le persone che lavorano alle FFS sono privilegiate e devono cominciare a fare dei sacrifici, come se non ne avessero già fatti abbastanza. Ecco dunque che se la prendono con i pensionati privandoli dei RailCheck, annunciano l’aumento delle trattenute sui salari pari allo 0,8 % per compensare i contributi di rischio della Cassa pensione, attualmente pagati dal datore di lavoro. Una decisione che tale non può essere, poiché simili scelte competono solo al Consiglio di fondazione della Cassa pensioni, organo paritetico in seno al quale il SEV si batterà contro ogni velleità di peggioramento.
Il SEV darà voce alla propria base e intraprenderà delle azioni per contrastare le scelte delle FFS. I diritti acquisiti vanno difesi, anche attraverso la mobilitazione. I CCL di FFS e di FFS Cargo non sono piovuti dal cielo.

Giorgio Tuti

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