| Intervista

L’ultima opera di Jean Ziegler annuncia un’«insurrezione delle coscienze»

«Il mio libro è un manuale di lotta»

Jean Ziegler ha appena pubblicato un altro libro: «Retournez les fusils! Choisir son camp» (Girate i fucili! Scegliere da che parte stare, traduzione della redazione, edizioni du Seuil). A trentacinque anni dalla pubblicazione di «Retournez les fusils! Manuel de sociologie d’opposition» (Girate i fucili ! Manuale della sociologia d’opposizione), lo scrittore ginevrino rivede la propria biografia intellettuale, corredandola con le esperienze svolte sul territorio e con momenti introspettivi. Questa sua ultima opera è un appello all’azione, pronunciato con uno stile potente, colorito e farcito di citazioni. Jean Ziegler non ha perso la sua capacità di ribellarsi e dimostra un granitico ottimismo verso un futuro migliore.

Jean Ziegler non ha perso il suo smalto, né la capacità di indignarsi e ribellarsi.

Jean Ziegler, perché riprendere «voltate i fucili» a oltre trent’anni di distanza?

Ogni estate, il mio editore Olivier Bétourné du Seuil passa da Ginevra e ci incontriamo per una cena. Nel luglio 2013, mi ha preso per un braccio e mi ha detto: «loro ci sono sempre e sono più aggressivi che mai. A cosa sono servite le tue lotte da professore, deputato, autore, consigliere nazionale e inviato dell’ONU?» Quasi per dirmi: a nulla. Mi sono difeso, riconoscendo certo i miei errori, ma anche osservando come l’ordine mondiale sia radicalmente mutato e come l’insurrezione delle coscienze sia imminente. Dopo uno scambio di opinioni spietato, mi ha detto: «se hai un nuovo soggetto, scrivilo, decripta il mondo». È quanto ho fatto. Questo libro deve essere un’arma; un manuale di lotta, non un’utopia.

Perché questo titolo?

Viene da Lenin. Nel settembre del 1915, un anno dopo i primi massacri tra lavoratori e contadini di diversi paesi che avevano risparmiato i borghesi, la seconda internazionale ha convocato un congresso clandestino a Zimmerwald, un piccolo villaggio nelle prealpi bernesi, mascherandolo da congresso di ornitologia. Erano rappresentati trentotto partiti e per la Svizzera vi parteciparono Grimm, Naine e Platten. Si delinearono subito due tendenze: i pacifisti italiani e spagnoli favorevoli a chiedere ai lavoratori di deporre le armi e rientrare a casa, mentre Lenin, Trotsky, Zinoviev, Kamenev e altri del partito russo hanno sottolineato come il proletariato fosse per una volta armato e si dovesse approfittarne per puntare i fucili contro gli oppressori.

Ma oggi, quali armi abbiamo a disposizione?

Le armi di oggi, con poche eccezioni, non sono strumenti di guerra, ma sono costituite dai diritti democratici di cui disponiamo ma che non usiamo : lo sciopero generale, le manifestazioni, le elezioni. In democrazia non esiste impotenza.

E cos’è cambiato in modo fondamentale in trent’anni?

Due cose: è emersa una dittatura mondiale del capitale finanziario globalizzato e si è persa quasi del tutto la sovranità nazionale, di qualsiasi stato. Il 90 percento delle grandi società intercontinentali private che dominano il pianeta sono originarie dei paesi democratici e hanno il loro quartier generale da noi. Secondo la banca mondiale, le 500 maggiori società controllano oltre il 50% del PIL mondiale, ossia oltre la metà della ricchezza prodotta da tutto il pianeta in un anno. Queste oligarchie sono molto poco numerose ma dispongono di una sconfinata potenza economica, sociale, politica e persino militare, dato che assistiamo ad una privatizzazione della violenza militare. Detengono un potere superiore a qualsiasi imperatore della storia e impongono al lavoro e alla natura una dittatura spietata e retta da un unico criterio: la massimizzazione dei profitti a breve termine. Nestlé e Unilever non vogliono combattere la fame nel mondo, ma esercitano una violenza strutturale e si sottraggono ad ogni controllo statale, sociale e sindacale.

Cosa intende con l’«ordine cannibale del mondo»?

Nell’emisfero sud, vi sono milioni di esseri umani che non vivono come tali e finiscono in fosse comuni. Abbiamo per esempio lo scempio della fame. Secondo un rapporto della FAO (l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), ogni cinque secondi un bambino di meno di 10 anni muore di fame o delle sue conseguenze immediate e quasi un miliardo sono costantemente e gravemente sottoalimentati. Marx sosteneva che il bisogno avrebbe afflitto l’umanità ancora per secoli. Si sbagliava. Dalla sua morte, nel 1883, le rivoluzioni industriali e tecnologiche hanno potenziato in modo formidabile le forze di produzione dell’umanità. Per la prima volta nella storia, non abbiamo più una situazione di bisogno. L’agricoltura mondiale potrebbe nutrire 12 miliardi di persone, ossia quasi il doppio della popolazione terrestre. Un bambino che muore di fame è quindi un bambino assassinato. Questo è l’ordine cannibale della terra.

E come spiega la perdita di sovranità nazionale? Come si verifica?

Ogni decisione nazionale viene giudicata dai mercati finanziari. Per esempio: a metà degli anni 2000, in Germania, il sindacato IG-Metall ha manifestato contro le delocalizzazioni di Siemens e di altre grandi aziende tedesche in Asia, nonostante fossero redditizie. Al governo vi era la sinistra e Schröder ha condannato le manifestazioni, sostenendo che non vi era nulla da fare, dato che «così avevano deciso i mercati finanziari». La prima economia del continente, e terza al mondo, é completamente in balia dei mercati finanziari. Allo stesso modo, le 28 nazioni dell’Unione europea sono alle prese con un nuovo fenomeno di uno zoccolo di disoccupazione di 33,2 milioni di persone, in prevalenza giovani che non avranno mai un lavoro o che l’hanno perso e non lo ritroveranno più. È diventato un dato permanente della nostra economia : non abbiamo più bisogno di questi lavoratori.

Ma come si spiega questa abdicazione della sinistra?

Questi grandi predatori – banche, hedge funds, multinazionali finanziarie – hanno sviluppato una teoria che legittima le loro pratiche e presenta gli eventi economici come fatti naturali. Questa teoria é stata interiorizzata dalla maggior parte dei governi, sinistra compresa. Affermare che a decidere sia la mano invisibile del mercato permette a questa oligarchia, che ha colonizzato parlamenti e media, di mascherare le proprie pratiche e farle accettare agli stati, ai sindacati e alle singole persone. È quella che viene chiamata alienazione, ossia una totale vetrificazione delle coscienze, che anche la Svizzera sta vivendo in pieno.

Lei afferma che questa alienazione della coscienza collettiva è ormai quasi completata, ma dimostra di avere motivi per sperare nel futuro. Non è in contraddizione?

Da una parte sostengo che l’alienazione sia ormai quasi completata. L’oligarchia è riuscita, senza ricorrere più di tanto alla violenza, a imporre il suo ordine assassino, una coscienza omogeneizzata e a disinnescare il pensiero critico proprio di ogni essere umano. E tutto ciò, nota bene, anche nei paesi liberi. Sarebbe stato molto più facile farlo a Pechino o in Honduras, che in nazioni che dispongono di tutte le libertà e dell’accesso a tutte le informazioni ...

Lo dimostra l’assenza completa di reazioni all’annuncio da parte del programma alimentare mondiale di inizio dicembre che non vi erano più soldi per nutrire l’1,7 milioni di rifugiati siriani. La notizia è stata liquidata in cinque righe di giornale. Dovremmo renderci conto che a separarci da queste vittime vi é solo il caso della nostra nascita. La nostra coscienza solidale e la nostra empatia sono pressoché completamente sclerotizzate dall’ideologia liberale e dalla convinzione che non si possa far nulla.
Nel contempo, affermo che la società civile del nostro pianeta stia facendo nascere una nuova resistenza, tramite l’insurrezione delle coscienze. La nostra coscienza è quella dell’umanità. Una persona normale non può non reagire quando vede immagini del Sudan del sud o dei naufraghi del Mediterraneo. Questa reazione viene però immediatamente repressa. L’alienazione ha proprio questa capacità di soffocare la coscienza. Ma la coscienza dell’identità di tutti gli essere umani continua a covare come la brace sotto la cenere, in quanto prerogativa dell’essere umano. Io mi ri-
conosco negli altri, che non sono animali. Questa coscienza va solo liberata.

In Svizzera, questa appare un’impresa molto difficile …

Il popolo svizzero vota sistematicamente contro sé stesso: ha respinto la settimana supplementare di vacanza, l’iniziativa 1:12, la cassa malati unica. La coscienza é soffocata dagli interessi dell’oligarchia al punto che in una democrazia molto antica, che dispone di votazioni e elezioni libere, il popolo vota contro i propri interessi materiali più immediati.

Come dovrebbe essere questa nuova società civile planetaria?

È un nuovo soggetto della storia, che è ancora diviso in rivoli e si manifesta soli sei giorni all’anno, durante il forum sociale mondiale. Sono associazioni come Greenpeace, Attac, Amnesty, il movimento femminista, Via Campesina; 142 milioni di piccoli contadini e mezzadri in lotta contro i trust o ancora la coalizione «basta sangue sui nostri vestiti », creatasi dopo la morte di 1300 donne e bambine a seguito delle terribili condizioni di lavoro in Bangladesh.

Queste lotte al centro e ai bordi del sistema, sono la prova concreta dell’insorgere di un nuovo soggetto storico. Sono movimenti che non ruotano attorno ad un comitato centrale, a una linea di partito, che per noi sono il solo modo che permette ad un’organizzazione di funzionare, ma secondo la coscienza dell’identità. Il resto è distrutto dalla fame, dall’eccesso di sfruttamento o dalla sfortuna di nascere in un posto invece di un altro. Le classi sociali, le religioni, le età, i generi si mescolano. Questo fronte raccoglie la speranza dei popoli.

Ma cosa succederà? Il sistema capitalista non è in grado di digerire tutto?

Il nostro compito e la nostra speranza? Fare in modo che l’attuale ordine cannibale del mondo venga attaccato per settori. Se la società civile non riuscirà ad organizzarsi, a insorgere e a vincere, vivremo i nostri ultimi giorni di democrazia. Noi sappiamo cosa non vogliamo: vivere in un mondo che annega nella ricchezza, ma in cui un bambino muore di fame ogni cinque secondi. Il resto è il mistero della storia. Sono certo che siamo ormai alla vigilia di un’insurrezione delle coscienze.

Christiane Pasteur
Per gentile concessione di «Le Courrier» che ha pubblicato l’intervista il 19 gennaio 2015.

Bio

Jean Ziegler (Thun, 19 aprile 1934) è un sociologo e politico svizzero.

È autore di numerosi saggi sui temi della povertà e sugli abusi e le storture dei sistemi finanziari internazionali.

Dopo aver compiuto gli studi all’Università di Berna e di Ginevra ha ottenuto il dottorato in Legge e Sociologia. Consigliere nazionale per numerose legislature, oggi ricopre la carica di Relatore speciale sul diritto all’alimentazione per il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Uno dei suoi libri più noti: «La Svizzera lava più bianco», dedicato al riciclaggio di denaro sporco.

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