Primo maggio 2026
«Né sfruttati, né divisi»

Anche quest’anno, in tutta la Svizzera, il SEV è sceso in piazza insieme agli altri sindacati per celebrare il Primo Maggio. Migliaia di persone in strada a difendere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. L’edizione di quest’anno è stata fortemente segnata dalla campagna contro l’iniziativa dell’UDC «Per una Svizzera da 10 milioni».
«Il 1° maggio ci ricorda ogni anno che nulla ci viene regalato. Ogni progresso, anche il più piccolo, è il risultato di lunghe e tenaci trattative, di discussioni complesse e spesso di lotte dure, segnate da sacrifici», ha dichiarato a Olten il presidente del SEV Matthias Hartwich.
Dalla Bundesplatz di Berna è intervenuta la vicepresidente del SEV, Barbara Keller, lanciando un chiaro monito: «L’iniziativa dell’UDC non porta stabilità, ma genera incertezza. Alla fine, a pagarne il prezzo saranno proprio le persone che ogni giorno vanno a lavorare». Keller ha inoltre denunciato la crescente pressione al risparmio.

A Friburgo il vicepresidente del SEV Pablo Guarino ha chiesto una maggiore tutela della salute del personale.
In Ticino, oltre un migliaio di persone hanno sfilato a Lugano allo slogan: «Né sfruttati, né divisi. Lavoro e dignità senza confini». Un partecipato corteo durante il quale numerosi interventi hanno invitato a riflettere sulla sicurezza sul lavoro, sull’opposizione all’iniziativa
dell’UDC e sui tagli al servizio pubblico.

Per il SEV è intervenuto Thomas Giedemann, segretario sindacale, che ha ricordato la situazione di FFS Cargo. Lo scorso anno l’azienda aveva annunciato le prime misure legate al progetto Genesis, con la soppressione di oltre 500 posti di lavoro entro il 2030. «A quasi un anno di distanza siamo ancora qui a denunciare», ha affermato Giedemann. «In pochi mesi abbiamo già constatato danni enormi. Quanto temevamo e sostenevamo fin dall’inizio si sta puntualmente avverando. La perdita di personale altamente qualificato e delle relative competenze, il taglio dei servizi e l’aumento dei prezzi hanno già allontanato i clienti, con il rischio di misure occupazionali ancora più pesanti di quelle già annunciate». Il suo intervento si è concluso con un appello contro i tagli al servizio pubblico in generale: «Non solo perché il servizio pubblico è essenziale per la nostra qualità di vita, ma anche perché deve essere al servizio di tutta la Svizzera, Ticino compreso, sia nell’offerta ai clienti sia come fonte di posti di lavoro di qualità».
Veronica Galster









































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