Tragedia di Chiètres
Prima la sicurezza: la voce dei conducenti
La tragedia di Chiètres ha causato la morte di sei persone, tra cui quella dell’autista di AutoPostale (CarPostal), e ha provocato cinque feriti. In questo momento di sgomento e lutto, la sicurezza dei/delle conducenti torna ad essere una priorità assoluta. Gilbert D’Alessandro, conducente di autobus presso i TPF e presidente centrale della VPT, traccia un quadro della situazione senza mezzi termini e indica alcune linee d’azione concrete.

Il tragico incendio di un autobus di AutoPostale provocato da uno squilibrato lo scorso 10 marzo a Chiètres, nel Seeland friburghese, ha ricordato, nel modo più tragico, la vulnerabilità di chi trasporta quotidianamente la popolazione: sei morti, tra cui l’autista — 63 anni, di origine portoghese — e diversi feriti. L’emozione è immensa nel settore, tra i/le colleghi/e, le famiglie e l'utenza. Al di là del lutto e degli omaggi, si impone un’esigenza: rafforzare la prevenzione, la formazione, i dispositivi di protezione e le condizioni di lavoro che garantiscono la sicurezza.
Gilbert, come hai vissuto questa tragedia e che cosa significa per la professione?
Gilbert D’Alessandro: È uno shock profondo. Il primo pensiero va alle vittime, al collega scomparso, ai suoi cari, ai passeggeri. Il mondo dei trasporti è duramente colpito. Abbiamo ripreso il lavoro con grande commozione. Ma ben presto è subentrato anche un senso di ingiustizia: non sarebbe mai dovuto accadere. Non era una «linea a rischio». È la prova evidente che la sicurezza non può essere a geometria variabile.
Si tratta di un evento eccezionale?
Sì, quanto è accaduto è incredibile e, speriamo, un caso isolato. Come la presa di ostaggi su un treno a Essert-sous-Champvent nel 2024. Tuttavia, si tratta di violenza. E c’è un continuum tra questi eventi estremi e tutto il resto della vita quotidiana: tensioni, aggressioni verbali, percosse, comportamenti incivili tra i passeggeri, minacce contro il personale. Non si esce mai indenni da un'aggressione; il trauma rimane.
Hai appena parlato di sicurezza a geometria variabile…
Sì. Esiste una rete a due velocità. Le grandi linee dispongono spesso di mezzi migliori, che tuttavia presentano comunque dei rischi. Le linee regionali pagano troppo spesso lo scotto delle misure di risparmio. Eppure la sicurezza è un diritto universale, non un privilegio. Bisogna tornare al concetto di servizio pubblico, con standard minimi garantiti, ovunque e in ogni momento. E applicare realmente la Carta della sicurezza nei trasporti che è stata firmata il 25 novembre scorso. È prevista presso l’UFT (Ufficio federale dei trasporti) una tavola rotonda su questo tema, richiesta da tempo dai sindacati. Purtroppo c’è urgenza. Faccio appello alla responsabilità politica! Chiedo che si intervenga presso i governi cantonali, chiedo all’UFT di organizzare la tavola rotonda promessa!
Quali misure immediate possono rafforzare la prevenzione?
In primo luogo, una stretta e sistematica collaborazione con le polizie cantonali: condivisione di segnalazioni in tempo reale, procedure chiare, interventi rapidi. In secondo luogo, sistemi di allarme discreti, sottoposti a verifica e operativi ovunque (pulsante di allarme, microfono, telecamere), con un monitoraggio e tempi di intervento ben definiti. Nulla deve dipendere dalla fortuna o dal caso dell'azienda in cui si lavora.
La presenza umana, la polizia dei trasporti, i controllori, può essere decisivo ?
Assolutamente sì. Una presenza visibile e qualificata disinnesca molte situazioni e infonde sicurezza. È necessario potenziare la polizia dei trasporti e, sugli autobus, prevedere misure di sicurezza almeno sulle linee più esposte e negli orari critici. È una battaglia che il SEV e i ferrovieri portano avanti da tempo: tornare ad avere più controllori, almeno due per ogni convoglio, e mantenere il personale anche agli sportelli. Lo sappiamo bene: la prevenzione passa attraverso le persone. La sicurezza ha un costo. A volte sembra che ce ne dimentichiamo. A livello di Confederazione e di Cantoni.
E per quanto riguarda la formazione: incendio, evacuazione, gestione delle situazioni di crisi?
Si tratta di un punto debole. Molti colleghi non maneggiano un estintore da anni. Le attrezzature si sono evolute (batterie, materiali, sistemi di ventilazione) e lo stesso vale per i rischi. La formazione pratica e regolare in materia di incendi, evacuazione, uso degli strumenti di sicurezza (martelli, uscite di emergenza) e gestione delle situazioni di crisi deve essere obbligatoria ogni anno. Ci si può anche chiedere se le norme siano adeguate alla realtà odierna. Inoltre, dopo nove ore di guida, un autista non ha più le stesse energie. Il che solleva la questione degli orari.
La tragedia di Chiètres poteva essere evitata?
Forse sì, ma bisogna essere cauti e modesti nella risposta. L’indagine è ancora in corso e non si riscrive la storia con i «se» e con i «ma». Quello che è certo è che una collaborazione estremamente stretta con le polizie cantonali è uno degli elementi chiave. Noi dei TPF riceviamo in tempo reale le segnalazioni di persone scomparse su uno schermo, il che ci permette di stare all'erta e di risolvere i casi, ritrovando persone in pericolo o pericolose. Se quella persona fosse stata effettivamente segnalata, se l'informazione fosse circolata, se l'autista ne fosse stato a conoscenza, con un po' di fortuna il pericolo sarebbe stato individuato in anticipo.…
Parliamo dei periodi di riposo previsti dalla Legge sulla durata del lavoro (LDT): sono sufficienti e vengono rispettati?
Troppo spesso le imprese sfruttano al massimo i margini di manovra previsti dalla legge. L'eccezionale diventa la norma. Risultato: recupero insufficiente, sonno compromesso. Sicurezza e salute compromesse. È necessario rivedere la LDT per garantire il riposo effettivo e proteggere i momenti di recupero durante la giornata in caso di turni molto lunghi, in locali adeguati. Difendere il riposo significa difendere la vita: quella del personale e quella dei passeggeri.
Quale la tabella di marcia?
Vedo un piano d’azione articolato in quattro punti: stabilire standard di sicurezza uniformi su tutta la rete; una maggiore presenza umana e un coordinamento con le forze dell’ordine; una formazione annuale certificata sui rischi gravi; condizioni di lavoro che garantiscano la sicurezza (riposo effettivo, orari sostenibili, sostegno post-incidente). E una gestione a livello nazionale con i partner sociali affinché le proposte non rimangano solo promesse.
La paura di un incidente, le aggressioni e l'aggressività degli utenti incidono sulla salute?
Sì, in modo pesante. L'ultimo sondaggio condotto in collaborazione con Unisanté evidenzia un grave deterioramento della salute psichica e fisica tra i/le conducenti; attendiamo i risultati definitivi il 24 aprile. Lo stress cronico, l'ipervigilanza, il carico emotivo dopo un incidente: tutto questo lascia il segno, causando disturbi del sonno, dolori e burnout. La sicurezza è anche prevenzione della salute.
Un messaggio per le tue colleghe e i tuoi colleghi?
Condividiamo lo stesso dolore e la stessa determinazione. Prendiamoci cura gli uni degli altri, segnaliamo ciò che non va, esigiamo i mezzi necessari. La fiducia del pubblico nasce innanzitutto dalla sicurezza e dal rispetto accordati a chi guida. Ho dedicato la mia vita a combattere la violenza nei confronti dei miei colleghi e delle mie colleghe; spero che finalmente le aziende si rendano conto della gravità del problema!
Yves Sancey