| Attualità / giornale SEV

Trasporti modali in Svizzera

«Modello multimodale morbido: occorre porvi fine»

In Svizzera le autorità pubbliche spendono molto denaro per i trasporti pubblici, ma faticano a conquistare quote di mercato. Lo studio condotto da Sébastien Munafò, dottore di ricerca in scienze e geografo presso Ufficio studi e ricerche «6-t», mostra i limiti del nostro modello multimodale morbido e propone linee d’azione per guadagnare terreno sul trasporto motorizzato individuale.

Le cifre parlano chiaro. Nel 2010, gli svizzeri hanno effettuato il 12% dei loro spostamenti con i mezzi pubblici. Cinque anni dopo, nel 2015, la quota del trasporto pubblico era salita al...13%. Solo una piccola percentuale di aumento in 5 anni, allorquando le autorità pubbliche spendono sempre di più per promuovere il trasporto pubblico.

Questo è uno stato di cose che preoccupa LITRA, UTP e l’Ufficio federale dello sviluppo territoriale, i tre committenti dello studio condotto da Sébastien Munafò e dal suo collaboratore Guillaume Blatti.

Signor Munafò, il suo studio rivela un paradosso: le autorità pubbliche svizzere investono molto denaro nel trasporto pubblico, ma gli aumenti delle quote di mercato sono minimi. Come lo spiega?

Obiettivamente, a livello mondiale, la Svizzera è un buon studente in materia di trasporto pubblico passeggeri. Tuttavia, il pericolo reale di riposare troppo sugli allori è dietro l’angolo. Nel nostro Paese ci si interessa infatti al numero di chilometri percorsi con i mezzi pubblici per persona. Nel nostro studio, abbiamo esaminato il numero di viaggi che le persone fanno con i mezzi pubblici. Ed è qui il punto dolente.

Vale a dire?

La mobilità è un’attività. Uno spostamento è un’attività. E in Svizzera, nonostante gli ingenti investimenti nel settore dei trasporti pubblici, il numero di viaggi con i mezzi di trasporto pubblico evolve molto lentamente. Il trasferimento modale è estremamente basso.

Perché?

Perché per il tempo libero e gli acquisti, l’auto è senza dubbio la regina. E poiché il numero di viaggi per il tempo libero e gli acquisti è notevolmente superiore al numero di viaggi professionali, il trasferimento modale è stagnante. Detto questo, per recarsi al lavoro vi è una crescente tendenza a utilizzare i trasporti pubblici e spingersi oltre.

Ecco l’evoluzione delle distanze percorse dal 2005 tra mobilità dolce (MD), trasporto pubblico (TP) e traffico motorizzato individuale (MID) e altri mezzi.

Quali soluzioni suggerisce?

In Svizzera, siamo ancora troppo attaccati al modello multimodale morbido e flessibile con tutti i modi di trasporto. Andiamo a lavorare in treno, così ci mettiamo a posto la coscienza, e facciamo tutto il resto in auto. Dobbiamo agire su questi due importanti mercati, che sono il tempo libero e gli acquisti. Nel nostro studio ci proponiamo di agire simultaneamente in tre aree: territorio, offerta e domanda (vedi riquadro) per generare un circolo virtuoso nell’uso del trasporto pubblico.

L’attuale ondata di proteste contro il cambiamento climatico, di cui il trasporto individuale è una delle cause, incoraggerà l’uso dei trasporti pubblici?

Questa presa di coscienza sull’emergenza climatica dovrebbe logicamente portare ad un uso più ampio dei trasporti pubblici. Ci credo perché gli svizzeri si impegnano a proteggere l’ambiente.

La disumanizzazione del trasporto pubblico non potrebbe essere una delle cause di questo trasferimento modale molto basso?

Certo che si tratta di un fattore da prendere in considerazione. La presenza di personale nelle stazioni e sui treni rassicura gli utenti del trasporto pubblico. Ciò che è molto importante è l’informazione in tempo reale. Ad esempio, se c’è un ritardo a causa di un guasto o di un lavoro, i passeggeri vogliono essere informati rapidamente sulla causa del ritardo e sulle possibili conseguenze sul resto del viaggio. E desiderano essere informati attraverso personale reale e non attraverso annunci robotizzati.

È piuttosto ottimista o piuttosto pessimista riguardo al trasferimento modale?

Sono piuttosto ottimista perché le politiche pubbliche tendono davvero a incoraggiare i modi di trasporto pubblico. Ma per raggiungere questo obiettivo, non dobbiamo illuderci. A lungo termine, dovremo porre fine al nostro modello multimodale morbido. Che consiste nel fatto di scegliere il treno per andare al lavoro, e di preferire l’auto per altri scopi. Occorre quindi iniziare a mettere in contrapposizione i modi.

Sébastien Munafò in breve

Sébastien Munafò

Sébastien Munafò, 35 anni, è cresciuto a Tramelan (BE). «I treni della CJ passavano sotto le nostre finestre. È da qui che proviene il mio interesse per il mondo dei trasporti». Dopo la laurea in geografia all’Università di Neuchâtel, ha trascorso 18 mesi a Berlino alla BMW dove ha lavorato su una piattaforma di riflessione sulla mobilità. Tornato in Svizzera, è entrato a far parte dell’Osservatorio della mobilità dell’Università di Ginevra, diretto dal professor Giuseppe Pini. Nel 2015, sotto la supervisione di Vincent Kaufmann, ha concluso il dottorato di ricerca al Poli di Losanna; titolo della sua tesi: «Ambienti di vita, stili di vita e mobilità nel tempo libero: le virtù della città compatta rimesse in discussione?». Sébastien Munafò dirige la filiale svizzera dell’Ufficio studi e ricerche «6-t» di Ginevra, specializzato in mobilità e stili di vita.

Studio disponibile on line: https://litra.ch/fr/publication/la-repartition-modale-du-transport-de-voyageurs-en-suisse

Alberto Cherubini

Come agire concretamente

Se vogliamo promuovere con più successo l’utilizzo del trasporto pubblico e soprattutto se vogliamo conquistare quote di mercato in relazione alla mobilità motorizzata individuale, lo studio condotto da Sébastien Munafò raccomanda di affrontare contemporaneamente le tre principali aree di territorio, domanda e offerta. Un’offensiva che deve essere effettuata in due modi per ciascuno di questi tre settori: da un lato, fornire incentivi per incoraggiare l’uso del trasporto pubblico e, dall’altro, adottare misure per scoraggiare o almeno rendere meno attrattivo l’uso dell’automobile privata. Ad esempio, per quanto riguarda il territorio, si tratta di promuovere siti dedicati al trasporto pubblico e di limitare l’accesso alle automobili. Per quanto riguarda l’offerta, occorre rafforzare il segmento commerciale e aumentare i prezzi del carburante. Per quanto riguarda la domanda, gli abbonamenti dovrebbero essere sovvenzionati e i parcheggi dovrebbero essere limitati sia nelle aree degli acquisti, sia nei luoghi di svago.

Scrivi commento