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Subappalti e sfruttamento in Europa

Vittoria di tappa per i sindacati

Più di 800 colleghe e colleghi si sono riuniti il 10 febbraio 2026 a Strasburgo davanti al Parlamento europeo. Hanno chiesto regole chiare per il mercato del lavoro dell’UE, per porre fine alle catene di subappaltatori che sfruttano i lavoratori e alle agenzie di collocamento non regolamentate. Due giorni dopo, il Parlamento europeo ha votato in linea con le richieste dei sindacati.

Un esempio citato in un discorso pronunciato davanti al Parlamento europeo è particolarmente sconvolgente: cinque anni fa, una scuola in costruzione è crollata nella città belga di Anversa. Cinque operai edili hanno perso la vita. Ci sono voluti diversi giorni per identificarli. Perché? Perché nessuno sapeva esattamente chi lavorasse lì. Alla costruzione partecipavano circa 250 imprese e subappaltatori. Nessuno si è assunto la responsabilità. Ad oggi, i familiari delle vittime – tre portoghesi, un rumeno e un russo – non hanno ricevuto alcun risarcimento.

Questo esempio illustra come le aziende affidino sempre più spesso i contratti a subappaltatori, che a loro volta li subappaltano ad altri subappaltatori. Le aziende traggono buoni profitti da questi contratti, mentre i lavoratori e le lavoratrici alla fine della catena ricevono salari da fame e sono esposti a condizioni di lavoro pericolose. I sindacati constatano che questo sistema di subappalto comporta un dumping salariale e uno sfruttamento non solo nel settore dell’edilizia, ma anche in molti altri settori. È il caso anche del settore dei trasporti, come sottolinea Livia Spera, segretaria generale della Federazione europea dei lavoratori dei trasporti (ETF), di cui fa parte anche il SEV: «Le lunghe catene di approvvigionamento e i molteplici intermediari deteriorano le condizioni di lavoro. Abbiamo messo in evidenza questi abusi: ora è tempo di agire».

Stesso salarioper lo stesso lavoro!

Anche il settore dei trasporti in Svizzera è minacciato da subappalti abusivi. Per questo motivo il SEV ha partecipato alla manifestazione di Strasburgo con una piccola delegazione. Il vicepresidente del SEV, Pablo Guarino, spiega chiaramente perché è importante che i sindacati facciano fronte comune: «Se i lavoratori e le lavoratrici che svolgono lo stesso lavoro nello stesso luogo non beneficiano delle stesse condizioni di lavoro, si crea un dumping salariale che non possiamo accettare».

L’ETF, in collaborazione con il sindacato dell’edilizia EFBWW e il sindacato dell’agricoltura e dell’alimentazione EFFAT, ha formulato richieste chiare: limitazione delle catene di subappalto, divieto delle agenzie di collocamento per i lavoratori distaccati, regolamentazione degli intermediari di lavoro e aumento significativo dei controlli. La commissione per l’occupazione e gli affari sociali del Parlamento europeo (EMPL) ha ripreso queste richieste e ha redatto una propria relazione: «Gestione delle catene di subappalto e ruolo degli intermediari nella tutela dei diritti dei lavoratori».

Importante votazioneal Parlamento europeo

Due giorni dopo la manifestazione sindacale a Strasburgo, il Parlamento europeo approva la relazione. Invia così un chiaro segnale politico alla Commissione europea: è urgente proporre, nell’ambito della legge sui lavori di qualità, una direttiva europea ambiziosa sul subappalto e il collocamento di manodopera.

Per l’ETF ciò rappresenta una spinta propulsiva per uno dei principali cantieri della politica sociale europea. Il settore dei trasporti è emblematico dei rischi legati alle catene di subappalto non regolamentate, ma anche del potenziale di un mercato del lavoro europeo forte e solidale. Livia Spera sottolinea che la voce dei sindacati non deve essere ignorata: «Il subappalto è ora all’ordine del giorno dell’agenda politica. Abbiamo presentato delle soluzioni, ora spetta alla Commissione agire».

Il movimento sindacale europeo non considera il voto come una conclusione, ma come l’inizio di una necessaria lotta politica. Solo se l’Europa limiterà le catene di subappalto, regolerà il collocamento e sanzionerà con coerenza lo sfruttamento, potrà nascere un mercato del lavoro equo, trasparente e socialmente giusto. Il presidente dell’ETF Giorgio Tuti sottolinea che i sindacati hanno ottenuto una vittoria di tappa, ma non hanno ancora raggiunto l’obiettivo: «La strada è ancora lunga, ma siamo pronti a percorrerla, uniti e solidali. E se lo faremo, potremo anche vincere».

Michael Spahr