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Osman Mohammed Alì, Immobili facility Management – pulizia delle stazioni

Osman Mohammed Alì lavora nel settore Immobili facility Management alle FFS, dove si occupa della pulizia delle stazioni del Canton Ticino da circa due anni e mezzo. Dopo aver fatto il «viaggio della speranza» dall’Eritrea a Lampedusa, è arrivato in Svizzera nel 2003, dove si è subito dato da fare per integrarsi e trovare un lavoro.
«Quando nel 1999 è iniziata la guerra tra l’Etiopia e l’Eritrea, lavoravo come postino da due anni e sono stato chiamato in servizio militare», racconta Osman. Dopo un anno di servizio militare ha deciso di andare in Sudan, dove aveva fratelli e sorelle che lo hanno accolto. Lì ha seguito un corso di informatica e ha iniziato a lavorare per l’ufficio dei rifugiati delle Nazioni Unite: «Dovevo inserire i dati dei rifugiati nel database. Ho lavorato con persone che venivano da molti paesi, ho conosciuto molta gente e avevo anche un buon salario. Stavo bene, ma la situazione era instabile e non mi sentivo al sicuro». Così a inizio 2003 ha lasciato quel lavoro e, attraversando il deserto con alcuni amici, si è recato in Libia, dove ha lavorato da subito nella traduzione e trascrizione al computer e, viste le sue capacità informatiche e linguistiche, ha in seguito trovato lavoro in una grossa ditta nella vendita di pezzi di ricambio per auto.
Il viaggio
A marzo 2003 è riuscito a partire per l’Europa nella speranza di trovare finalmente un posto sicuro, dove riuscire a dormire «Senza sentire le voci degli spari». Il viaggio con la barca era pericoloso, lo sapeva benissimo, così come lo era stato quello nel deserto, ma non voleva più vivere in quell’insicurezza perenne. «Prima di noi è partita una barca con 200 persone, erano somali, sono morti tutti. Noi avevamo una barca relativamente bella e grande, eravamo in 171 e siamo arrivati a Lampedusa».
Osman racconta l’arrivo a Lampedusa, dove sono stati accolti dalla guardia costiera italiana e poi trasferiti a Crotone: «Da Lampedusa a Crotone siamo andati in aereo, era la prima volta che volavo e avevo un po’ paura», ride. «In Italia ci hanno accolto molto bene, sono stati davvero gentili e non ci hanno fatto mancare nulla», ci tiene a sottolineare.
L’arrivo in Svizzera
Molti dei suoi compagni di viaggio sono andati a Londra, lui invece ha scelto di venire in Svizzera e così a giugno ha preso un treno ed è arrivato in questo Paese.
Giunto al centro per richiedenti l’asilo di Vallorbe, in un primo momento si è però visto negare l’asilo e, secondo le norme Schengen, è stato mandato a Chiasso e consegnato alla polizia italiana. Ma lui non si è dato per vinto ed è tornato a Vallorbe, da dove lo hanno mandato in Ticino: prima a Chiasso, poi a Bellinzona e infine a Cadro, dove è rimasto per un po’. Poi di nuovo la polizia è arrivata e lo ha portato in Italia, a Como, dove gli hanno proposto di andare in Germania: «Ma io volevo venire in Svizzera, e sono tornato a Vallorbe, dove mi hanno riconosciuto e, questa volta, accolto. Mi hanno trasferito in Ticino, a Canobbio, dove c’erano tutti gli eritrei, e mi hanno dato il permesso N», racconta.
Una nuova vita
Dopo sette mesi a Canobbio, Osman ha trovato lavoro nelle cucine del rinomato albergo Kurhaus di Cademario, dove si è subito fatto apprezzare ed è rimasto per quattro anni. In seguito ha poi ricevuto il permesso B e dopo un anno il permesso C. In questi anni ha svolto diversi altri lavori in vari settori e da dieci anni fa anche l’interprete per la polizia cantonale ticinese.
«Avevo già lavorato per due anni alle FFS nella pulizia delle stazioni, ma su chiamata come interinale, ora invece è quasi un anno che ho un contratto FFS. Oggi sto bene, mi trovo bene in Svizzera e apprezzo molto il mio lavoro, la fiducia che mi è stata data e il rispetto che ricevo», spiega.
Appena arrivato in ferrovia è entrato subito nel SEV e racconta che «Grazie ai miei superiori, che sono due bravissime persone, ora ho un lavoro fisso alle FFS. È un lavoro che mi piace molto e che mi stimola ad impegnarmi per migliorare ogni giorno. Questo paese mi ha dato tante possibilità di imparare e lavorare e ne sono grato».
Veronica Galster