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Matthias Hartwich a colloquio con René Schnegg

«La sicurezza non è mai gratis»

Al Congresso di giugno 2025 René Schnegg è stato eletto presidente del Comitato SEV per i prossimi quattro anni. Egli è anche vicepresidente della VPT, la Sottofederazione delle imprese private di trasporto. Sul lavoro è capo team nel servizio di controllo del Traffico regionale Bern–Solothurn RBS. Il presidente del SEV Matthias Hartwich ha incontrato René Schnegg per un colloquio.

Matthias Hartwich: René, da più di sei mesi ormai sei presidente del Comitato SEV – da tempo il primo presidente che non proviene dalle FFS. Quale strada ti ha portato ad assumere questa carica?

René Schnegg: Lavoro da molti anni al servizio della RBS, un’impresa di trasporto concessionaria (ITC). Sono attivo da tempo anche nel movimento sindacale: dapprima alla testa della sezione RBS, poi come vicepresidente della Sottofederazione VPT e ora come presidente del Comitato SEV. Il SEV è sempre stato al centro della mia attività professionale.

Quali sono i traguardi principali che ti sei posto per questo periodo amministrativo?

Il mio obiettivo primario è chiaro: dobbiamo crescere. Il SEV è un sindacato forte, ma questa forza va coltivata e potenziata. Quanti più membri abbiamo, tanto maggiore è il nostro peso nei confronti dell’opinione pubblica, alle trattative o nel dibattito politico. I tempi si sono fatti difficili – per questo dobbiamo impegnarci con tutti i mezzi per assicurare sul lungo termine le nostre condizioni di lavoro. E questo si ottiene solo se come organizzazione diventiamo più grandi e visibili.

Spesso il pubblico ci vede ancora come il «sindacato delle FFS», sebbene abbiamo ampliato di molto la nostra base. Tu sei vicepresidente della sottofederazione che rappresenta le ITC, quindi non le FFS. Sia le segretarie sia i segretari sindacali delle ITC come pure delle FFS sono confrontati al fatto che le trattative con i datori di lavoro sono diventate più ardue. Cosa ne pensi?

In effetti è importante sottolineare come il SEV non sia unicamente le FFS ma anche molto di più. La VPT conta ben 52 sezioni. Curiamo gli interessi di colleghe e colleghi di imprese ferroviarie, di autobus e di tram, ma anche della navigazione e del trasporto turistico. Un terzo degli affiliati al SEV è attivo in questi settori. Sono fiero di poter rappresentare le ITC. Ovunque sentiamo che le trattative si sono fatte più aspre. La pressione - spesso una pressione al risparmio - giunge dalla politica, dai comuni e dai cantoni e non da ultimo dalla Confederazione. E si riflette direttamente sul personale. Il lavoro che le nostre e i nostri segretari sindacali fanno in queste situazioni per migliori condizioni di lavoro è davvero magnifico. Voglio quindi esprimere loro tutta la mia gratitudine. Per poter resistere alla pressione dall’esterno dobbiamo restare uniti – che si tratti di FFS o di ITC.

C’è un tema che ci occupa in maniera particolare: la crescente violenza contro il personale. La recente morte di un assistente clienti in Germania ci ha molto colpiti. Come vedi questo stato di cose?

La situazione è seria, molto seria. Numerosi colleghi e colleghe si recano al lavoro con una sensazione di disagio, perché non sanno se torneranno a casa sani. Non sono interessati solo i ferrovieri, bensì anche i conducenti di autobus, gli addetti al controllo e il personale allo sportello. Sono grato al SEV per il suo grande impegno in quest’ambito. La sicurezza non è mai gratis. Ha un costo, e ad essa dobbiamo dare la priorità. Con il rinnovo della firma della Carta contro la violenza in novembre abbiamo lanciato un segnale forte. La politica e i datori di lavoro devono finalmente capire che è ora di agire. Non dovremo mollare finché il tema non sarà affrontato con la necessaria serietà.

Se parliamo di sicurezza, pressione al risparmio e acquisizione di nuovi soci: come sindacato dobbiamo adottare un nuovo approccio?

Sì. Dobbiamo farci sentire maggiormente. Bisogna essere al contempo un partner sociale affidabile, ma anche più combattivi quando occorre. Se siamo forti, possiamo anche... alzare la voce. La politica deve sentirci, l’opinione pubblica deve vederci. Proprio sul tema della sicurezza dobbiamo esporci, anche scendendo in strada. Come SEV dovremmo magari mostrarci un po’ più combattivi. Forse a volte siamo fin troppo gentili.

Un momento positivo per me è stato il successo ai TPG: di recente alle aziende di trasporto ginevrine abbiamo festeggiato il nostro millesimo affiliato. Questo ti rafforza nella tua attività?

Assolutamente. Indica anche che possiamo crescere se restiamo sul pezzo. Questi successi devono avere il giusto risalto – in tutta l’organizzazione. Quanto più forti diventiamo, tanto più successo avremo nelle nostre campagne e tanto meglio potremo proteggere le nostre e i nostri colleghi.

Michael Spahr

Prima seduta del Comitato SEV 2026

I membri del Comitato SEV si sono riuniti lo scorso 20 febbraio. Sotto la direzione di René Schnegg e di Hanny Weissmüller vi sono state discussioni animate su temi attuali. Si è dibattuto in particolare sulla «salute al posto di lavoro». Purtroppo, a questo riguardo c’è ancora molto da fare in tutti settori dei trasporti.

Altri argomenti che terranno occupati il SEV e il Comitato nel 2026 sono l’Iniziativa del caos (Svizzera da 10 milioni di abitanti) dell’UDC, la politica europea e naturalmente la lotta per migliori condizioni di lavoro in tutti i settori.