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trasporto ferroviario in Europa

Il trasporto merci è un servizio pubblico

In tutta Europa, i sindacati stanno lottando contro lo smantellamento del trasporto ferroviario merci e contro il trasferimento di ritorno dello stesso su strada. La Federazione europea dei lavoratori dei trasporti ETF, di cui fa parte anche il SEV, chiede che il trasporto merci sia finalmente riconosciuto come servizio pubblico. Abbiamo intervistato Gerhard Tauchner, presidente del settore ferroviario dell’ETF e di quello del sindacato austriaco Vida.

In Svizzera, il trasporto ferroviario di merci è sotto una grande pressione. GerhardTauchner, qual è la situazione nelle altre nazioni europee?

È purtroppo simile. La tendenza è la stessa in tutta Europa ed è dettata da motivi strutturali: il trasporto merci su strada beneficia di sovvenzioni occulte, come tasse stradali troppo basse, oppure applicate in modo limitato, o privilegi fiscali per l’uso di energie fossili. Oltre a ciò, l’impennata dei prezzi dell’energia ha massicciamente rincarato anche l’elettricità ferroviaria, con pesanti ripercussioni per tutte le aziende del trasporto merci. La conseguenza è stata un abbandono su vasta scala del costoso trasporto a carri singoli, che ha a sua volta accelerato il trasferimento su strada.

Vi sono nazioni in cui questa pressione è meno assillante e la quota di trasporto merci è in ascesa?

Un esempio è la Cina, dove il trasporto merci su ferrovia continua a crescere, grazie anche al perdurare di una marcata crescita economica, ma soprattutto a seguito di una politica industriale e dei trasporti molto coerente. In Cina, il trasporto ferroviario è incluso negli obiettivi strategici e di politica climatica. È il contrario di quanto avviene in Europa, dove ideologia di mercato e logica del profitto vengono anteposte al benessere comune.

Il SEV chiede che il trasporto merci venga considerato parte dell’approvvigionamento di base e quindi del servizio pubblico, anziché essere esposto alle pressioni del mercato e della concorrenza. Questo approccio potrebbe essere applicato in altre nazioni europee?

In linea di massima, si. Noi vogliamo un trasporto merci che giova a tutta la popolazione e non solo a pochi attori. Il trasporto su ferrovia ha il potenziale per soddisfare queste esigenze: è ecologico, efficiente e socialmente sopportabile. Su strada, invece, il dumping salariale e sociale è una pratica diffusa, con conseguenze ecologiche pesantissime. Nel traffico interno europeo, la logica del profitto è una sorta di sacro Graal e il dogma della massimizzazione dei profitti continua a prevalere sul concetto di approvvigionamento. Sintanto che questa logica non subirà modifiche, dovremo accontentarci di correggere almeno le distorsioni principali, per esempio eliminando le sovvenzioni occulte alla strada. Il traffico merci su ferrovia potrà resistere in un ambito di concorrenza solo quando vi saranno condizioni quadro eque.

Ma nell’UE, o per lo meno in seno alla commissione, non vi sono segnali che il dogma della concorrenza inizia a vacillare?

Attualmente, la commissione difende gli interessi della grande industria. Questa non è però una legge della natura. L’orientamento politico dell’UE dipende da quello degli stati membri e dai rispettivi risultati elettorali e vediamo che l’attuale inasprimento della situazione economica globale sta mettendo in discussione vecchi dogmi neoliberali. Sempre più persone oggi cercano risposte reali alla crisi climatica, all’esplosione dei costi e all’insicurezza sociale. Questo apre una finestra di opportunità per una politica europea che sia nell’interesse delle persone e non delle grandi imprese. La speranza è l’ultima a morire.

Oltre all’approccio del «servizio pubblico», quali altre richieste formula l’ETF?

Nel breve termine, chiediamo che i governi nazionali compensino le perdite delle imprese ferroviarie merci e che l’Unione europea consenta tali aiuti di Stato. Nel lungo termine, bisogna porre fine alle sovvenzioni indirette al trasporto stradale, mantenere con coerenza gli obiettivi climatici e adottare misure decise contro il dumping salariale e sociale.

La concorrenza genera un’enorme pressione sui costi, che ricade direttamente sul personale. Sentiamo parlare di turni di guida fino a 14 ore, spesso difficili da dimostrare perché i sistemi attuali possono essere manipolati. Per questo chiediamo una registrazione digitale sicura e non falsificabile di tutti i tempi di lavoro, di guida e di riposo. Per far rispettare le regole, occorrono controlli effettivi, che si estendano anche a livello transfrontaliero.Inoltre sono necessari formazione di alta qualità e buone condizioni di lavoro. Solo così possiamo garantire il futuro del settore e allo stesso tempo aumentare la sicurezza.

Michael Spahr