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Tagli a FFS Cargo: Dobbiamo suonare l’allarme

Circa un anno fa, FFS Cargo ha presentato la prima fase del programma di ristrutturazione «G-enesis». Nei prossimi giorni, dovrebbe essere messa in consultazione presso i partners sociali la sesta fase, che potrebbe riguardare un numero di dipendenti nettamente superiore alle altre. «È la nostra ultima opportunità di tirare l’allarme per evitare danni irreversibili a tutto il traffico ferroviario merci svizzero», ammonisce Philipp Hadorn, segretario sindacale del SEV incaricato delle questioni di FFS, nei confronti delle FFS e della politica.

Meglio le merci sulla ferrovia! (© Tina Fields / iStocks)

Sin’ora, sul programma «G-enesis» si sono svolte cinque procedure di consultazione su progetti che riguardavano il traffico a carri completi, quello combinato non accompagnato, l’Overhead e i quadri aziendali. La sesta fase riguarderà invece il mercato del traffico merci, ossia la produzione sul territorio.

Perché questa nuova fase di «G-enesis» potrebbe portare tagli drammatici?

Philipp Hadorn: lo temiamo poiché la sesta fase riguarda categorie di dipendenti particolarmente numerose, mentre quelle precedenti interessavano solo circa un terzo di tutti i posti di lavoro toccati dal programma di ristrutturazione «G-enesis». Questa fase potrebbe comportare lo smantellamento totale o parziale o il trasferimento di sedi di personale di locomotiva e di manovra. La volontà di semplificare il modello di produzione del traffico a carri completi isolati (TCCI) entro il 2027 per ridurne i costi fa temere un taglio di posti di lavoro di proporzioni drammatiche.

Però, grazie al CCL sottoscritto dal SEV con FFS Cargo, l’anno prossimo nessun dipendente deve temere di essere licenziato.

È vero che tutte le e i dipendenti assoggettati al CCL sono protetti dai licenziamenti derivanti da ristrutturazioni. Questa disposizione impone a FFS Cargo di offrire a chi si vede sopprimere il posto di lavoro un’alternativa ragionevolmente esigibile. Inoltre, gli stipendi attuali sono tutelati da una garanzia salariale, seppure limitata nel tempo. Ciò nonostante, questa ristrutturazione può comportare cambiamenti molto importanti per il o la collega toccata, in particolare legati alla nuova sede di lavoro. Può per esempio porsi la necessità di cercare un alloggio o persino di affrontare un trasloco, anche se sono possibili dei periodi transitori. Per i dipendenti più anziani si possono anche trovare soluzioni per un pensionamento anticipato. In questo ambito, il SEV è senz’altro a completa disposizione dei suoi membri per assisterli e consigliarli. Noi confidiamo però anche nella ragionevolezza di FFS Cargo e della politica, in modo da evitare tagli profondi.

Ma perché la politica dovrebbe reagire? FFS Cargo ha dichiarato che anche dopo i provvedimenti di ridimensionamento, nel 2027 il TCCI continuerà a trasportare il 98 % dei vagoni attuali, servendo un numero ridotto di punti di servizio, ma in modo più flessibile. È proprio così grave?

Queste previsioni sono sempre basate su valutazioni e al SEV siamo convinti che quelle di FFS Cargo sono decisamente troppo ottimistiche, come del resto è sempre stato il caso da 20 anni a questa parte. Si è sempre tentato di «risparmiare per risanare» l’azienda, abbandonando i trasporti meno redditizi nella speranza di stabilizzare il traffico a un livello inferiore e raggiungere il pareggio dei conti. Un obiettivo però sempre rivelatosi irraggiungibile, come possiamo e dobbiamo constatare. La vera ragione è che il trasporto stradale continua, grazie alle condizioni quadro di cui può beneficiare, a risultare troppo conveniente nei confronti di quello ferroviario. Se questa realtà non cambia, dobbiamo ammettere in modo trasparente che il TCCI non potrà mai coprire i propri costi e avrà bisogno di un sostegno dell’ente pubblico che va al di là dei quattro o degli otto anni promessi dal Parlamento. Il trasferimento dei costi sulla clientela auspicato da FFS Cargo non può funzionare, in quanto rende ancora più conveniente il trasporto stradale e FFS Cargo si ritroverà quindi confrontata con incassi molto inferiori a quelli auspicati. Vi sono persino indicazioni che FFS Cargo, a seguito dei suoi aumenti di prezzo, stia perdendo incarichi di trasporto a favore di altre imprese ferroviarie. Il numero 3/2026 della rivista specializzata «Schweizer Eisenbahn-Revue» riporta che i pochi treni superstiti del traffico combinato non accompagnato tra Stabio e Dietikon sono a oggi poco utilizzati, anche per via degli orari di carico poco attraenti per i clienti. Invece, quelli della Widmer Rail Services in circolazione dal 1° gennaio tra Oensingen e Stabio sono molto ben occupati. Nel TCCI è poi molto difficile immaginare una concorrenza tra imprese ferroviarie, proprio a causa della convenienza della concorrenza stradale. Si tratta di un problema che affligge il settore da decenni, non solo in Svizzera, ma in tutte le nazioni europee e sul quale la Federazione europea dei lavoratori dei trasporti sta richiamando l’attenzione con la sua recente campagna «#SaveRailFreight». Prova ne sia il taglio annunciato in febbraio da DB Cargo di 6200 posti (su 14’000 totali), di cui 2000 nel TCCI.

Ma perché lo stato dovrebbe sostenere il TCCI, se i camion costano meno?

Perché l’utilità del TCCI per l’economia generale è di gran lunga superiore ai soldi dei contribuenti che occorre investirvi: genera molto meno emissioni nocive per l’ambiente e contribuisce alla sicurezza dell’approvvigionamento nazionale, costituendo un’alternativa alla strada che già oggi, senza dover assorbire anche gli ulteriori trasporti generati dai tagli del TCCI, è ormai satura. Nei confronti dell’autocarro, la ferrovia consuma meno energia e spazio.

Vi sono ancora altri argomenti contro i progetti di smantellamento del TCCI di FFS Cargo?

Il traffico merci su ferrovia sta vivendo un periodo di magra, ma un momento o l’altro il mercato riprenderà vigore e con esso anche la richiesta di trasporto ferroviario. A seguito dei tagli di capacità, FFS Cargo non risulterà nemmeno in grado di tornare a svolgere i trasporti persi, figurarsi di acquisirne di nuovi. I tagli comporteranno inoltre perdite di know-how, derivanti dalle partenze e dai pensionamenti anticipati. La mancanza di personale specializzato presso FFS Cargo è il frutto delle proprie decisioni, tanto più che, nonostante «G-enesis», l’azienda prevede un’importante necessità di reclutare nuovo personale. Ma un’azienda che taglia posti in continuazione per adeguarsi alla cattiva congiuntura o per introdurre nuovi sistemi, può risultare attrattiva? Come si fa a raccomandare un’azienda simile ai propri figli per svolgere l’apprendistato? Le previsioni di crescita del trasporto merci sono sicure e la ferrovia deve esserne parte, come deve far parte del nostro futuro.

Markus Fischer

Trasporto merci FFS: collaborazione interna?

Vi sono membri che ci hanno comunicato che numerosi macchinisti di FFS Cargo rischiano di perdere conoscenze di tratta e autorizzazioni di guida a seguito della mancanza di possibilità di impiego. Allo stesso tempo, assistiamo anche all’acquisizione di prestazioni da terzi. L’intervento del SEV presso le FFS ha suscitato reazioni blande: esse prevedono collaborazioni solo laddove risultano sensate dal punto di vista organizzativo e possano portare a utili sinergie. Né FFS Cargo, né FFS Cargo International prevedono però di ricorrere sistematicamente a incarichi a terzi. Il SEV giudica problematico che, a seguito di provvedimenti di risparmio, si rischi di compromettere il mantenimento di competenze esistenti. La riduzione di costi a breve termine non può andare a scapito del consolidamento del know-how. FFS Cargo ha già vissuto situazioni in cui i risparmi nella formazione di base e permanente si sono rivelati autentici bumerang. Collaborazioni economiche e d’esercizio giudiziose devono costituire autentiche prospettive a lungo termine. Il SEV è a disposizione dei propri membri che intendono segnalare casi in cui FFS Cargo rischia di compromettere la propria evoluzione futura rinunciando a possibili collaborazioni e/o affidando incarichi a terzi.

Philipp Hadorn, segretario sindacale SEV, responsabile del team Cargo