Christian Fankhauser risponde
Manifestare? Un atto democratico

La Svizzera sta uscendo da un mini-psicodramma con l’occupazione di Piazza federale da parte dei militanti dello sciopero del clima. Che dice il SEV?
A priori si può immaginare che una domanda del genere non riguardi un sindacato. Eppure lo riguarda, perché il dibattito delle ultime settimane è stato piuttosto significativo...
Gli oppositori di queste manifestazioni sulla Piazza federale hanno per esempio sostenuto che la legge dovrebbe essere rispettata per tutti. Un rispetto a geometria variabile. Tornare poi alla questione della legge e ribattere che molto spesso la legge è l’immagine di chi la fa, di chi ha il potere. La posta in gioco del sindacato c’è tutta. Abbiamo anche sentito dire che la democrazia ha i suoi strumenti: elezioni, lavoro parlamentare, diritto di referendum, diritto di iniziativa. Qualsiasi altra cosa non sarebbe democratica.
Per chi come noi difende i diritti e le condizioni di lavoro e di vita dei salariati e delle salariate, sa perfettamente che l’espressione della rabbia e delle richieste manifestate nello spazio pubblico, sono uno strumento fondamentale nella creazione del collettivo, contribuiscono alla formazione dell’opinione pubblica e anche a cambiare gli equilibri di potere. Paradossalmente, voler limitare il dibattito democratico solo all’interno del Palazzo è un segno di debolezza. Da parte degli eletti e delle elette, da cui ci aspetteremo maggiore padronanza, questa reazione denota piuttosto la paura di perdere il potere.
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