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Votazioni del 13 giugno

Si impone un sì per il clima

Lo scorso 21 maggio, lo Sciopero per il futuro ha lasciato un segno tangibile. Sebbene in un contesto di pandemia e di restrizioni, la mobilitazione nazionale ha ricordato in modo chiaro l’urgenza di affrontare la crisi climatica. Il prossimo 13 giugno, anche se possiamo considerare che la revisione della legge sul CO₂ non vada abbastanza lontano, un rifiuto del testo non farà certamente bene al pianeta.

L’impegno del SEV in questa campagna è la logica continuazione del suo impegno a favore del trasporto pubblico: sia per il traffico passeggeri, sia per il trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia. Negli ultimi 150 anni, la temperatura media in Svizzera è aumentata di circa due gradi, che è il doppio dell’aumento medio sulla superficie del mondo.

Oltre alle considerazioni puramente ambientali, la legge sottoposta al popolo svizzero il prossimo 13 giugno, offre prospettive reali per il trasporto pubblico, considerato sempre più una parte della soluzione alla crisi climatica. La legge prevede la creazione di un fondo per il clima che, tra le altre cose, finanzierà l’acquisto di autobus ecologici, per esempio autobus elettrici. Il fondo fornirà anche fino a 30 milioni di franchi all’anno per promuovere il traffico ferroviario transfrontaliero di passeggeri, riattivando i treni notturni, con l’obiettivo di accelerare l’espansione della rete di tale trasporto.

L’introduzione di tasse – in particolare sui biglietti aerei – e gli aumenti massimi di benzina e combustibili fossili previsti dalla legge, sono all’origine del referendum. Anche se all’estrema sinistra della scacchiera politica si sta combattendo questa legge – considerata antisociale – non ci si deve far ingannare dalle intenzioni dei sostenitori del referendum, che hanno presentato la maggioranza delle firme. Chi può davvero credere che le lobby dell’industria automobilistica e petrolifera si preoccupino davvero dell’equità di una tassa e del benessere delle persone a basso e medio reddito?

La legge applica il principio «chi inquina paga». Contrariamente a quanto sostengono gli oppositori, i lavoratori a basso e medio reddito non ci rimetteranno. Numerosi studi hanno dimostrato che le persone a basso reddito con un consumo normale, beneficiano della ridistribuzione delle entrate fiscali pagate dai più grandi inquinatori, cioè quelli con un potere d’acquisto molto più alto.

Non lasciamoci ingannare dalle false cifre degli oppositori: il 13 giugno diciamo sì alla legge sul CO₂.

Giorgio Tuti, presidente SEV

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