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Misure di accompagnamento: linea dura dell’USS. I lavoratori e le lavoratrici non vanno traditi!

«Proteggere i salari, ovunque»

L’Unione sindacale svizzera (USS) non intende trattare con la Confederazione sulle misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone. Nell’ottica della protezione dei salari dei lavoratori e delle lavoratrici, l’USS, ha risposto con un chiarissimo picche alla deroga e ai negoziati che possano sfociare in un indebolimento delle misure di accompagnamento e quindi nuocere alla manodopera locale. Uno scenario che i sindacati intendono scongiurare con ogni mezzo, anche facendo ricorso al referendum. Tanto il presidente dell’USS , quanto i due vice presidenti (SEV, leggi box in basso) e (UNIA), hanno sottolineato nei loro interventi in che cosa consiste questa «linea rossa». La posizione dell’USS è peraltro sostenuta dalla Confederazione europea dei sindacati, che per bocca del proprio rappresentante, ha espresso la massima solidarietà ai colleghi svizzeri: «Che siano residenti o distaccati - evidenzia il segretario generale Luca Visentini in una lettera inviata alle commissarie europee Federica Mogherini (esteri) e Marianne Thyssen (lavoro e affari sociali) - tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici devono avere la garanzia di salari e condizioni di lavoro identiche. Il principio della parità salariale per uno stesso lavoro nel medesimo luogo, deve essere applicato ovunque in Europa». Un principio che il SEV sta sostenendo in prima linea nelle sue battaglie legali e sindacali. Intervista a Giorgio Tuti.

Giorgio Tuti (SEV), Paul Rechsteiner (SGB) und Vania Alleva (Unia).

Perché questa linea dura?

Giorgio Tuti: Lo smantellamento della protezione dei lavoratori non è negoziabile! Il Consiglio federale ha sempre affermato che la questione delle misure di accompagnamento è una «linea rossa» da non oltrepassare. E all’improvviso ecco che il ministro degli Esteri Ignazio Cassis annuncia di essere favorevole all’allentamento di queste misure. Poi abbiamo ricevuto un documento di lavoro dal Dipartimento economia formazione e ricerca (DEFR )di Johann Schneider-Ammann che metteva in discussione l’intero sistema di difesa dei dipendenti. Ovviamente l’Unione europea (UE) è una macchina di liberalizzazione, ma sono i due ministri del PLR a mettere in discussione le misure di accompagnamento. Infrangere questa «linea rossa» è un tradimento dei/delle salariati/e. La protezione dei salari non è più garantita. E per noi è inaccettabile.

Quale il punto dolente?

Parliamo della regola degli otto giorni. Essa prevede che le aziende estere annuncino otto giorni prima l’invio di manodopera e versino una cauzione, ciò per dare tempo alle autorità di controllare salari e altre condizioni di lavoro allo scopo di evitare casi di dumping. Cancellare questi otto giorni significa abolire i controlli. L’UE vuole anche ridurre drasticamente i controlli dal 30 al 3% delle aziende! E non ama il sistema delle cauzioni che le aziende devono pagare e che possono essere utilizzate quando non sono conformi alle disposizioni e non soddisfano i requisiti che vengono loro imposti. Lo stesso vale per le sanzioni - che prevedono multe fino a 30.000 franchi svizzeri e il divieto di praticare all’interno dei nostri confini - e il funzionamento delle commissioni paritetiche e tripartite.

L’Europa ha tuttavia migliorato la sua direttiva sul lavoro per il 2020…

I paesi dell’Europa dell’Est hanno combattuto contro una riforma europea del «lavoro distaccato» con maggiori protezioni. Un accordo è stato trovato lo scorso maggio, ma al prezzo dell’esenzione temporanea del trasporto su strada e dei suoi sei milioni di salariati.

Il DEFR si piega all’UE...

L’UE ha una posizione chiaramente neoliberale e favorisce l’accesso al mercato delle imprese a scapito della protezione dei lavoratori. Bruxelles è libera di formulare le proprie richieste, ma le misure di accompagnamento sono di competenza della Svizzera, che fino ad allora aveva una linea chiara. Non abbiamo proprio conti da rendere su questo punto.

Fino a dove si spingeranno i sindacati per le misure di accompagnamento?

Fino al referendum se necessario. La situazione è seria. Negli ultimi vent’anni non avevamo mai assistito a un simile attacco contro i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. La nostra posizione chiara e risoluta su questo tema è decisiva per salvaguardare gli accordi bilaterali e la libertà di circolazione che non avranno futuro alle nostre frontiere senza la protezione e il rispetto dei diritti dei lavoratori.

Yves Sancey/frg

 

Tuti sui trasporti: «Concorrenza spietata che porta al dumping»

Nel trasporto su strada a livello internazionale è in atto una concorrenza spietata. Tanto più necessario appare dunque non allentare le disposizioni di protezione vigenti in Svizzera. Solo così infatti le imprese locali di trasporto e di logistica potranno rimanere sul mercato senza dover sfruttare il loro personale. Uno sguardo dietro le quinte del mercato dei trasporti europeo liberalizzato permette di scoprire come in tutta Europa gli standard sociali e del lavoro stiano pericolosamente peggiorando.

La mobilità senza limiti porta allo sfruttamento senza limiti. Gli sviluppi che si constatano nel sistema economico dei trasporti sono un pessimo esempio di quali conseguenze possano avere per le lavoratrici e i lavoratori la concorrenza sfrenata e una mancata integrazione sociale.

Un conducente di camion bulgaro guadagna in media 215 euro al mese. Per questa miseria lavora 11,5 ore al giorno o più di 57 ore la settimana. In Germania e in Austria i conducenti ricevono solo 1500 euro al mese circa; in Italia, con poco più di 1000 euro, sono pagati ancora meno. In Europa prendono piede rapporti di lavoro atipici quale le aziende del tipo «Io S.p.A.», i falsi autotrasportatori autonomi o il lavoro temporaneo, con i quali si aggirano i contratti collettivi di lavoro e l’obbligo delle prestazioni sociali. In Svizzera sono già evidenti i segnali della pressione sociale e sui salari. Non è più un’eccezione che un numero sempre maggiore di conducenti esteri acquisisca i necessari attestati di capacità per poter lavorare nel nostro Paese. La situazione è particolarmente acuta nei cantoni di confine come il Ticino, dove i conducenti professionali sono assunti per 3500 franchi al mese, mentre la media dei salari in Svizzera si situa sui 5000 franchi.

In Svizzera la pressione sui lavoratori nel settore del trasporto e della logistica è già oggi molto elevata ed è destinata ad aumentare qualora le misure di protezione fossero ulteriormente indebolite. Se dovesse venire meno il divieto ai trasporti di cabotaggio, le ditte estere potrebbero assumere trasporti senza alcun ostacolo anche all’interno del nostro territorio. Sarebbe la fine per il settore elvetico del trasporto stradale di merci.

Giorgio Tuti, presidente del SEV e vicepresidente USS

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