Misure di risparmio inaccettabili!

Le FFS vogliono applicare 3 misure di risparmio: la soppressione dell’invalidità professionale, la partecipazione paritaria ai contributi di rischio versati alla Cassa pensioni e l’aumento dei contributi ai costi delle assenze per malattia. Le FFS vogliono applicarle senza negoziare e discuterne nel quadro del partenariato sociale. Il SEV respinge in blocco le misure di risparmio e chiede alle FFS di astenersi da qualsiasi operazione di riduzione dei costi sulle spalle del personale.

Il mantenimento del modello di invalidità professionale è fondamentale per le persone colpite, soprattutto in un contesto lavorativo caratterizzato da professioni monopolistiche. Le altre due misure di risparmio che riguardano i premi di rischio della Cassa pensioni e la partecipazione alle spese dell’assicurazione malattia, avrebbero un impatto diretto sui salari, con detrazioni salariali aggiuntive per un totale di circa l’1%. Il SEV vi si oppone categoricamente, tanto più in un momento in cui l’inflazione è in rapida crescita e il potere d’acquisto in netta erosione. Le FFS farebbero bene a rapidamente riprendere coscienza del loro statuto di società anonima appartenente alla Confederazione È inaccettabile imporre ora ulteriori detrazioni salariali al personale, che durante la crisi della pandemia ha continuato ad impegnarsi quotidianamente per le FFS, per i passeggeri dei treni e per il servizio pubblico.

 

Posizione delle sottofederazioni

 

Danilo Tonina, presidente centrale RPV
«La sottofederazione del personale di manovra è sconcertata e dice: rispedite immediatamente al mittente il pacchetto di misure per il contenimento della spesa e risparmiate su voi stessi o
interpellate il personale!»

 

Peter Käppler, presidente centrale AS
«Il personale delle FFS ha svolto un ottimo lavoro durante la pandemia in condizioni difficili. Risparmiare sui salari equivale a punirlo.»

 

Hanny Weissmüller, presidente della LPV
«Dal punto di vista della LPV, è soprattutto la soppressione dell’assicurazione per l’invalidità professionale a rappresentare un colpo basso. Questa misura riduce l’attrattiva della nostra professione di monopolio. Chi si entusiasmerà in futuro per una professione in regime di monopolio se non c’è una corrispondente protezione contro  l’invalidità professionale? Questo è chiaramente uno svantaggio competitivo sul mercato del lavoro. Inoltre, il personale di locomotiva ha lavorato instancabilmente durante la pandemia esponendosi a un rischio per la propria salute. La riconoscenza del datore di lavoro verso i mestieri che assicurano l’esercizio, è in calo. Il datore
di lavoro dimentica di essere un’impresa ferroviaria che negli anni a venire dovrà procedere a numerose assunzioni.»

 

Jan Weber, presidente centrale BAU
«Per la sottofederazione del personale Lavori, l’aumento delle deduzioni salariali e soprattutto la soppressione delle prestazioni d’invalidità professionale sono inaccettabili. I salari di
Infrastruttura, già inferiori a quelli del settore privato, non vanno ulteriormente erosi.»

 

Sandro Kälin, presidente centrale TS
«Risparmiare sulle spalle dei dipendenti e delle dipendenti è un segnale sbagliato da parte delle FFS. Rescindere un accordo legato al CCL senza discuterne con le parti sociali, può essere
legale, ma non è la soluzione giusta. Le FFS farebbero bene a risparmiare prima su nuovi progetti e lavori/trasformazioni inutili.»

 

Ralph Kessler, presidente centrale ZPV
«Con la soppressione delle prestazioni d’invalidità professionale, le FFS penalizzano proprio le colleghe e i colleghi più anziani che all’epoca hanno appreso professioni di monopolio presso le FFS. Queste colleghe e questi colleghi hanno garantito per anni il funzionamento ininterrotto
dell’esercizio, in condizioni spesso difficili e con qualsiasi tempo. È una vergogna che un’azienda come le FFS tratti in tal modo proprio questo personale! È forse l’apprezzamento e il ringraziamento per tanti anni di fedeltà all’azienda?»

Spiegazioni:

1. Soppressione dell’invalidità professionale:

Il principio dell’invalidità professionale è iscritto nel CCL, ma i dettagli sono regolati in un accordo tra le FFS e la Cassa pensioni. Le collaboratrici e i collaboratori delle FFS sono assicurati presso la Cassa pensioni FFS contro l’invalidità professionale. Sussiste un’invalidità professionale quando il dipendente non è più in grado, per motivi di salute, di svolgere la professione abituale o un altro lavoro ragionevolmente esigibile e non è possibile ottenere una rendita intera dell’AI. L’invalidità professionale ammonta al 60% del salario assicurato fino al pensionamento. Inoltre, è prevista una rendita ponte AVS. Il percorso per ottenerla è lungo. Il primo passo consiste nel reinserimento professionale di due anni previsto dalle FFS. Se nessun impiego è possibile, l’invalidità professionale diventa un’opzione a partire dai 50 anni di età e con almeno dieci anni di contribuzione alla Cassa pensioni.

Secondo i dati forniti, la soppressione dell’invalidità professionale farebbe risparmiare alle FFS circa 8 milioni di franchi all’anno.

Per il SEV, questa invalidità professionale è stata pensata per persone che svolgono una professione in regime di monopolio. Sopprimendo questa invalidità professionale, le FFS gettano nella precarietà persone con scarse probabilità di trovare un altro impiego alle quali rimane,come prospettiva, la disoccupazione in prima battuta e i servizi sociali poi.

2. Partecipazione paritaria ai contributi di rischio versati alla Cassa pensioni:

Si tratta di un premio che copre i rischi di decesso e invalidità calcolato nel piano pensionistico della Cassa. Il datore di lavoro è competente per la ripartizione dei contributi tra il datore di lavoro e il dipendente. Le FFS versavano integralmente il premio fino al 2016 e fino alla fine di quest’anno pagheranno tre quarti dei contributi, ma auspicano una suddivisione in parti uguali a partire dal 2023. La quota percentuale di partecipazione ai costi viene concordata con le parti sociali.

Secondo le FFS, questa misura consentirebbe di risparmiare 8 milioni di franchi all’anno.

3. Aumento dei contributi ai costi delle assenze per malattia dall’1,2 all’1,7 percento:

In un momento in cui si prevede un nuovo aumento dei costi sanitari, questa misura è particolarmente inappropriata. Questa partecipazione è una vera e propria prestazione sociale entrata in vigore col CCL 2019: in caso di malattia, le FFS si assumono la perdita di guadagno. Ma nel corso degli anni le condizioni sono peggiorate (dopo un anno di assenza per malattia lo stipendio viene ridotto del 10 %) e attualmente sono appena più generose di quelle degli altri assicuratori sul mercato. I contributi vengono gradualmente spostati sul personale. Durante le ultime trattative per il rinnovo del CCL, per compensare questo rincaro dei contributi abbiamo negoziato un aumento dei salari che, però, non si applica ai nuovi dipendenti delle FFS.

Con questa misura le FFS prevedono un risparmio di 12,5 milioni.