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Barbara Spalinger, vicepresidente del SEV, commenta il problema Ascoop / Symova

«Non abbandoneremo gli assicurati all’Ascoop!»

Secondo Barbara Spalinger, la soluzione Symova ha il pregio di indurre numerosi datori di lavoro a partecipare attivamente al risanamento della cassa pensioni, che avevano sin qui piuttosto trascurato.

Barbara Spalinger

contatto.sev: Da un certo punto di vista, si può affermare che con la creazione di Symova sia stato interrotto il rapporto di solidarietà tra aziende ricche e quelle più povere. Perché il SEV lo ha accettato?

Barbara Spalinger: Io vedo piuttosto questo passo come una fuga in avanti, dopo che Ascoop si è trovata confrontata con continue dimissioni di aziende. Vi era in effetti un evidente problema di immagine, che Ascoop ha affrontato voltando pagina e creando una nuova struttura in grado di funzionare. Vi erano infatti aziende che non avevano preso alcun provvedimento per risanare la loro situazione. Adesso è stata fatta una suddivisione chiara: possono aderire solo le aziende disposte ed in grado di agire in direzione del risanamento. Per i dipendenti di queste imprese si tratta di una buona soluzione, per cui non possiamo semplicemente raccomandare loro di votare contro per ragioni di solidarietà.

Nel gennaio 2005, Barbara Spalinger ha chiesto al consiglio dei delegati della cooperativa Ascoop di far rinviare al consiglio di fondazione la decisione di trasformazione in fondazione collettiva sino a che i datori di lavoro si fossero assunti un impegno vincolante in favore di un’adeguata partecipazione al risanamento. «Il SEV considererà una vostra decisione presa oggi come una garanzia data dai datori di lavoro che vi hanno partecipato di coinvolgere gli altri nel risanamento.» Da allora, numerosi datori di lavoro non hanno però preso alcun provvedimento per rifinanziare la loro cassa. A Symova possono per contro aderire solo aziende disponibili e in grado di farlo.

Quindi è vero che la solidarietà viene meno?

Questo principio è già stato intaccato all’inizio del 2006, con la trasformazione di Ascoop da fondazione comune a fondazione collettiva, che però era inevitabile, per cui è inutile versare lacrime di coccodrillo. La situazione delle imprese che rimangono all’Ascoop è certo più difficile, ma la creazione di Symova ha avuto il pregio di obbligare molti datori di lavoro che facevano orecchie da mercante a contribuire attivamente al risanamento della propria cassa pensioni, magari anche lasciando l’Ascoop senza aderire a Symova, optando per altri istituti di previdenza. Vi sono state infatti anche altre soluzioni vantaggiose per il personale, come il passaggio delle aziende di trasporto del canton Vaud alla fondazione collettiva Profelia, sostenuto anche dal cantone.

Ma gli istituti di previdenza rimasti all’Ascoop come possono fare per uscire dalla sottocopertura e offrire prestazioni accettabili al personale?

Ogni azienda è un caso a sé, anche se questi istituti sono per lo più molto piccoli. Gli istituti con meno di 21 assicurati possono aderire a Symova solo se non sono in situazione di sottocopertura, a causa in particolare del rischio rappresentato dalle mutazioni: la partenza anche di un solo dipendente su 15, con la sua prestazione di libero passaggio, può infatti generare aumenti repentini e molto marcati della sottocopertura, che richiederebbero un risanamento, per il quale però queste piccole imprese non hanno i soldi, essendo spesso aziende a carattere turistico che non beneficiano di sussidi. Senza l’intervento dell’ente pubblico, esse non riusciranno però a risolvere il problema di rifinanziamento della loro cassa pensioni. L’Ascoop ha poi anche pensionati senza datori di lavoro, come quelli dalla ex Mittelthurgaubahn, per i quali bisogna trovare una soluzione dignitosa.

Il SEV aveva proposto la creazione di una fondazione comune per permettere anche a piccoli istituti di previdenza di aderire a Symova. Quest’idea è ancora viva?

L’ufficio federale delle assicurazioni sociali non permette fusioni con la creazione di una fondazione comune senza che questa sia integralmente finanziata, ma è disponibile nei confronti di un istituto comune a diverse imprese. Stiamo pertanto discutendo con alcune aziende turistiche dell’Oberland bernese per poterle far accedere a Symova.

L’Ascoop è quindi un modello in liquidazione e senza futuro?

Si, ma ciò non significa che gli assicurati rimasti all’Ascoop verranno abbandonati al loro destino. Essi potranno contare sul massimo impegno del SEV. Saremo rappresentati nel consiglio di fondazione, sino a fine anno da Ruedi Hediger e poi dal segretario sindacale Peter Hartmann.

Non vi è il pericolo che le aziende affiliate all’Ascoop possano andare in fallimento in seguito ai loro problemi di cassa pensioni?

È difficile fare valutazioni per ogni singola azienda, ma il rischio, in particolare per le piccole società di impianti di risalita, è senz’altro presente. Non è però certamente l’intenzione di nessuno, men che meno del secondo pilastro, il cui scopo non è sicuramente quello di creare una previdenza a scapito della sopravvivenza delle aziende.

Il SEV ha sempre sostenuto che la Confederazione avesse anche una responsabilità precisa nei confronti dell’Ascoop, oltre che della cassa pensioni FFS. La Confederazione non ha però mai reagito. Cosa ne pensi?

L’atteggiamento della Confederazione verso l’Ascoop è diverso rispetto a quello nei confronti della cassa pensioni FFS. Le imprese di trasporto concessionarie (ITC) affiliate all’Ascoop non sono di sua proprietà, o lo sono solo parzialmente. Esse appartengono più che altro ai cantoni e/o ai comuni e sono in primo luogo i rispettivi proprietari a dover intervenire in favore delle loro ITC. Quando poi vi sono diversi proprietari, magari anche con disponibilità finanziarie diverse, la ricerca di soluzioni si complica non poco. Vi sono poi ITC che si sono attivate molto presto per risanare la loro cassa pensioni, ricorrendo per esempio alla vendita di immobili, mentre altre non hanno fatto assolutamente nulla. La Confederazione deve tener conto di queste differenze, in quanto deve garantire una parità di trattamento. Ciò significa però anche che deve sostenere il risanamento delle casse pensioni delle aziende di cui è proprietario.

Le difficoltà delle casse pensioni delle aziende condizionano anche la loro capacità di concorrenza, sia sul mercato del lavoro, che in caso di gare d’appalto. Queste distorsioni non andrebbero eliminate?

Una sottocopertura potrebbe in effetti rivelarsi determinante in caso di messa a concorso di prestazioni. Una ditta estera, per esempio, non confrontata con l’esigenza di risanare la sua cassa pensioni, avrebbe buon gioco a presentare un’offerta più vantaggiosa. È un aspetto problematico, che fornisce un’ulteriore conferma della scarsa opportunità delle messe a concorso.

Intervista: Markus Fischer/gi

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