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Denuncia all'OIL per proteggere i sindacalisti dai licenziamenti abusivi

Garantire i diritti a livello internazionale

Alla sede dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) di Ginevra, l’USS ha deposto il 9 giugno un reclamo, tendente ad indurre il Consiglio federale a finalmente legiferare, per proteggere i sindacalisti dai licenziamenti abusivi.

Didier Burkardt a suo tempo licenziato dai TPG

L’Unione sindacale svizzera ha condotto la sua azione con il sostengo di una trentina di uomini e donne attive sindacalmente, in occasione della festa per i 90 anni dell’OIL, alla quale ha preso parte Doris Leuthard, ministro dell’economia.

L’USS aveva deposto una denuncia contro la Svizzera già nel 2003, nella quale veniva accusata di non fare abbastanza per proteggere dai licenziamenti abusivi i sindacalisti, sebbene il nostro paese avesse ratificato già nel 1999 l’accordo OIL n. 98 sulla libertà sindacale, che chiedeva la messa in atto di una simile protezione. L’USS esige, con la sua denuncia, che i licenziamenti abusivi di rappresentanti sindacali possano essere annullati, anziché essere unicamente indennizzati con al massimo 6 mesi di salario (e di solito solo con tre mesi).

Nel 2004, la denuncia è stata accettata dalla commissione dell’OIL, che ha chiesto alla Svizzera di adeguare la sua legislazione alle norme internazionali. Ma il Consiglio federale ha continuato a tergiversare, nonostante nuovi richiami dell’OIL, con la motivazione che da parte dei datori di lavoro non c’era alcuna disponibilità.

Questa passività è ancora meno accettabile oggi, quando in piena crisi economica un numero crescente di datori di lavoro mette in discussione il partenariato sociale e viola i diritti sindacali, procedendo al licenziamento di rappresentanti sindacali. Gli esempi più recenti:

· A metà maggio, nel quadro di licenziamenti collettivi, il Tages-Anzeiger e il Bund hanno licenziato i presidenti delle commissioni interne, giornalisti attivi da anni nelle rispettive redazioni.
· A fine aprile, la fabbrica di macchine tessili Karl Meyer AG (in precedenza Benninger), ha lasciato a casa, dopo 39 anni di fedele servizio, un montatore che era anche un sindacalista attivo e precedentemente presidente della commissione interna.
· In febbraio, Manor ha licenziato a Ginevra una venditrice perché svolgeva attività sindacale.
Nel frattempo lei ha postulato la sua riassunzione presso un ufficio di conciliazione di Ginevra, ma la direzione di Manor si rifiuta di accettare questa sentenza.

È ora e tempo che le autorità si decidano finalmente a voltare pagina e in questo senso si è rivolto al governo svizzero anche Sir Roy Trotman, presidente del gruppo dei lavoratori e vice-presidente della conferenza del 2009 dell’OIL. Se questo cambiamento non dovesse intervenire, l’USS farà in modo che la Svizzera sia denunciata alla conferenza dell’OIL nel 2010. Il principio della libertà sindacale implica ovviamente una speciale protezione per gli attivisti sindacali dai licenziamenti abusivi e questa libertà è parte integrante delle principali norme sul lavoro, alla stessa stregua del divieto del lavoro minorile o i lavori forzati.

Vasco Pedrina, capo della delegazione dei lavoratori svizzeri alla conferenza OIL 2009


Una testimonianza diretta

In vista dell’azione davanti alla sede dell’OIL, Daniel Suter, presidente licenziato della commissione del personale del Tages-Anzeiger, ha fornito la sua testimonianza. Il suo licenziamento fra tanti altri lo reputa un chiaro attacco alla commissione, cui si vuole togliere la competenza di opporsi ai licenziamenti collettivi. Il commento di Suter: “Fintanto che il legislatore non impedirà ai datori di lavoro di effettuare licenziamenti abusivi, imponendo la riassunzione, la protezione dei rappresentanti sindacali rimane una pia illusione.”

Nel 1986, la commissione dell’OIL ha suggerito di prendere l’esempio dalla legge sulla parità fra i sessi, che prevede la riassunzione in caso di licenziamenti abusivi.